La domanda è: può esistere una storia di San Valentino che sia dolce ma non melensa, adulta ma che allo stesso tempo possa parlare a chiunque?
Per quanto riguarda i fumetti la risposta è: sì, si chiama Spider-Man: Blue.

La (splendida) copertina

Nei primissimi anni 2000 alla Marvel sono successe molte cose belle, e tutte dovute all’avvento di un grand’uomo alla direzione della Casa delle Idee: Joe Quesada.
Quest’uomo ha avuto una serie di brillanti idee, fra le tante quella di svecchiare le polverose biografie degli eroi di punta rinarrandone le origini.
Questa missione fu affidata a un duo tanto affiatato quanto azzeccato: Jeph Loeb (testi) e Tim Sale (disegni). I due decisero di accomunare in un certo qual modo tutte queste storie, che avrebbero avuto per protagonisti Spider-Man, Devil, Hulk e Capitan America: avrebbero parlato dei loro esordi come super-eroi e, avrebbero avuto un colore dominante.
Sì, le tavole e l’atmosfera della storia sarebbero state caratterizzate da un particolare colore: il giallo per Devil, il grigio per Hulk, il bianco il rosso e il blu per Capitan America e, per Spidey il blu.

Sono arrivato a pensare che le cose devono andare molto male prima che tornino ad andare bene.
Considerando come mi è andata la vita finora, devo pensare che sia per forza così. Dopo il male, c’è il bene. Per forza.

– Peter Parker

Sono queste le parole con cui si apre una delle storie più belle mai scritte sull’Uomo Ragno, anzi, su Peter Parker.
Una delle riflessioni più intelligenti mai fatte sul fumetto è quella che Quentin Tarantino mette in bocca a Bill nel confronto finale fra la spietata vendicatrice Black Mamba e il suo vecchio amante, Bill: Bruce Wayne, Peter Parker, sono loro le vere identità dietro la maschera, mentre Superman no, è lui il vero, mentre Clark Kent è un alter-ego, una bugia inventata per vivere senza sospetti fra gli umani. Più o meno diceva così la frase, e se è vero per Superman, è altrettanto vero per Spidey: l’Uomo Ragno non è il fico che volteggia per New York in pigiama sparando battute a raffica, ma è lo sfigatissimo Peter Parker.
Jeph Loeb sceglie di tenere bene a mente questo particolare, e la storia che ci narra non è tanto una storia di supereroi – benché Spidey ne debba fare di scazzottate lungo tutti e sei i numeri della storia – ma è una storia del dolore e della malinconia di un uomo come potrebbe essere chiunque, e che come molti di noi è dovuto passare per tragedie troppo grandi per le proprie umane spalle.

Il tema ricorrente è uno: la convinzione che dopo il male, grande o piccolo che sia, viene sempre il bene.
Questo pensiero si rincorre pagina dopo pagina mentre un malinconico Peter apre il suo cuore a un vecchio registratore probabilmente appartenuto a Zio Ben, indimenticabile figura paterna e motivo della conversione supereroistica del nostro protagonista.
Già perché Peter non è nato con la divisa e lo spirito dell’eroe cuciti addosso, quando ha ottenuto i suoi bei poteri di ragno ha fatto quello che probabilmente faremmo tutti nelle sue condizioni: li ha usati per far soldi. E nel far questo ci ha rimesso la pelle proprio lo zio Ben, quando Peter non ha fermato un rapinatore che la sera stessa ha pistolettato il poveretto.

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Perdonate questo mio procedere un po’ a balzi in qua e là, ma è che questa storia è un tale capolavoro e io vorrei omaggiarlo al mio meglio, ma la verità è che più ne parlo e più mi emoziono.
Ma veniamo davvero al sodo: perché questa è una storia di San Valentino?

Dunque, la storia comincia il giorno di San Valentino, ai giorni nostri, dove un Peter da anni felicemente sposato con la rossa e bellissima Mary Jane Watson si riscopre particolarmente malinconico, particolarmente blue, da mettersi a raccontare una vecchia storia a un vecchio mangianastri.
Quella vecchia storia è la storia di come, un San Valentino di tanti anni fa, Peter Parker e Gwendolyne Stacy si sono innamorati.

«E bella merda d’uomo sto Parker!» verrebbe da dire; un uomo sposato, felicemente da anni, e perlopiù con una bellissima donna, si mette a ripensare la notte di San Valentino a un vecchio amore tardo-adolescenziale?
Ma Gwen non è una donna qualunque, state attenti. Gwen è stato il primo grande amore di Peter; con lei il nostro eroe sognava un matrimonio e tanti bei figlioletti; il suo sorriso gli dava la forza di vincere mille battaglie. Mille battaglie tranne una, la più importante: La notte in cui Gwen Stacy morì.
La bionda delle meraviglie morì una notte in cui Norman Osborn, alias The Green Goblin, scoperta l’identità segreta dell’uomo ragno ne rapì la ragazza lanciandola poi dal ponte di Brooklyn. Per rendere ulteriormente tremenda quella morte, Peter provò disperatamente ad acciuffare la pupa prima che l’impatto con l’acqua la uccidesse, ma la ragnatela che l’acciuffò per la caviglia ebbe come unico risultato quello di spezzarle il collo, costringendo Peter a tormentarsi per il resto della propria vita chiedendosi se avrebbe mai potuto agire in altro modo per salvarla.

Siete autorizzati a piangere e a tirare un tavolino nei denti a Norman Osborn la prossima volta che lo vedete.

Gwen Stacy a tutt’oggi è probabilmente l’unico personaggio, insieme allo zio Ben, a non essere tornato in vita nell’intero mondo del fumetto. «Alla Marvel il paradiso ha le porte girevoli» diceva Stan Lee, e così è stato per tutti, ma non per Gwen.
La morte di Gwen ha segnato per sempre la vita di Peter che, anche se è poi riuscito nuovamente ad aprire il suo cuore a qualcuno, ovvero alla meravigliosa Mary Jane, ha passato – e tuttora passa – la vita a chiedersi se non fosse la bionda la propria anima gemella, e la rossa un felice rimpiazzo.
Con questi occhi dobbiamo leggere Spider-Man Blue: tenendo a mente che dopo il male c’è sempre il bene, e che Gwen è morta e che Peter non ha nessuna intenzione di dimenticarla.

La storia è quindi una lunga ballata blues romantica, dove Peter racconta come si sia innamorato di Gwen fin dal primo momento in cui l’ha vista, di come fra loro avesse provato a intromettersi Mary Jane, e di come altri mille ostacoli e piccole vicende fondamentali della storia editoriale dell’Uomo Ragno si siano messi in mezzo.

Spider-Man Blue è la sintesi di tutto ciò che è Peter Parker: la sua filosofia, il suo background, le motivazioni che spingono l’uomo sotto la maschera a indossare la maschera per l’appunto.
È una storia perennemente ammantata dalla cosiddetta “Fortuna dei Parker”, ovvero una sfiga cosmica da far sembrare Leopardi un allegro viveur anni ’20.
Ma è soprattutto una storia d’amore. Una storia di amore totale. Di amore per Gwen; di amore per la vita.
Perché nonostante tutto il dolore; nonostante il più grande dolore mai provato da Peter in tutta la sua esistenza, qualcosa di buono è davvero accaduto. E quindi la morale della storia si riconferma. Ma non è una morale facile, non è una morale squillante e gioiosa. È una morale blue, malinconica e triste, come tutta questa bellissima storia.

Non ve la spoilero perché è probabilmente la tavola più bella di tutto il fumetto, e io voglio che leggiate, godiate e piangiate con me questo San Valentino.
A mio giudizio questa è per tutti i fan del ragno la “seconda storia preferita”, ovvero quella storia che se uno dovesse stilare la propria classifica delle top 3 storie del Ragno, questa ce la trovi sicuro.

Per concludere: se questo San Valentino siete soli, oppure siete fidanzati ma state comunque lì a fissare il muro chiedendovi che cosa sia l’amore, vi do un indizio io.

Questo è l’amore.
Buon S. Valentino con Spider-Man Blue
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