Rieccoci qui a parlare di una delle più belle saghe videogiocabili di sempre, personalmente nella mia top 3 con Resident Evil e… non ve lo dico! Me lo tengo segreto per un futuro Venerdì Retrò.

Ok, lo so, volete tutti parlare di Metal Gear Solid, e non Solid Snake, ma pazientate ancora una settimana e sarete accontentati. E ora drizzate bene le orecchie, perché questo capitolo più che un passo avanti è un lancio spaziale avanti rispetto al primo: Hideo pare aver capito cosa ha per le mani e, se a livello di gioco abbiamo ancora evidenti limiti dovuti alla tecnologia dell’epoca, la trama può tranquillamente fronteggiare gli altri capitoli della saga uscendone dignitosamente a testa alta.

Niente male come copertina eh?

Alla fine degli anni ’90, il mondo sta attraversando un periodo di pace e stabilità.
Le relazioni tra le superpotenze che si erano confrontate durante i lunghi anni della Guerra Fredda si sono normalizzate e i conflitti locali sono stati conclusi pacificamente. La minaccia di una guerra nucleare sembra un incubo appartenente al passato.

Tuttavia, c’è chi non desidera la pace…

Nel Medio Oriente, l’atmosfera si fa sempre più tesa.
Una giunta militare prende il potere nello Zanzibar Land, una piccola nazione confinante con l’Unione Sovietica, la Cina e alcuni paesi mediorientali. Lo Zanzibar Land attacca i siti, posti in diverse aree del mondo, dove vengono smaltite le armi nucleari, entrando in possesso degli ordigni non ancora distrutti. Lo Zanzibar Land diventa così l’unico paese al mondo dotato di un arsenale nucleare e, forte del suo immenso apparato bellico, comincia a invadere le nazioni nemiche.
Dopo aver rinunciato agli armamenti nucleari, il mondo cade nuovamente sotto la minaccia di un conflitto devastante.

Nel frattempo, le riserve mondiali di petrolio, che sarebbero dovute durare almeno altri 30 anni, si esauriscono improvvisamente e inaspettatamente. Senza una valida alternativa al greggio, il mondo deve affrontare una crisi energetica senza precedenti.
In queste drammatiche circostanze, il dottor Kio Marv, un biologo ceco, annuncia di aver sviluppato “OILIX”, un micro-organismo in grado di produrre petrolio tramite un processo di sintesi. Questa scoperta aumenta il livello di tensione nel mondo. Mentre si accinge a partecipare a una conferenza scientifica negli Stati Uniti, il dottor Marv viene rapito da alcuni agenti dello Zanzibar Land.
Grazie al suo arsenale nucleare e al segreto di “OILIX”, lo Zanzibar Land è sul punto di ottenere il controllo militare sull’intero pianeta.

Un minuscolo microbo, lungo appena pochi micron, sta per cambiare il mondo per sempre.

– Incipit del gioco

Fin da subito si capisce che siamo di fronte a qualcosa di diverso, l’idea “kojimesca” di andare oltre il semplice videogioco e di farne un’esperienza a 360° si è evoluta, e dal semplice libretto di istruzioni alternativo del primo capitolo (di cui avevamo parlato nello scorso articolo) siamo di fronte a trame avverinistiche, futuri distopici e, una sempre più attenta e calcolata immersione della trama in uno scenario bellico verosimile.
Dunque siamo nel 1999 a Zanzibar Land (notare che Land è una parola tedesca e Zanzibar dovrebbe trovarsi a metà fra Cina e Russia), una piccola nazione immaginaria che, come specificato nell’incipit del videogioco, dovrebbe trovarsi a metà strada tra l’URSS, la Cina e alcuni Paesi Mediorientali. Aspetta, aspetta… fammi rileggere cos’ho scritto… Oh merda! Ve ne siete accorti anche voi?
Premessina: Metal Gear 2 Solid Snake è stato prodotto nel 1990. Adesso capite?
Bene, per i duri vi spiego io il paradosso storico fantastico di questo videogioco: nel 1990 L’URSS, benché fosse irrimediabilmente agonizzante e quindi prossima allo scioglimento, esisteva ancora, ma nel 1999 l’Unione Sovietica era già un brutto ricordo da 8 anni! Questa osservazione secondo me potrebbe essere molto interessante da un punto di vista storico, perché un Hideo Kojima da sempre attento alla politica internazionale non avrebbe mai commesso questo errore volontariamente, questo ci dovrebbe dare un’idea di come anche se nel novembre 1989 c’era già stato il crollo del muro dei Pink Floyd, in Giappone, perlomeno, si aveva la sensazione che i “K”omunisti non si sarebbero sciolti.
Continuando a leggere l’ubicazione di Zanzibar Land mi trovo a fare altre due divertenti coniderazioni. La prima, è quanto poco conti il Medio Oriente per Kojima: Zanzibar si trova fra URSS, Cina e… sì insomma, quei paesi là, che cominciano tutti con “Ira…” o che terminano con “…stan”; sì, sì, il medioriente… i paesi coi terroristi insomma.
La seconda riguarda la precisione delle coordinate: «confinante con URSS, Cina e alcuni paesi mediorentiali?

Se questo è il Medioriente, quant’è grossa Zanzibar Land?

Ma adesso basta con queste quisquilie geografiche, in fondo è una nazione fittizia, e a noi poco importa dove ci mandano, ci interessa entrare in azione!
Dunque, abbiamo uno scienziato, il dottor Kio Marv, biologo ceco, che è riuscito a creare un batterio in grado di produrre petrolio come scarto bioenergetico, in parole povere: caga petrolio. Ovviamente figurarsi se il mondo poteva semplicemente esultare e spartire i benefici di questa scoperta… no, i nostri amici terroristi di Zanzibar rapiscono il biologo e lo usano per i propri scopi di conquista dell’universo.
Il nostro Doc è tenuto segregato in un palazzo dove si svolgerà tutta la storia, trattandosi di una missione di infiltrazione viene mandato the one and only: Solid Snake. Non ci è molto chiaro perché da semplice Snake sia passato a farsi chiamare anche Solid, ma questo è un mistero che genererà gli incredibili e indimenticabili risvolti della trama del prossimo capitolo.
Stavolta Kojima decide di sviluppare il gioco in modo diverso, anziché dirci quasi tutto subito ci farà scoprire le cose un po’ per volta, accentuando così il carattere da spy-story. Infatti quando arriviamo non sappiamo granché, giusto di questo povero scienziato rapito.
Dopo aver scalato una montagna anticipando quindi di circa quindici anni Mission Impossible 2 ci mettiamo in contatto con il nostro buon vecchio Colonnellone Campbell sulla leggendaria frequenza 140.85 e ci dirà il da farsi: infiltrati, salva Kio Marv e torna qui in tempo per il tè.
Facile no?
Non sappiamo nulla del posto ma ad aiutarci giungerà una giornalista, Holly White, infiltratasi nel palazzo in cerca di scoop una settimana prima e che ci darà indicazioni sulla toponomastica dell’edificio. Il nostro Serpente dovrà seguire quindi un impulso radio scaturito da un chip contenuto in un dente del Dottor Marv (fighissimo almeno quanto irrealistico) e arriveremo al quarto piano dove ci imbatteremo nel primo stronzetto di turno: Black Ninja.

No, non quel Black Ninja.

Dopo averlo mazzolato per benino costui ci dirà il proprio nome: Schneider.
Schneider non è un cazzone ninja qualunque, era il capo della resistenza a Outer Heaven, unitosi all’esercito di Zanzibar Land dopo che -ops! – gli abbiamo fatto saltare in aria casa nello scorso capitolo.

Outer Heaven? Cazzoni ninja che ti sbarrano l’accesso alla cella del prigioniero? Tutto questo mi ricorda qualcosa…
– Solid Snake, elucubra dopo aver sconfitto Black Ninja

 Il nostro eroe non si sbaglia, ed ecco apparire infatti un’altra nostra vecchia conoscenza: il Dr. Pettrovich, e cosa ci fa di nuovo rapito da dei terroristi? Ma che domande: costruisce un nuovo Metal Gear, il Metal Gear D.
Fra una peripezia e l’altra il nostro riesce a stabilire un contatto radio con il dottor Marv, ma figurarsi se questo poteva bastare; il biologo parla cecoslovacco e quindi bona ugo, la nostra superspia deve trovarsi un interprete. Purtroppo un interprete non si trova, ma la nostra amica Holly riesce a trovarci un’interprete. Se conoscete la grammatica saprete che l’apostrofino tattico che vi ha rovinato l’infanzia si mette solo con i femminili, e infatti ecco spuntare l’avvenente ex pattinatrice e campionessa olimpionica Natasha/Gustava Marcova/Heffner. Il doppio nome è dovuto alla riedizione per PS3 e PSP: in principio il nome era Natasha Marcova, ed era castana, dopo il maxi successo di Metal Gear Solid però il nome rischiava di venire confuso dai fan con quello della più celebre Nastasha Romanenko e così si è deciso di renderla bionda e di cambiare il nome in Gustava (con tutti gli scadenti giochi di parole che ne possone derivare).
Natasha (la chiamerò così d’ora in poi) ci aiuterà traducendo le parole del professore e così riusciremo a salvarlo.
Mentre stiamo fuggendo con lui scopriremo la storia della prima grande donna di questa saga. Come tutti i fan sanno, ogni capitolo di Metal Gear che si rispetti ha al proprio interno dei personaggi femminili, autentica fortuna della serie, di cui ne caratterizzano lo spessore che altrimenti quest’opera, a mio giudizio, non avrebbe; cosa sarebbe Metal Gear Solid senza Sniper Wolf? O senza Meryl, la figlia/nipote del Colonnello Campbell? Per non parlare di The Boss e Eva in Snake eater ma anche della sforunatissima Lady Fortune del bistrattato Sons of Liberty
Bene, Natasha è la capostipite di tutte queste future e carismatiche figure femminili, una donna forte, provata dal dolore della guerra e dalla perdita dei propri cari, stanca di vivere in un mondo di ingiustizie e di miseria che decide di provare a cambiare le cose nel modo stesso in cui le ha perse: diventando un soldato, e fomentando così il sistema che tanto dolore le ha causato. Una scelta in apparenza contorta, ma dovuta all’incontro del suo unico grande amore: Frank Jaegger.
Seguendo il cuore Natasha si è unita in un primo momento all’esercito di resistenza che ha rapito lo stesso professor Marv, salvo poi rinunciare, prima del rapimento dello stesso professore e, diventandone la sua guardia del corpo. Una storia un po’ contorta sì, ma i sovietici ci hanno sempre abituato a una mentalità non convenzionale e spesso schiava delle proprie passioni.
Insomma, siamo lì belli belli che ce ne stiamo andando, quando arriva un siluro nel buzzo a Natasha, sparato dal Metal Gear D.
O che lavoro è? Non solo, dentro al robotone c’è una nostra vecchia conoscenza: Gray Fox.
Stavolta il mostro va affrontato e, logicamente, sconfitto. Segue il più classico dei dialoghi strappalacrime con Natasha:

  • Snake: Gustava, perché hai abbandonato il pattinaggio e ti sei unita all’STB? Pensavo che una campionessa olimpica fosse trattata come una regina, anche in un paese dell’Est…
  • Gustava: No, le cose non stanno così. Il problema era il ghiaccio. Era… freddo.
  • Gustava: Ah… Snake… Sapevo che non ce l’avrei fatta… Sapevo che non avrei mai potuto fare niente di buono lontano dal ghiaccio… In tutta la mia vita, ho sempre pattinato… Non ho mai imparato a muovermi fuori dal ghiaccio…
  • Snake: Ma la cortina di ghiaccio che c’è tra l’Est e l’Ovest si sta sciogliendo! Gustava, devi imparare a vivere fuori dal gelo… Devi prendere il controllo della tua esistenza! Devi imparare a vivere! Gustava, non mollare!
  • Gustava: Per me… è troppo tardi… Ho visto morire troppa gente… per non capire che per me non c’è più nulla da fare… Che sfortuna… Proprio quando avevo incontrato un’altra persona meravigliosa…

C’è un puzzo di dialogo fra Wolf e Snake che davvero non ci si sta più qui dentro. E non credo sia un caso, come vi sarà già capitato di notare se siete fan di Kojima, il nostro regista di videogiochi giapponese usa sempre dei cliché narrativi nelle proprie storie che si ripetono appunto in modo molto simile di episodio in episodio. Kojima è effettivamente uno dei primi (e a tutt’oggi uno dei pochissimi) narratori di games a cui piace mostrare, parafrasando Christopher Berry-Dee, le ragioni del male. I cattivi di Kojima non sono cattivi-e-basta, spesso non sono neanche dei veri e propri cattivi. Generalmente sono soldati, espertissimi, che fanno l’unica cosa in cui davvero sono bravi: uccidere.
È vero, la guerra va sempre ripudiata in ogni sua forma, ma se l’unica cosa di cui sei capace è farla, come trovare altrimenti senso alla propria esistenza se non combattendo? Questo quesito è il principio che muove tutti gli attori in Metal Gear, è una domanda che accomuna tutti, buoni e cattivi, ce l’aveva già fatta Big Boss nella puntata precedente, ma finora non le era stato contribuito quel peso preponderante che finalmente comincia ad avere in questo numero.

Tornando alla trama cerco di farvela breve, anche perché vi inviterei fortemente a giocarci, date le mille riedizioni che sono state fatte.

Fra un frizzo e un lazzo scopriremo che il Dottor Pettrovich per cui avevamo tanto fatto casino nel gioco scorso stavolta non è stato affatto rapito ma si è volontariamente unito alla crociata di Zanzibar Land, perché dietro a questo stato fantoccio non si nasconde una semplice unità di guerriglieri, ma vi è il sogno di un uomo: Big Boss. Quest’uomo ha convinto tutti a condividere la propria visione del mondo, tant’è che nel palazzo quando troveremo dei bambini presunti rapiti questi non si descriveranno mai come ostaggi ma come amici del Grande Capo. E non da meno di questi vi è anche Gray Fox, ex miglior agente di Foxhound che nella scorsa avventura non siamo riusciti a salvare. Quando costui ci porterà nei sotterranei per costringerci in un duello all’ultimo sangue a mani nude (altro cliché che si ripeterà in modo simile in tutti i futuri Metal Gear) ci dirà come si sentisse perduto dopo il disastro di Outer Heaven, e come Boss gli abbia ridato una ragione per vivere mostrandogli il proprio credo e la propria battaglia. In questo Big Boss ricorda molto il Colonnello Kurtz di Cuore di Tenebra.
Alla fine dello scontro Gray Fox ne prenderà talmente tante di botte da restarci secco. Durante il dialogo pre-mortem ci dirà il proprio nome, Frank Jaegger, così sapremo essere lui il grande amore (ricambiato) di Gustava.
Fra le lacrime abbandoneremo l’edificio con in posso un arma: uno spray e un accendino. Se avete avuto undici anni anche voi e se avete mai provato a fare gli scherzetti ai gatti randagi saprete bene cosa può fare il vostro fedele deodorante spray se affiancato da un accendino.

Armati come non mai ci dirigiamo verso l’uscita. Ma non potevamo non incrociare proprio colui di cui si è parlato per tutto il videogioco senza mai incrociarlo; è giunto il momento di confrontarci con nostro padre Saladino.
Segue un dialogo che in effetti ricorda molto il confronto tra Il capitano Benjamin L. Willard e il Colonnello Kurtz in Apocalypse Now (che è il film tratto da Cuore di Tenebra, per chi non lo sapesse), dove Big Boss prova a spiegare la propria visione del mondo, dove lui e Snake sono soldati e dove, grazie a Onu, bombe atomiche e segate varie sta diventando sempre meno rilevante la loro figura. Lui è stato un grande eroe di guerra, il più grande del secolo a detta di tutti, ma quegli onori, quelle medaglie, adesso non esistono più, né per lui né per Snake, perché la guerra è diventata una cosa troppo sporca e non necessaria; perché i combattimenti vanno fatti in gran segreto e, nessuno deve sapere realmente come sono andate le cose.
In fondo Big Boss è un vecchio nostalgico che cerca con tutto se stesso di opporsi al cambiamento, per lui insensato, dei tempi; ma è anche un uomo che conosce le sofferenze della guerra e che sa quanti bambini, quanti uomini e donne, si ritrovino soli senza poter chiedere aiuto a nessuno perché la guerra che ha portato via loro secondo i libri di storia non esiste, e perché ai politici di questo non importa in fondo. È una visione senza dubbio interessante, come lo è quella del Colonnello Kurtz appunto, a tratti persino condivisibile; in ogni caso molto umana.
Nel duello finale Boss è armato, ma noi no e, come gli diremo, sarà il nostro spirito a prevalere, non la nostra forza; il desiderio di non arrenderci mai ci farà portare a casa i chiapponi anche stavolta, per la gioia del Colonnello Campbell, di Holly (che spera in un appuntamento con noi) e dell’America che avrà i suoi dati sul batterio che caga petrolio.

Venerdì retro: Metal Gear 2 Solid Snake
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