Tanti anni fa ero molto giovane, e siccome anche mio babbo lo era un po’ di più e mi voleva più bene, mi fece un regalo fantameraviglioso: la mia prima PlayStation 2.
Sì, la prima, perché quel pezzo di plastica nera si rompeva con una facilità disarmante, ma nonostante ciò, finivo col ricomprarla sempre ugualmente.
Ricordo ancora che nella mia prima scatola c’era un Dvd. Già il fatto di tenere un Dvd tra le mani nel lontano 2001 era tanta roba, poi quello non era un dvd qualsiasi: era un demo.
Una volta – oggi paghi pure i demo – per non farti sentire un povero scemo con una console da 800.000 lire senza giochi, nella confezione trovavi un disco con diversi spezzoni di giochi che avrebbero potuto stimolare il tuo bisogno di alleggerire il portafoglio.
In quel demo c’era qualche gioco interessante, ma solo uno ti faceva uscire gli occhi dalle orbite; solo uno ti strappava il fantomatico «LO VOGLIO!» di bocca. E quel gioco era Devil May Cry.

Una locandina così ha già i miei soldi

Ci sono prodotti che fanno fatica a imporsi sul mercato, altri che sono flop, alcuni che sono immeritatamente flop: non è il caso di Devil May Cry.
Appena uscito, senza un motivo ben preciso, questo gioco era già un cult.
Eppure Devil May Cry non ha nulla di originale. Un cacciatore di demoni, mostri da sconfiggere, un cattivo che vuole conquistare/annientare il mondo, una donna che vi assume e che voi sperate di farvi fin dalla prima scena in cui la vedete. Quanti giochi esistono così?
Anche il Gameplay non era certamente innovativo. Pistole, spade, possibilità di trasformarsi in demone e abilità da potenziare. Niente, assolutamente niente di nuovo.
E allora perché questo gioco è entrato prepotentemente nelle case di tutti i videogiocatori di tutto il mondo, occupando un posto sullo scaffale e nel cuore di tutti noi gamers?
Perché era fottutamente cool.

In Devil May Cry ciò che vince è l’attenzione ai dettagli.
Dante è figo, ha la battuta sempre pronta e la posa plastica. Ma ha anche una triste storia alle spalle, e sangue mezzo demone. E poi veste come un cazzo di figo un completo di pelle rossa che per portarlo senza sembrare gay o ridicolo devi averci un sex appeal che manco Giorgione Clooney ai bei tempi di E.R.
Ogni dettaglio nel gioco crea un atmosfera che personalmente mi ricorda molto Buffy l’ammazzavampiri. E poi è fottutamente rock.
Dante (il protagonista) ha l’ufficio pieno di chitarre, e nel terzo capitolo della saga scopriamo quanto le sue doti possano tornare utili anche per picchiare i mostri.
Fondamentalmente Devil May Cry era il perfetto specchio glam rock dei suoi tempi: dentro c’era tantissimo Matrix (citato fin dal celebre intro con Trish in occhiali da sole e motocicletta), un sacco di heavy-metal, azione spettacolare e battute sagaci. C’era anche tanta cultura giapponese ma occidentalizzata, Dante ricorda molto Inuyasha sia come storia personale, sia per quella possibilità di diventare mezzodemone che faceva andare in brodo di giuggiole tutti i bimbiminkia brufolosi e perennemente senza donna come me; per non parlare poi del look e le armi totalmente rubati a Trigun.
Sognavo la notte di essere figo come Dante. Avevo un giubbotto di pelle lungo fino alle caviglie come lui (ma nero) e due pistole ad aria compressa, una nera e l’altra argentata, rigorosamente ribattezzate ebony & ivory, che da quel giorno non erano più il titolo di un masterpiece musicale firmato Paul McCartney-Stevie Wonder, ma le pistole di Dante.

Nooooo, non c’è nessuuuuuna somiglianza con Vash The Stamphede

Sapete quel detto: “un artista copia, un genio ruba”? Calza a pennello con Dante. Già solo per il nome si potrebbero far partire sei milioni di cause legali, ma tutto è così sapientamente miscelato in questo gioco che semplicemente non importa.
Sì, quando le cose sono fatte bene e il risultato è palesemente godibile, a nessuno importa sapere chi ha copiato chi, chi è venuto prima o altre simili fregnacce. Una cosa fatta bene è una cosa fatta bene. E a una cosa fatta bene si perdona sempre tutto.
Persino un secondo capitolo di saga orrendo, quel Devil May Cry 2 che ha rischiato di rovinare uno dei videogiochi più iconoclasti e accattivanti di sempre.
Ma anche quello è stato un bene, perché poi Capcom si è dovuta far perdonare, e allora ha tirato fuori Devil May Cry 3, e quello è un capolavoro assoluto.

Dante comincia la sua missione all’inferno.

Dunque, abbiamo Dante, il leggendario figlio di Sparda, un demone che si ribellò agli inferi che stavano tentando di conquistare la terra. Dante è un mezzo demone (sua madre è umana) e per questo ha poteri sovrumani, come una forza superiore al normale, una resistenza maggiore, una velocità fulminea e una capacità di guarigione degna del miglior Wolverine.
Come lavoro fa l’investigatore, molto similmente a Dylan Dog, con l’unica differenza che lui i demoni invece che a chiacchiere li affronta a spadate e pallottole.
All’inizio del nostro gioco verrete trafitti da una tipa che poi vi chiederà di lavorare per lei (wtf?). Accetterete solo perché la ragazza in questione è identica alla vostra defunta madre, e anche perché altrimenti il videogioco resterebbe fermo lì e sarebbe quindi molto noioso…
Da lì in poi è tutta un’escalation di roboanti sparatorie e fantasmagorici duelli, e i nostri occhi non possono che ringraziare ogni secondo tutto quel ben di Dio.

Scene d’azione di Dante in Devil May Cry. O forse no?

Bene, volete che aggiunga altro? No. Non lo farò. Se vi siete persi questo gioco nel lontano 2001 allora vi siete persi tanto. Su ps3 e 4 sono usciti degli indecenti Dlc, potete consolarvi con quelli se volete. Così imparate a fare quelli che “eh ma la grafica più migliore moderna…”. Cosa vi aspettavate da una rubrica che si chiama Venerdì Retrò? È ovvio che il vecchio è meglio. Per cui andate a spolverare la vostra vecchia console nera (lo sappiamo che ce l’avete ancora e che ogni tanto vi trastullate su Gta San Andreas pensando che GtaV avrà anche la modalità FPS, ma le gesta di CJ varranno sempre di più di tutti i Trevor di tutto il mondo) e frugate su eBay alla ricerca di questo capolavoro. E già che ci siete prendetevi pure il 3, che se possibile è persino meglio del primo.
Saprò se avrete fatto tutto questo al prossimo Lucca Comix, quando vi vedrò girare vestiti da Dante.
Sì, è inevitabile questo cosplay, fidatevi.

La copertina del disco. O forse no?

 

Venerdì retro: Devil May Cry
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