Qualche sera fa avevo difficoltà a dormire, così ho fatto come faccio di solito: sono andato a frugare nella mitica raccolta di repubblica, i classici del fumetto.
Tra un Batman e un Mandrake i miei occhi si sono fermati su un vecchio amico che non leggevo da tempo: Lucky Luke.
Se ridere nella vita è importante, in Lucky Luke è tutto, e così anziché dormire mi sono ritrovato a tirare l’alba felicissimo.

Più o meno ridevo così, sì.

Ma chi è Lucky Luke?

Se non conoscete il cowboy più divertente del fumetto mondiale allora sappiate che la foto sopra ritrae proprio lui, che se la ride di gusto, abbracciato al suo fido destriero Jolly Jumper.
Il merito va a due stimati rappresentanti della scuola di fumetto franco-belga: Morris (pseudonimo di Maurice De Bevere) e René Goscinny, quest’ultimo creatore di Asterix.
Lucky Luke è un pistolero infallibile, tanto che è in grado di sparare più veloce della propria ombra.

Letteralmente!

Come ogni vero eroe che si rispetti, il fortunato Luke veste sempre uguale in ogni numero: stivale marrone con speroni, jeans, cinturone, camicia gialla, gilet nero, fazzoletone rosso e cappello bianco. Altro segno distntivo è la sigarette perennemente penzolante tra le labbra.
Sì Lucky Luke fuma drummini come un turco, e capita sempre di vederlo rollare il proprio tabacco con serietà e soddisfazione all’interno delle proprie storie. Questo perché il primo numero esce il 7 dicembre 1946 e non erano certo quelli anni in cui il fumo veniva visto come principale fautore del cancro ai polmoni. Negli anni ’80, quando i dottori hanno realizzato che infilare palle di fumo a nastro nei polmoni poteva non essere una gran trovata per la salute, il nostro amico ha sostituito la sigaretta con una più sobria spiga di grano, restando quindi esteticamente immutato ma salutarmente più curato.

Il mondo di Lucky Luke è il western dei film di John Wayne, ma parodizzato. Tutte le città sono uguali e il centro della vita sociale è il Saloon. Non esistono altri luoghi, a parte le carceri dove gli immancabili e terribili fratelli Dalton passano la stragrande maggioranza della propria futile esistenza.

I fratelli Dalton, acerrimi nemici di Luky Luke, capitanati ovviamente dal più piccolo e più cattivo Joe.

Il western di Morris e Goscinny è popolato da casi umani fra i più spettacolari: alcolizzati senza speranza, immancabili bari, baristi d’ogni sorta e sceriffi cuor di coniglio.
Lucky Luke è colui che riporta lo status quo ogni volta che un bandito minaccia una cittadina, o gli indiani assaltano una carovana. Tutto questo a colpi di revolver, sì, ma nessuno muore mai.
Nelle sue storie Lucky dispensa cazzottoni e pallottole, ma al massimo ci si fa qualche livido, e il giorno dopo si è di nuovo in forze per ricominciare tutto da capo.

Ad accompagnare questo “Lonesome cowboy far away from home…” c’è il cavallo che tutti baratteremmo con la nostra macchina: Jolly Jumper. Jolly Jumper, bianco destriero dalla bionda chioma, è un cavallo incredibile quanto il suo padrone: velocissimo, intelligentissimo e parlante. Sì, tutti gli animali parlano in Lucky Luke, ma nessuno può sentirli; nessuno tranne noi, e infatti Jolly Jumper quando parla, a volte, guarda dritto fuori dalla pagina spaccando la quarta parete e facendoci ridere un sacco.

Nei primi numeri importati in Italia i fenomeni della traduzione del Belpaese sentirono il bisogno ribattezzare Jolly Jumper “Saltapicchio”, errore che fu poi rimediato nei numeri successivi lasciando l’originale.
L’espressione intelligentissima di Ran Tan Plan

Numerosi sono i comprimari di Lucky Luke, a partire dal “cane più idiota del mondo”, Ran Tan Plan. Più in generale sono immancabili gli sceriffi fifoni, i federali incompetenti, i baristi furbacchioni e i bari.
Tutti i cliché del West sono onnipresenti e Lucky Luke vigila su di essi.
Sì perché Lucky Luke spesso e volentieri più che un protagonista vero e proprio è uno spettatore, coinvolto suo malgrado in vicende che forse neanche gli interessano del tutto. Quello che distingue Lucky Luke da tanti altri riusciti personaggi comici è la sua sottaciuta consapevolezza del mondo cui appartiene. Lucky Luke più che un portatore di giustizia à la Tex Willer assomiglia a una maestra d’asilo: benché non lo venga mai detto esplicitamente, il fortunato Luke sa bene quanto noioso sia il polveroso vecchio West, dove il massimo del divertimento è una rissa nel saloon, e per questo più che salvare la situazione sembra aspettare che i birbanti si siano sfogati abbastanza per poi rimettere ogni cosa al proprio posto. Tanto in questo mondo non ci si può far male davvero, che rischio c’è?

Forse è proprio questo il motivo per cui mi piace tanto e consiglio a tutti il fumetto di Morris e Goscinny: il loro protagonista è un cowboy senza macchia e senza paura, senza difetti alcuni, l’antitesi della comicità insomma. Eppure i due brillanti autori riescono a sfruttare un pericolosissimo handicap e a tramutarlo nel proprio segno distintivo. Non a caso la mia storia preferita è Il Piedidolci, dove persino il coprotagonista è un personaggio privo di difetti che però risulta incredibilmente comico, leggere per credere.

Vi lascio con la canzone che apre e chiude tutte le storie di Lucky Luke: Poor Lonesome Cowboy, di Pat Woods.

Lucky Luke: risate e revolver
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