Anche quest’anno il Cristo è risorto, perlomeno per quelli che ci credono, così abbiamo deciso di fare un regalo a tutti i nostri affezionati lettori e lettrici restando in Thema.

Il grande Thema. Sobrio ed elegante come sempre.

Esistono storie che non esistono… ci ricorda il grande Bruce Lagodigardain quello che forse è il suo più grande capolavoro. Ma esistono anche storie buttate lì, storie la cui idea magari non è neppure originalissima, però non sono male lo stesso e, soprattutto, hanno alle spalle qualcuno che con la tastiera ci sa fare e quindi anche se mediocri possono spiccare il volo.
È il caso di uno dei lavori più strani dello scozzese Mark Millar: Chosen.

Il vero titolo sarebbe American Jesus, molto più pretenzioso e blasfemo (decisamente in linea con lo stile di Millar quindi) e “Chosen” sarebbe il nome del primo capitolo, in quanto questa nell’idea originaria dell’autore avrebbe dovuto essere una trilogia; dico avrebbe perché difatti ancora esiste solo questo volume e, non sembra proprio che ne usciranno altri.
Analizziamo questa opera e trattiamola quindi come una storia autoconclusiva, forti del fatto che il finale effettivamente regge in entrambi i casi.
Pubblicato nel 2004, Chosen si avvale delle matite di Peter Gross (noto ai più per The Books of Magic di Neil Gaiman, ed. Vertigo) un artista che si è sempre occupato di mistico e occulto in carriera e quindi perfetto per questa nuova avventura Millariana.
La storia è un azzardo, in sintesi si tratterebbe di un ragazzino americano di dodici anni che scopre di essere la reincarnazione di Gesù Cristo, Millar ci ha abituato a lavori ben diversi, occupandosi di supereroi (o supercriminali) anche nelle proprie produzioni personali, eppure questo lavoro non deve stupire: la qualità principe dello scozzese è «fottere gli stereotipi» prendendo i più classici dei cliché e smontandoceli in faccia. Quindi, a conti fatti, quale icona stereotipica più grande di Gesù Cristo è mai esistita?
Documentandomi sul webbe ho trovato una definizione di quest’opera che mi ha molto colpito, così la riciclo senza citare la fonte e ci passo per ganzo io: «Chosen è la versione Ultimate di Gesù Cristo». Ed è proprio così, in questo volume il nostro bad-ass dei fumetti ci mostra cosa accadrebbe se Gesù Cristo rinascesse oggi, al tempo di internet e dei reality show. Andiamo quindi a esaminare la trama per capire meglio cosa abbiamo davanti.

Ocio agli spoiler! (fra l’altro questo modello di Spoiler si chiama “Wolverine”, ‘Nuff said)

Tutto comincia con un camion che sbanda e crolla sulla testa del dodicenne Jodie Christenson (Giordano figlio-di-Cristo), mentre chiunque avrebbe avuto la decenza di crepare lui invece sopravvive illeso. Neanche un ginocchio sbucciato, nulla. La gente grida al miracolo, tranne la madre che invece appare piuttosto contrariata.
A Jodie verrà concesso un mese di vacanze per riprendersi dallo shock dell’incidente, un mese che passerà a guardare film e leggere fumetti con una ragazzetta della sua età piuttosto vispa che lo convincerà sempre di più di essere speciale. E in effetti Jodie speciale lo è davvero.
Le citazioni bibliche si sprecano nel testo, ovviamente vengono riprese le più celebri e rilette in chiave “Ultimate”, ad esempio: il ritrovamento di Gesù al tempio, dove l’originale figlio di Dio, anche lui dodicenne, discuteva alla pari con Dottori in legge è qui rappresentato con Jodie che in piedi su un banco in Sala Professori risponde a tutte le domande impossibili che i suoi insegnanti gli sottopongono, fino a quando non giunge la madre a portarlo via infuriata; allo stesso modo la divisione dei pani e dei pesci sarà sostituita dalla moltiplicazione delle merendine (tipo Kinder Bueno) e il miracolo delle nozze di Cana resterà invece invariato, con delle bottiglie di acqua il cui contenuto si trasformerà in ottimo rosso delle colline del Chianti.
La madre di Jodie, una tipa severa e austera sia negli abiti che nei modi, gli consegnerà una Bibbia, precisamente il libro dell’Apocalisse, spiegandogli che lui avrà un ruolo fondamentale nella vicenda.

Il villaggio è in delirio e la voce si sparge a macchia d’olio: Jodie fa miracoli. Tutti gli chiedono qualcosa, chi di aggiustargli la macchina chi di guarirlo dalla miopia; Jodie non si risparmia, dopotutto è un preadolescente smanioso di farsi accettare dalla comunità e che finalmente può mettersi in mostra. Solo una persona è scettica nel villaggio, e paradossalmente è l’irlandese Padre O’Higgins che rappresenterebbe proprio la chiesa. Ma Padre O’Higgins non è un vero uomo di fede: anni prima ha perso prima la madre per un cancro e poi il fratello, assassinato brutalmente, e da quel giorno ha smesso di credere in Dio, nonostante continui a servire la messa.
I dialoghi-scontro fra i due rappresentano i punti più alti della storia, contrapponendo il punto di vista razionale del Prete con l’assurda e inconfutabile verità dei fatti di Jodie. Eccovi un esempio:

Father O’Higgins: You did not heal the blind, Jodie. A little boy
with a prescription just thinks he can read a little better without
his glasses. You did not heal the blind.

Jodie: Why can’t you accept the simplest explanation of what’s
happening here,
Father?

Father O’Higgins: Because unlike the rest of the town, I seem to
be immune from mass hysteria.

Jodie: What you mean is you’re the one guy in town who doesn’t
believe in God.

Father O’Higgins: What?

Jodie: Why do you think nobody even comes to your church
anymore? You say the words and you do the actions, but you
could be mowing the lawn for all you care….

Father O’Higgins: You watch your mouth, son.

Jodie: When did you stop believing, Father? When that drunk
old bishop made a pass at you in seminary? When the cancer
took your mother? When that homeless guy stuck a knife in the
back of your brother’s head?

Father O’Higgins: SHUT UP!

Jodie: Don’t you realize, even your brother’s murder is all just
part of a great big plan? My existence meant that God was as
real as McDonalds and Burger King.

Un bel dì di pioggia il cane di Padre O’Higgins, Gabriel, verrà investito da un auto morendo. Il prete disperato, avendo perso anche il suo ultimo amico, lo porterà in lacrime nel cuore della notte a casa di Jodie che in una tavola orgasmica di Peter Gross compirà la versione “Ultimate” del miracolo di Lazzaro.
A questo punto siamo alla fine del volume: tutti quanti al villaggio sono convinti della divinità di Jodie e, Padre O’Higgins ha pure ritrovato la fede in Dio. A questo punto il nostro protagonista sempre più calato nella parte del Cristo redentore (Emblematica la scena in cui butta nella pattumiera tutti i suoi fumetti sostenendo di non poterli più leggere perché troppo provocanti e quindi persuasivi agli atti impuri) riceva una visita da degli strani figuri in limousine che dichiarano di essere lì per portarlo dal Grande Capo a completare il suo addestramento. La madre di Jodie si oppone ma una sosia di Oprah le ricorda come questo giorno fosse scritto. Così Jodie va coi figuri e ci viene svelato l’ultimo grande colpo di scena: Jodie non è il figlio di Dio, bensì di Lucifero!
La storia si chiude con lui che ci dice come questo lo avesse sconvolto e, di come Satana al sentire di questa storia si fosse messo a ridere e lo avesse inculato con i suoi sette uccelli [Sic]. Poi scena di Jodie adulto che viene chiamato «Mr. President» da un suo sottoposto e si dirige a prendere un aereo affermando che è giunto il momento dello scontro apocalittico, lasciandoci sospettare che lui sia diventato nel frattempo Presidente degli Stati Uniti d’America (nel 2004 il presidente Usa era Giorgio Cespuglio: frecciatina?).

Questo è Chosen quindi, un volume strano, spesso bistrattato, non l’opera migliore di Millar questo è certo. La fortuna maggiore è che in quel periodo Millar riusciva in ogni cosa che faceva (non che ora sbagli eh, ma tra 2002-2006 era veramente al top della forma) e così anche se Chosen non è una storia particolarmente originale, anche se Millar con il soprannaturale non ci sa fare, ne esce fuori un volumetto godibile e con un colpo di scena finale divertente e effettivamente ben costruito.
Molti criticanolo scozzese dicendo che non sa fare i finali, ed effettivamente non sono sempre all’altezza dell’opera intera, e anche questa volta se ci si pensa bene il finale non è nulla di eccezionale, anzi è obbligato perché è l’unico colpo di scena possibile. Però è a mio giudizio impossibile riuscire ad anticiparlo proprio perché Millar ci distrae tutto il tempo con i suoi dialoghi spacca-montagna e con le sue Ultimate-blasfemie.
Il volumetto costa poco (9€) anche se si tratta di 80 pagine, purtroppo non è semplicissimo da reperire dato il suo scarso successo di pubblico, cosa che spiega fra l’altro il perché non vi siano mai stati sequel. Qui vi porgo un indirizzo al quale recuperarlo (http://www.ibs.it/code/9788889574119/millar-mark/chosen.html) anche se danno non disponibile provate a sentire il sito, altrimenti su amazon si trova agile la versione in lingua originale.

Buona Pasqua Nerdoni!
Buona Pasqua con Chosen di Mark Millar
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