Ho ragionato un po’ se consigliare o meno questo ciclo, anzi questi cicli. Sì perché sono due, anche se sarebbe uno spezzato a distanza di diversi anni.
Sì, perché la Vedova è così: non ha mai avuto una testata propria ma solo mini-serie, e neanche un grosso successo di pubblico, almeno per quel che riguarda le vendite , per cui per chiudere un ciclo a volte ci vogliono anni di attesa. Ma alla Vedova si perdona tutto.

Hai dieci secondi per innamorarti di lei.

Natalia “Natasha” Romanova, A volte Natasha Romanoff, visto che nell’idea originale di Stan Lee la protagonista doveva essere una discendente degli ultimi Zar, i Romanoff appunto (in realtà il cognome si dovrebbe scrivere Romanova, ma tutti conoscono la famiglia reale col cognome di Romanoff perché il russo è qualcosa che nessuno capirà mai, neanche i russi, che infatti per quasi tutto il novecento si son fatti chiamare sovietici).
Sì, doveva essere, e forse lo è stata, chissà… Con la Vedova niente è certo. Perché Natasha, nome in codice Vedova Nera, è una spia. E che spia.
Natalia è di origine russa – il nome è evidente – ma ormai vive e lavora negli Stati (dis)Uniti d’America da molto tempo, precisamente da Tale of Suspense #52, dove ha fatto la sua prima comparsa nel lontano aprile 1964.
In origine, come già detto, doveva essere l’ultima discendente dei Romanoff (in barba ad Anastasia) prelevata dal futuro KGB, l’allora NKVD, con lo scopo di farne una spiona.
Natasha si è sposata poi con un tipo di poca importanza che infatti poi è morto diverse volte (tipica usanza dei fumetti, morire una volta sola è da sfigati) salvo avere una tresca con niente popò di meno che il Soldato d’Inverno Bucky Barnes (avete visto Cap2 giusto?) mentre era promessa sposa dello scarso.
Si sono seguiti altri flirt nella vita della Rossa, su tutti quello con Becco di Falco e DareDevil (quest’ultima è durata diverso tempo e i due in quel periodo pattugliavano insieme le strade oltre a condividere così la testata), ma una vita come la sua non garantisce certo la sicurezza e la stabilità necessarie a far durare una coppia.
Così arriviamo ad oggi e a questo ciclo di 9 numeri.

Che gnocca.

La prima serie di 3 numeri si intitola The Itsy Bitsy Spider, Il Ragno piccino-picciò, ed è scritta da Devin Grayson e disegnata dal celeberrimo J.G. Jones (Wanted vi dice niente?).
In tutta sincerità non mi ha fatto impazzire. Buona la sceneggiatura e meravigliosi i disegni (se devi disegnare delle donne o chiami Jones o chiami Manara, punto) ma i dialoghi sono in alcuni tratti di una pochezza disarmante. Vi giuro ci sono rimasto male: Devin Grayson, forse noi italiani non lo intuiamo subito dal nome, è una donna. Una donna che scrive un fumetto su una donna, chi potrebbe farlo meglio? Te lo dico io: Richard Morgan nel secondo ciclo.
Sì i dialoghi di Miss Grayson sembrano quelli di una casalinga cinquantenne frustrata che finalmente ha l’opportunità di esprimere tutto il suo astio verso gli uomini, colpevoli di essere porci e maschilisti. Sarò io o sarà la birra che ho bevuto prima di scrivere il pezzo, ma non è così che immagino la mia Vedova. Natasha è sicuramente sola in un mondo di uomini, e su questo non ci piove perché il mondo militare è quanto di più maschilista possa esserci, ma è anche una donna forte, abituata a risolvere i problemi coi fatti senza perdere tempo a lamentarsi. Resta però la validità della sceneggiatura: colpi di scena, tanto intrigo quanta azione e molte basi ben gettate per il futuro, insomma un lavoro comunque svolto bene al di là dei dialoghi.

E poi va be’, ci sono cose che non si possono spiegare senza diventare volgari…
Catfight, yeah!

La trama, sinteticamente, si sviluppa su due livelli: nel primo, quello più immediato e che verrà risolto nell’arco dei tre numeri, si scopre che i soliti araboni mediorentali stanno utilizzando una droga potentissima in grado di rendere chiunque iperforte per due minuti, dopodiché però la droga prosciuga letteralmente l’utilizzatore; nel secondo invece compare una nuova Vedova Nera – bionda – di nome Yelena Belova con cui la nostra bella rossa farà a cazzotti diverse volte cominciando ad annusare una verità che scopriremo solo nel ciclo successivo, quello di Morgan.
L’intreccio è gestito bene e i disegni – lo sottolineo ancora una volta – rischiano di far sfogliare le pagine con la mano sinistra spesso e volentieri, per fortuna i dialoghi scarsi raffreddano gli eventuali bollori (non sempre).
Ma passiamo al secondo ciclo.

Ammetti che stai impugnando il mouse con la sinistra.

Il secondo ciclo di sei numeri vede alle tastiere un Richard Morgan in ottima forma e una coppia di disegnatori che se Jones era da seghe (oh, via… l’ho detto!) questi due non sono da meno: Goran Parlov e Bill Sienkiewicz.

Davvero, chiamate Milo Manara e smettiamola di prenderci in giro.

Bill, chi ha buona memoria lo ricorderà per le sue tavole in Elektra Assassin di Franchino-dj-Miller, e se ve le ricordate allora sapete già cosa vi aspetta: Lsd.
A questo giro però si limita a inchiostrare i disegni del croato Parlov, risultando assai meno lisergico del solito.
Felicità per noi, che non dobbiamo più comprare 50€ d’erba da Assan giù in piazzetta se vogliamo interpretarli.

Parlov dimostra una simbiosi notevole col suo inchiostratore e ne escono così delle tavole semplicemente perfette per le atmosfere noir che Morgan ha in mente.
Per capirci meglio questo secondo ciclo della Vedova è fortemente debitore di Alias di Brian M. Bendis, e lo si capisce proprio da come Natasha parla e agisce, anche l’utilizzo di un investigatore privato come spalla della spia sovietica rafforza ulteriormente questa tesi.

Stavolta la trama è su un solo livello: è morta una donna, russa, attivista politica, in circostanze poco chiare. Natalia indaga per scoprire un intreccio ingarbuggliatissimo che la porterà a sconvolgenti rivelazioni sulla propria identità.
Ed è proprio qui che mi voglio soffermare, su la scelta di Morgan.
La Vedova Nera è un personaggio comodo per uno scrittore di fumetti perché ha un background molto povero, quindi una continuity quasi inesistente e perciò dà la possibilità di scrivere e inventare pressoché qualsiasi cosa.
Un esempio perfetto è Blade il cacciatore di vampiri. Questo personaggio ha un background striminzito e solo recentemente è stato ripescato (soprattutto nel cinema) e fornito di un retroterra più solido e articolato.
Morgan fa il contrario: se Natasha ha pochissimo passato, lui trova il modo per farlo diventare ancora meno. Non voglio svelare come, in realtà la trama ruba molti cliché da spy-story e un lettore piuttosto avvezzo al genere può intuire la storia abbastanza facilmente, ma lo sceneggiatore riesce a dotare la serie di un cast convincente e di dialoghi eccelsi – aiutato da dei disegni ancora una volta meravigliosi. Ecco, se c’è una cosa su cui si può star certi è che in entrambe le serie i nostri occhi hanno di che rifarsi.

Con tutto il rispetto per Jones – che io adoro – se l’avesse disegnato lui questo dialogo non sarebbe la stessa cosa

All’inizio ho scritto che non sapevo se consigliare o meno questo volume, ma non ho dubbi adesso: sì.
Non è un must-have, ma se siete amanti del genere spionistico – o se vi piacciono le belle gnocche – è sicuramente un ottimo prodotto.
Mi sento di consigliarlo innanzitutto per i disegni, e poi perché il fascino della vedova è tremendo, irresistibile. Provare per credere. Finita questa storia ne vorrete ancora, anche disegnata male. Perché Natasha è toppo bella per essere disegnata male, probabilmente è il character più sexy della Marvel. Basta paragonarla con Yelena Belova; interessante sì, ma nemmeno un quarto del fascino della Romanova.
Sarà che alla Marvel quando tingono di rosso i capelli a una ragazza…

Quanto vorreste essere al suo posto nonostante la siringa e il coltello?

Per recuperare l’intero ciclo senza svenarvi potete buttarvi tranquillamente sul volume n.59 di Grandi Saghe, oppure recuperare solo la seconda parte Casa dolce Casa con i 100% Marvel, però perdendo così l’introduzione di Mr Jones e Miss Grayson. A voi la scelta.
Al prossimo Martedì!

I Consigli del Martedì: Vedova Nera

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