Chi ha detto che i fumetti sono roba da uomini? Probabilmente il fratello di quello che ha detto che in Italia siamo sempre gli ultimi a fare/sapere le cose, e proprio come il suo fratello si sbagliava.

Ciao, mi chiamo Will, ho 13 anni, e in quanto a vendite spacco il culo a Tex.

Io non so quanti intellettuali o sedicenti tali (io sono un intelletuale) conoscete voi, io personalmente pochi ma qualche giorno fa ho scoperto uno, anzi una, di questi che aveva praticamente l’intera collezione di questo mensile. Mi sono stupito non poco, e così ne ho sfogliato un numero a caso (per dovere di cronaca il numero 19) e ho capito: era una bomba.
Purtroppo non ho usato il tempo imperfetto modo indicativo terza persona singolare del verbo essere casualmente: W.I.T.C.H ha chiuso i battenti per sempre.
Ma cosa sono queste streghe (Witch in inglese vuol dire strega) e cos’hanno di speciale? Come hanno potuto diventare il fenomeno editoriale dei flosci anni 2000?

Francesco Artibani

Vi invito a premere il link: a questo genio del fumetto italiano sono state dedicate 2 righe (e non per modo di dire!) su Wikipedia. Eppure quest’uomo è il motivo per cui avete pianto e gioito su PK, o su MMMM, o per cui ancora oggi, nonostante l’infanzia perlomeno anagraficamente superata, leggete Topolino. Così ho deciso che almeno per una cavolo di volta un uomo che ha dato così tanto al fumetto italiano meritava di vedere il proprio nome scritto bello grosso.
Ma torniamo alle Witch, perché dopotutto il merito non è solo di Artibani, ma di molte altre ragazze; sì, perché è un fumetto per ragazze, cari miei.

L’idea di base era creare un mensile appunto solo per ragazze. Le W.I.T.C.H. infatti non sono streghe, ma la scritta è in realtà un acronimo (notato i puntini?) dei nomi delle protagoniste: Will, Irma, Taranee, Cornelia, Hay Lin. Queste cinque ragazze rappresentano ciascuna un elemento terrestre, in ordine: Pura energia, Acqua, Fuoco, Terra, Aria. Costoro ricevono da Himerish, l’oracolo pelato che tutto vede e tutto sa, il cuore di Kandrakar: un ciondolo che permette alle pupe di trasformarsi in simil-fatine e di utilizzare i propri poteri per proteggere il nostro e tutti gli altri mondi dal male (ovviamente).

Quello che Will (la rossa) tiene in mano è il ciondolo. Le altre ragazze sono invece trasformate in fatine.

Il puzzo di Sailor Moon che state avvertendo non è sicuramente un caso, pensateci bene: quando eravate alle elementari quante bambine sognavano di essere «Bunny» e richiamare il potere della luna per sconfiggere i brutti voti in pagella? A Disney Italia non deve essere sfuggito questo dettaglio, anche se le streghe di casa nostra sono venute diversi anni dopo la nipponica vestita alla marinara, precisamente nel 2003 dalla mente di

Elisabetta Gnone

A differenza di Sir Artibani, Miss Gnone vanta ben 7 righe su Wikipedia, ben 5 in più del masculo collega (alla faccia dei sessismi) ma comunque una caterva meno di quelle dedicate ai Tokio Hotel. E poi ci si chiede come ha fatto Renzi ad arrivare al potere.
Tornando a noi, nella mente di Gnone le ragazze dovevano riflettere la società in cui vivevano le loro coetanee in carne ed ossa che – ahimé – non è quella rose e fiori di Topolinia o Paperopoli, così che le lettrici potessero rivedersi nei drammi e nelle problematiche affrontate dalle fatine.
In principio ad affiancare le 5 protagoniste vi doveva essere niente meno che Paperina, ma la mente muscolosa di Artibani suggerì di staccarsi completamente dal roseo mondo disneyano e catapultarci tutti nel mondo un po’ più grigio (ma anche più reale) di Heaterville (letteralmente: Città dell’Erica). Così la guida spirituale è un saggio pelato come si confà a una certa tradizione stereotipata orientale, ma quel che più intriga e colpisce non è il lato fantasy dell’opera ma quello umano. Will e compagne hanno delle situazioni familiari da capogiro: chi ha i genitori divorziati, chi assenti per il troppo lavoro, e come se non bastasse si imbarcamenano in relazioni scapestrate e a volte persino impossibili (vedi Cornelia e Caleb) in cui tantissime ragazze in tutto il mondo si sono immedesimate o hanno provato con tutte se stesse a farlo. Non solo: ognuna di loro appartiene ad un’etnia differente; considerando che è stato stampato in un periodo in cui era ancora figo essere razzisti e xenofobi (sì, a quanto pare quel periodo non è ancora finito, ma oggi mi sono svegliato un pochino più fiducioso nell’umanità) Disney Italia ha fatto una scelta splendida e coraggiosa che infatti ha pagato con un successo mostruoso e planetario.

Ma quanto di questo era programmato? Nulla.
In principio era stato previsto un arco di 12 storie, poi ridotte a 9 e tutto doveva finire lì.
Cos’è successo? Bah nulla di che, si sono giusto ritrovati a vendere 3.000.000 di copie l’anno in 70 paesi del mondo.

Come abbiamo fatto a vendere così tanto? Che domande: magia!

Ma eccoci arrivare al sodo, ovvero al motivo per cui molti di voi sono venuti qua a ficcanasare: come, quando e perché è finito W.I.T.C.H.?

Le W.I.T.C.H. hanno concluso la propria e felice storia editoriale con il numero 139 nell’ottobre 2012, vale a dire ben dodici anni dopo il glorioso numero 1. Il perché è facile intuirlo: le vendite erano crollate, non per una cattiva gestione, ma per un inevitabile perdita di interesse per il prodotto: le streghette avevano infine raggiunto l’apice del proprio potere, il loro cammino adolescenziale si era abbondantemente compiuto e il pubblico era ormai cresciuto con loro e forse pure più di loro, non riuscendo più a riconoscersi nelle eroine che avevano alimentato i loro sogni, speranze e asciugato le lacrime nei momenti bui che, ahimé, toccano a tutti, belli e brutti (con qualche danno per i brutti che si videro consegnare un pezzo di specchio così da potersi guardare).

Resta un’ultima domanda da risolvere: come?

Con il numero 130 comincia l’undicesima e ultima stagione delle streghe. Nelle dieci precedenti le nostre eroine hanno combattuto ogni disagio possibile e adesso, hanno ottenuto poteri immensi più di ogni altra creatura magica.
Il male è stato finalmente sconfitto, quindi Le W.I.T.C.H. si ritrovano costrette ad affidare i poteri ad Elyon perché hanno esaurito i propri compiti.
Elyon però fa loro una proposta: tornare a una normale vita da adolescenti oppure diventare sovrane magiche. Le W.I.T.C.H. scelgono questo ultimo percorso, che richiederà però il superamento di alcune prove.
La prima prova prevede di far incontrare i Loones e i Sools, abitanti del pianeta Sooloo divisi da una barriera: una volta completata con successo, ottegono il dominio sulla magia dei Sentimenti. Durante la seconda prova, vengono intrappolate in corpi da bambine e devono ritornare adolescenti: acquisiscono così il controllo dello Spazio e del Tempo.

Con il proseguire della storia, le W.I.T.C.H. riescono a portare a termine tutte le prove, diventando finalmente sovrane magiche e ottenendo un nuovo potere: quello di potersi riunire in un’unica Guardiana, Sixtar.

Finisce così il numero 139, con una storia dal titolo perfetto e che rappresenta sia lo spirito della saga, sia l’ideale congedo dalle fan: Come rimanere amiche per sempre.

E proprio così finisce una delle più felici storie dell’editoria italiana. Certo, qualcuno mugugnerà e dirà che è facile fare successo quando ti chiami Disney. Ah sì? Ve lo ricordate Monster Allergy, era Disney pure quello e la gente si schifava anche a pulirci il gabinetto con quella rivista.
Ma la cosa più bella di W.I.T.C.H. non è stata l’espansione mondiale e il numero incredibile di vendite ottenuto da un fumetto completamente fatto, pensato e prodotto da italiani, ma il fatto che è stato e sempre sarà un fumetto per ragazze. Coloro che da sempre snobbano questi prodotti e ci schifano quando a venticinque anni suonati saliamo sull’autobus o sul treno con l’ultimo numero dell’Uomo Ragno, o quando in sala d’attesa dal dottore o dal parrucchiere invece di aprire Oggi o Donna Moderna frughiamo sotto la paccottiglia e peschiamo quel reperto semi archeologico che dopo una doverosa spolverata risulta essere un Topolino del 1996, ecco, proprio loro per un decennio hanno condiviso la nostra passione, e chissà, magari quando ci criticano tanto per il nostro infantilismo forse è solo perché sono invidiose, perché noi abbiamo ancora Batman, Superman, o Thor e Capitan America (tranne quando muore in maniera del tutto casuale) mentre le W.I.T.C.H. non esistono più. E questo è un vero peccato.

 

Però se sulla copertina ci metti One Direction e Justin Biberon allora meriti di chiudere.
W.I.T.C.H.: storia di 5 streghe (italiane) che hanno dominato il mondo
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  • thunderstorms

    Che bellissimi ricordi che mi avete fatto rivivere, grazie!!… Giusto un paio di piccolissime precisazioni: La ragazza del fuoco si chiama Taranee (senza la I) e il posto dove vivono mi pare si chiami Heatherfield (letteralmente campo di erica). Complimenti e grazie per avermi fatto scoprire come va a finire!

    • Penna Stanca

      Mmm… questi erroretti devono essermi scappati via dalla tastiera mentre spipacchiavo il mio calumet delle cinque.
      Correggo subito, grazie per la segnalazione!
      Se vuoi scoprire il finale di altri fumetti e cartoni che magari hanno segnato la tua infanzia e/o adolescenza proprio come le W.I.T.C.H. allora dai pure un’occhiata alla nostra rubrica: “Le Oscure Trame” (la trovi nella Home Page cliccando su “Rubriche”).
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      • Marco

        Buuu lecchino!

  • Pingback: Sky Doll: amore/odio()

  • Anonimo

    perché dici che le Witch vengono da etnie diverse? da dove precisamente? capisco taranee e hay lin ma le altre??
    e comunque il primo fumetto è nato nel 2001 non 2003

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