LOW è la prossima serie fumettistica di Rick Remender (Uncanny X-Force, Black Science, Uncanny Avengers) e Greg Tocchini (The Last Days of American Crime), in uscita, in America, a luglio (quindi ordinabile già adesso, nel mese di maggio), per Image Comics.

Di seguito riportiamo una nostra traduzione dell’intervista rilasciata da Rick Remender, lo sceneggiatore, al sito di informazione fumettistica ComicBookResources.

*ATTENZIONE: La traduzione non è letterale, anche se crediamo(/speriamo) di avere mantenuto sempre illeso il senso delle affermazioni. Segnalateci pure possibili sviste. 

Low Banner

Mescolando elementi di fisica quantistica, fantascienza e fantasy psichedelico, l’ultima serie Image di Rick Remender e Greg Tocchini si immerge verso il fondo dell’oceano, oltre che nella psiche di Remender stesso. Apparentemente, “Low” potrebbe suonare come la classica storia di fantascienza: un futuro lontano, la morte termica del mondo, l’umanità che si sposta verso il fondo del mare, radiazioni, mutanti, il collasso della civiltà e la lotta per la sopravvivenza. Ma, dopo aver scavato in profondità durante la nostra intervista, è diventato subito palese quanto, questo lavoro, risulti intimo al suo stesso autore.

Low “si svolge nelle profondità oceaniche, dove le due uniche città rimanenti sulla Terra stanno cadendo a pezzi. La classe dirigente si è abbandonata alle tentazione della carne e, mentre la disperazione, il cinismo e l’apatia abbondano, l’idea di speranza e l’ottimismo si sono ridotte a una pratiche ormai desuete. Ma quando una sonda fa ritorno dalla superficie terrestre, probabilmente con informazioni relative a un nuovo pianeta da occupare, entrambe le città decidono che devono recuperarla.

[…] Mentre le altre serie dello scrittore, pubblicate dalla Image -“Black Science” e “Deadly Class” – nascono da viaggi intrapresi da Remender, “ Low “è un riflesso del conflitto, che lo attanaglia ormai da lungo tempo, tra fede e realismo, ottimismo e pessimismo, e il mistero intorno all’intima natura della vita .

CBR ripercorre i temi principali della serie insieme a Remender per scoprire di più sui personaggi che rappresentano pezzi della sua visione del mondo, come la fisica quantistica abbia ispirato l’aspetto spirituale di “Low” e quale sia il modo in cui ci si confronta con un processo editoriale così personale.

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Abbiamo parlato di “Low ” pochi mesi fa, in occasione dell’Expo Image, è cambiato qualcosa di significativo da allora?

In termini di storia, è bello, perché questo è qualcosa che Tocchini volevamo fare da quando abbiamo finito “The Last Days of American Crime” nel 2009/2010. Ha avuto anni di gestazione, che mi hanno permesso di riempire archivi su archivi di idee. Quando siamo arrivati ​​veramente a fare sul serio e ho iniziato a mettermi al lavoro, circa un anno fa, ho subito contattato, telefonicamente, Sebastian Girner, il nostro editor, e, insieme, abbiamo trascorso un fine settimana riprendendo il filo delle idee e rimodernando qualche particolare. La cosa bella è che ora il lavoro pesante è fatto. A seconda del successo e della popolarità, ho davvero la possibilità di traghettare questa serie per 50 o 60 numeri. Avere tutto quel materiale già strutturato e la mappatura completa del progetto di fronte agli occhi è fantastico. Praticamente comprende tutti i grandi, scioccanti cambiamenti che andremo a realizzare.

Una delle cose che ho imparato, nel tempo trascorso in Marvel, è che avere un buon editor, qualcuno con il tuo stesso trasporto per la storia, ma con modo di ragionare e delle abitudini professionali diverse, aiuta a non cadere in trappole. Avere qualcuno che vi sia utile per parlare riguardo alle motivazioni, ai dialoghi e al ritmo narrativo, è cosa preziosa. Trovo che questo renda il mio lavoro decisamente migliore quando funziona; ci sono casi in cui non lo fa, ma quando succede, non è qualcosa di cui penso che potrei fare a meno. Ci sono cose che ho fatto alla Marvel che sono state favorite da influenze editoriali, e altri momenti in cui mi hanno ostacolato. Quando Sebastian ed io abbiamo un dibattito sui libri creator-owned, alla fine della giornata, è proficuo per me. Di solito immaginiamo un autore come un individuo privo di vincoli. In molti casi, invece, gli autori giocano un ruolo simile a quello dell’editor. Si tratta di una cosa molto collaborativa. Diverse menti che parlano concentrandosi sull’argomento evitando che mi imponga con un’idea, assumendo un atteggiamento arrogante che mi porti a muovermi senza pensare. Preferisco questo processo rispetto allo stare seduto, da solo, in una stanza, convinto che il mio estro non debba essere manomesso.

Hai parlato del tema dell’ottimismo, e sappiamo che l’avere appreso, in giovane età, della possibilità concreta della morte termica dell’universo ti ha portato a sviluppare una sorta di pessimismo. Calarti in un mondo con delle premesse simili, ma con una protagonista incredibilmente ottimista, ha cambiato qualcosa di te?

Si tratta di un dibattito costante in me, e io cerco di dare voce a tutto questo attraverso i miei personaggi. Ero al telefono a parlare con Jerome Opeña l’altra sera riguardo al circondarsi di positività, pensare a cose costruttive per respingere le negatività. Poi c’è la realtà effettiva legata al nostro giudizio sul mondo e  la merda intrinseca delle cose che osservi. Ci sono i paraocchi, del tipo  “basta prendere un Valium e fare pensieri felici!” Comprendi che, no, cazzo, non sono cresciuto in mezzo a quella roba!

Non siamo cresciuti con l’idea di pensare a cose felici. Arrivi al giro di boa della tua esistenza, e adesso vieni iniziato alla positività? Sai, penso sia per questo che ho scoperto punk rock quando l’ho fatto. Mi piace la positività del punk rock. Mi piacciono i messaggi che sono stati positivi, purché questi non si siano tramutati in dirigi-il-tuo-culo-a-inventare-un-mondo-fatto-di-arcobaleni-e-raggi-di-sole

Scrivere un personaggio come Stel è interessante. Il suo è un ottimismo non ponderato. Scrivo lei da quel luogo della mia mente che vorrebbe essere così, e so sempre dove va e quali saranno le conseguenze. Avrà a che fare con suo figlio Marik, che rappresenterà il lato opposto della medaglia. Ha mollato, è intenzionato a farsi  un bel po’ di droga e ad andare con una prostituta, che potrebbe anche uccidere. Nel momento in cui ci rapporteremo con lui lo troveremo nei panni di un poliziotto corrotto. Ci sono tutti questi vari personaggi in momenti diversi della loro vita con i loro diversi punti di vista che rappresentano tutti gli aspetti del dibattito che porto avanti con me stesso.

Non è solo una roba di fantascienza acquatica. Ogni numero ha così tante metafore che mi trovo continuamente a trattare e negoziare con loro. È una gioia discreta scrivere, e di vedere Greg realizzare, tutto questo…è tutto così stupidamente bello.

 

Secondo la meccanica quantistica, esiste un effetto scientificamente quantificabile della percezione; così, nel momento in cui la minaccia della morte termica si manifesta come reale, anche la coscienza soggettiva di Stel lo fa e lei rifiuta di riconoscere che quella parte del suo mondo potrebbe essere altrettanto potente, giusto? Penso che sia stato John Wheeler ad avere detto che siamo “scultori e creatori che vivono in un universo partecipativo.”

Giusto! Le cose non prendono forma; cosa stai pensando mentre le visualizzi determina l’esito. Probabilmente è tutto legato al momento in cui le cose si istituiscono, e questo richiama almeno un milione di domande sulla natura della realtà e sulla natura della vita. Roba davvero affascinante in cui scavare. Stel è un membro della Chiesa di Optimology . Lei crede che una mentalità positiva possa modellare la realtà intorno a noi sulla base di tutte le cose che hai appena citato. Suo figlio e alcuni degli altri personaggi non credono in questo, e, oltre a essere un’eccitante, fantasiosa, moebiuseggiante avventura ambientata in un paesaggio sottomarino psichedelico con sesso droga e rock-n-roll, è anche, realmente, un dibattito tra queste due opposte prospettive. Questo è una controversia che vivo costantemente. Come hai già sottolineato, l’ottimismo è ormai qualcosa che stiamo iniziando a vedere come potenzialmente capace di plasmare, a tal punto che sia possibile, per noi, scegliere la nostra realtà, e questa è tutta un’illusione. È una storia molto personale, molto più di quanto mi aspettassi.

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Cosa mantiene Stel ottimista?

Nel secondo numero vedremo una marea di questo, una marea di perché. Si tratta di fede, un altro concetto di cui, ormai, sono preda: la natura della vita e la nostra incapacità di comprenderla. Optare per l’ateismo o abbracciare una religione … nessuno di questi ha alcun senso per me, così credo proprio di essere agnostico. Io, semplicemente, non lo so. Io non credo in nessuna religione creata dall’uomo per certo, ma anche io non so see la natura della vita sia qualcosa alla nostra portata, dato tutto il caos che stiamo scoprendo. Riguardo a Stel e a dove si sia procurata il suo ottimismo … è fede. Per la prima volta scrivo un personaggio con una fede profonda, una fede in questa chiesa, che si basa sulla scienza invece di essere basata su un libro che è stato scritto e interpretato da 3000 anni, o qualcosa del genere.
Tutto questo non fa di lei una vittima, nella mia mente, piuttosto la vedo come l’ultimo esponente di una razza morente. Le cose non stanno andando super-bene nel suo mondo, e questo è una delle tematiche della serie: quanto tempo si può conservare l’ottimismo quando il mondo continua a spalarti merda sul viso? Questa è la vita!

Oltre Stel, puoi parlarci di alcuni degli altri personaggi principali che incontreremo?

Suo marito, Johl. Le sue figlie gemelle. Ci sono i leader di Salus, che è una delle poche città rimaste e dove apriamo la nostra storia. Praticamente è come per la caduta di Roma, con questi ragazzi. Tutto ruota intorno al fare sesso, drogarsi e somministrare speranza .

Una versione subacquea di Caligola?

Beh, sì, fondamentalmente. Ho scritto alcune cose per Greg nelle quali mostro…ok; credo di essere un pervertito. ‘Sta roba diventa abbastanza stramba. 

Faremo anche la conoscenza dei pirati e della loro intera civiltà. Ci sono tutti i disertori, le loro città sottomarine sono crollate da tempo e, adesso, sono randagi.
C’è anche un’intera seconda città che sarà al centro del secondo arco narrativo. Un cast abbastanza variopinto ma anche discretamente caratterizzato.

 

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Ci sono ancora persone che ricordano la vita prima della discesa nelle città sottomarine?

No, si tratta di leggende e fantasmi. Non possono neanche più spedire sonde lassù. Ci sono tanti tipi differenti di vita e di follia distribuiti su vari livelli degli oceani, il tasso di radiazioni sarà maggiore nelle zone meno profonde. Mandano sonde lassù e cose misteriose le distruggono. Non hanno idea ci cosa ci sia in superficie e hanno abbandonato ogni speranza.

Queste particolari condizioni di vita hanno influenzato la loro biologia o la loro umanità? Sono persone che potremmo ancora riconoscere come esseri umani?

Le persone vivono solo nelle città; abbiamo discusso per un po’ a riguardo. Non escono fuori in mare, portano avanti la loro esistenza in una gigantesca città fabbricata dall’uomo. Per questo si trovano a dovere rapportarsi con numerosi problemi riguardanti la città e il suo funzionamento, ma tutto è cambiato in ogni zona dell’oceano e in special modo in superficie.

Quanto è dettagliata la tua sceneggiatura per Greg? Quando hai iniziato a ordinare le idee per “Low”, qualche anno fa, avevi un’idea di come avresti voluto apparisse il tutto?

Greg e io abbiamo lavorato insieme abbastanza a lungo che, ormai, è come giocassimo a pallavolo. Io ho mandato alcune idee molto semplici, come: “l’umanità  vive sul fondo dell’oceano, ci sono due o tre città, in una di queste ci sarà la famiglia principale che seguiremo”, poi Greg si è presentato con bozze e modelli fuori di testa che mi hanno dato un centinaio di idee.

Uno degli aspetti più mitologici è il Suit Helm. Creati prima della discesa dell’uomo negli abissi quando gli scienziati erano consci che l’umanità stava passando un periodo difficile. Costruirono queste incredibili armature capaci di fare ogni sorta di roba interessante, ma le programmarono per funzionare solo con il loro DNA o quello della loro stirpe. Così adesso, alcuni di questi abiti sono completamente inutili. Abbiamo queste cose davvero fighe che potrebbero fare un sacco di roba ganza, ma la linea di sangue è interrotta e nessuno è capace di riattivarla. Solo qualche discendente diretto riesce a utilizzare i Suits Helm, e c’è una sfumatura mitica in tutto ciò.

Greg disegnò queste tute prima che io avessi l’idea; il design era così sorprendente che Sebastian e io abbiamo deciso di cucinarci sopra questa storia. Molto di “Low” è collaborazione pura, che è il modo migliore per fare un fumetto.
Non siamo io e il mio ego che andiamo a spasso urlando: “qui ci sono le mie idee! Rendetele reali, disegnatori!”

Greg mi dà così tanto supporto visivo che per me è facile costruirci sopra un mondo. Ormai sono tre anni che ci palleggiamo “Low”. Nel mentre, ogni tanto, butto qualcosa online e probabilmente non dovrei, ma non riesco a trattenermi. Proprio attraverso questo processo abbiamo incastrato, insieme, tutti i vari tasselli della storia. 

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Testo originale: http://www.comicbookresources.com/?page=article&id=52516

LOW – Intervista a Rick Remender
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