Quest’oggi quello che voglio proporvi non è un articolo come gli altri che siete abituati a leggere su questo simpatico blog. Non è una recensione di una qualche opera fumettistica, né un’incursione nelle opere di un qualche artista e nemmeno un memorial di un gioco che ha caratterizzato la nostra infanzia.

Quella che avete davanti è la storia di una passione, mia, nostra e vostra.

I fumetti

Perché leggo i fumetti?
Questa domanda, se pur banale, nel corso della mia vita ha avuto risposte spesso differenti. E anche le persone che me l’hanno posta sono variate nel corso degli anni, così come il tono con cui la pronunciavano: incuriositi, scettici, dubbiosi e, purtroppo, anche con fare denigratorio; si perché nonostante oggi i fumetti e il mondo “nerd” in generale è in qualche modo valorizzato grazie ai vari cinecomic, serie tv, youtuber e chi più ne ha più ne metta, fino a pochi anni fa chi aveva queste passioni non era visto di buon occhio: con il naso nei nostri fumetti, eravamo quelli che “non crescevano mai” (come se ci fosse chissà che ad aspettarci, nell’età adulta) e che “non pensavano alle cose serie“. Insomma, fino a sei/sette anni fa era una cosa quasi quotidiana per me sentire la domanda: “Onizuha, ma cosa ci trovi nei fumetti? Perché li leggi?”.

La mia faccia ogni volta che la domanda mi era posta.

La risposta, come ho detto, è cambiata nel corso del tempo. Son passato dal “Perché mi divertono”, al “Guarda che puppe ha qui Robin” (Questa Robin, non questo) a “Fatti i ca**i tuoi”, passando per tante altre. Il problema che mi trovavo di fronte ogni volta che dovevo rispondere, era la profonda ignoranza in materia che l’interlocutore aveva (e, spesso, tuttora ha), radicato nella propria convinzione che i fumetti non siano altro che un prodotto creato e scritto per un pubblico di bambini, o al massimo per un target pre-adolescenziale: in Italia non riusciamo a smuoverci dall’idea fumetto = Topolino. Il che è strano, dato che Tex è il fumetto più venduto in Italia, ed ha una tiratura di stampa maggiore di Batman in America.

Quello che il pubblico italiano medio non riesce a capire è che il fumetto, di per sé, non è altro che un veicolo, un mezzo, per raccontare una storia, così come il testo scritto, la musica e il cinema. La domanda “Perché leggi i fumetti?”, di per sé, non ha senso: sarebbe come chiedere “Perché leggi i libri?”, mettendo sullo stesso piano “Amore 14” di Moccia, “I promessi sposi” di Manzoni e “La maschera maledetta” della serie Piccoli Brividi (senza parlare dei manuali scolastici, o dei saggi di filosofia, perché anche quelli son libri).

Leggo i fumetti per le storie che raccontano, perché con il tempo sono riuscito a riconoscerli come mezzo che riesce a divertirmi, a farmi riflettere e ad emozionarmi al pari di un buon libro o di un bel film. Perché la saga di Swamp Thing di Alan Moore mi fa riflettere sul ruolo che ciascuno di noi ha nella vita allo stesso modo in cui può farlo una poesia; perché la crisi di fede del prete in “Superman: per il domani” di Brian Azzarello mi ha colpito così come la storia di Fra Cristoforo nei Promessi Sposi. Perché se una storia è bella, se un autore è bravo, riesce a colpirti in qualsiasi modo essa sia trasposta.

E voi? Perché leggete i fumetti?

Perché leggi i fumetti?
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  • Andrea King Kong

    Sostanzialmente penso che per tutti il motivo base sia proprio quello che hai indicato, ovvero perchè raccontano una storia e ci piace come viene raccontata.
    Nello specifico io ho sempre trovato che il fumetto avesse quella via di mezzo (anche se detto così pare dispregiativo o riduttivo…) tra l’opera scritta di un libro e l’opera completamente visiva che è un film/cartone o quanto altro.
    Nei libri è bello far vagare totalmente la propia immaginazione basandosi su degli indizi dati dalle parole.
    Nel film hai la “pappa pronta” e devi solo goderti quello che i creatori del film hanno realizzato, facendoti essere quindi uno spettatore molto “passivo” (nonostante poi qui entri in gioco il fattore immedesimazione…ma questo aprirebbe una parentesi troppo grande e fuori tema).
    Nel fumetto invece hai davanti l’idea che ha l’autore del suo universo. Ti sta dicendo “è così che lo vedo nella mia mente”, ma poi sta al lettore immaginare più nello specifico come si susseguono le varie scene. Quasi a mo’ di storyboard molto dettagliato e spettacolarizzato di un film.

    Altro punto che mi ha sempre attirato nel leggere i fumetti (ma questo probabilmente dipende anche dal tipo di fumetti che compro) è il ritrovarci una chiave di lettura o comunque di scorrimento delle vicende molto simile ai film americani da fine anni 70 fino a inizio 90:
    – ci si puo’ ritrovare una trama magari non troppo elaborata ma che ha dei colpi di scena rari ma potenti;
    – non c’è quel bisogno ostentato di andare in fondo alle cause di qualsiasi cosa nel dettaglio, ma allo stesso tempo non si sente la mancanza di una base fondamentale;
    – le storie non si vergognano di passare dal “tamarro” al serio-plausibile;
    – il ritmo delle storie è spesso quello che si potrebbe trovare in film di generi ben diversi, come un “Grosso guaio a China Town” per arrivare poi a uno della trilogia degli zombie originali di Romero.

    Probabilmente questa mia ultima analisi in punti non sarà intesa da nessuno, l’ho scritta in geroglifico praticamente e anche il mio cervello rileggendola sta dicendo “EH?!”. Però indica più o meno quello che penso.

    E scusate per il commento gigantesco, continuate così!

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