Ci sono alcuni autori che hanno cambiato la storia del fumetto americano e, caso vuole, sono quasi tutti britannici.
Uno di questi è Grant Morrison.

Non sono la persona adatta nel presentarvi Grant, se ce ne fosse il caso. Certo stiamo parlando dell’uomo che ha scritto LA storia di Superman (All star Superman), che ha ucciso definitivamente Jean Grey e che ha gestito una delle belle e lunghe storie di Batman (iniziando nel 2006 con la storia “Il figlio di Batman” e finendo nel 2013 con l’ultimo numero di “Batman Inc.”).
Ma una delle prime opere che Morrison scrisse negli USA furono i primi 26 numeri della serie di Animal Man, che io mi sono sparato nelle vene in un bellissimo volume americano in edizione Omnibus.

Ma quanto cavolo sarà bello questo volume??

Prima di tutto: chi è Animal Man?
Buddy Baker è un personaggio creato in piena silver age (1956 -1971), in cui venivano creati Supereroi in continuazione. La sua prima apparizione, in Strange Adventures n. 180 (1965), ci narra di come questo stuntman acquisisce (tramite il contatto con un’astronave aliena) il potere di imitare le capacità di ogni animale del pianeta.

Strange Adventures n.180

Ci vole poco, affinché Buddy finisse nel dimenticatoio degli eroi di serie B. Ma non tutto era perduto.
Con la Crisi sulle terre infinite (cross over del 1986), la DC decide di dare nuova linfa vitale a personaggi ritenuti secondari, come stava facendo proprio in quegli anni un certo Alan Moore con un mostriciattolo della palude.
E quale banco di prova per un giovane autore britannico se non una serie su Animal Man? Esce quindi, nel settembre 1988, Animal man #1, il primo numero della serie, gestita da Grant Morrison, con Chaz Truog e Doug Hazlewood.

Il lavoro fatto da Morrison sul personaggio è radicale. Ci viene mostrato un Buddy che vuole approfondire il suo legame con gli animali per diventare un super eroe full – time, di prima categoria. Quello con cui non ha fatto i conti, però, è la società, ed il mondo in cui questa vede gli animali: lo scontrarsi con gli esperimenti scientifici, le cavie da laboratorio, la caccia… Tutto questo lascia su Animal Man un’impronta pesantissima, che lo porta in prima linea nella lotta per i diritti degli animali e a diventare vegetariano.
Il punto di forza della gestione di Animal di Morrison (nel primo ciclo delle sue storie), è quella di far diventare il personaggio un megafono per le proprie idee ecologiste e animaliste: abbiamo qua dei duri attacchi all’uso degli animali nella ricerca scientifica, agli zoo, ed allo sfruttamento che l’uomo sta facendo (ancora oggi, e ciò rende queste storie di un’attualità spaventosa) delle risorse del pianeta e degli altri esseri viventi.

Ma questo, come dicevo, è soltanto il primo ciclo di storie. Nel secondo, viene iniziato un lavoro di metanarrazione, in cui pian piano il personaggio si accorge di essere soltanto il protagonista di una serie a fumetti: addirittura si ha, nel manicomio di Arkham, una specie di rivolta di tutti quei personaggi che sono stati cancellati dall’universo DC per colpa del reboot causato dalla suddetta Crisi.

Tutto ciò giunge al climax con l’ultima storia di Morrison su Animal Man, Deus ex Machina, in cui Baker incontra proprio il suo autore, Grant Morrison, e con lui ha un confronto diretto. Sì, non è altro che un personaggio dei fumetti che rispecchia la personalità del suo autore. Sì, nelle sue storie tutto è deciso e lui non ha alcun libero arbitrio. Tutto ciò è veramente giusto?

“No, it’s not. One of my cats died last year. Something , maybe a bone, punctured her lung. Pus built up in her lungs so that she couldn’t breathe. She suffered for four weeks and then died at the vet’s, a couple of weeks after her third birthday. Her name was Jarmara. That wasn’t fair either, but who do I complain to? See, your world is so much simpler than ours. It can be invaded by aliens or suffer catastrophes and nothing matters. It all just comes back, good as new. There’s no problem that can’t be solved by some idiot in tights. So don’t come here complaining ME about what’s fair and what’s not.”

“No, non lo è. Uno dei miei gatti è morto lo scorso anno. Qualcosa, forse un osso, le ha trapassato un polmone. Si è formato del pus nei suoi polmoni, e lei non riusciva a respirare. Ha sofferto per quattro settimane ed è morta dal veterinaio, un paio di settimane dopo il suo terzo compleanno. Si chiamava Jarmara. Neanche questo era giusto, ma con chi potevo lamentarmi IO? Vedi, il tuo mondo è molto più semplice del nostro. Può essere invaso dagli alieni o subire catastrofi ma niente ha importanza. Tutto torna come nuovo. Non c’è un problema che non possa essere risolto da qualche idiota in calzamaglia. Quindi non venire qua da ME a lamentarti di cosa sia giusto e cosa no.”

Grant Morrison ad Animal Man.

Perché la gestione di “Animal Man” di Morrison dev’essere letta.
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