No, non siamo tornati a pieno in azione: siamo ancora immersi nel torpore estivo (e probabilmente lo saremo ancora per un mesetto buono) ma, tra una spiaggia e l’altra, siamo andati a vedere Pixels

pixels0005In primis voglio mettere le mani avanti: pixels NON è un filmone.
Non è un capolavoro immancabile, non è uno di quei film “da vedere”: è più il filmetto della domenica pomeriggio, ti fa passare quell’oretta e mezzo e stop.
Non è neanche il tipico film di Adam Sandler (attore denigrato da tanti, ma che a me non dispiace); è fatto sullo stile dei film d’azione per ragazzi, con poche domande e ancor meno significato, ma con tanta voglia di divertire.
E a modo suo ci riesce: questa specie di spy-kids per trentenni fa il suo lavoro, ma niente più.

Vietato ai minori di 25 anni

Anche le immancabili citazioni (perchè nel 2015 se non citi qualcosa degli anni ’80 non sei nessuno) ovviamente abbondano – ed è naturale, in un film in cui I VIDEOGIOCHI DEGLI ANNI ’80 INVADONO LA TERRA… alcuni l’hanno definito il “GhostBusters dei videogiochi”.
A me sembra una bestemmia, forse l’intenzione originale era quella ma il risultato è ben lontano da mostri sacri quali appunto GhostBusters (ma anche dai ben più recenti Ralph Spaccatutto e Tron Legacy, infinitamente superiori)

Il film ha le sue perle, tipo la scena di Pac-Man (peccato che il momento più divertente ce l’avessero già mostrato nel trailer), lo slang di FireBlaster… poca roba però.
Grande occasione persa invece quella di parlare del divario generazionale, dei nuovi adulti che si sentono ancora ragazzini: provano ad accennare qualcosa ma viente tutto ridotto ad un singolo dialogo in cui il ragazzino di turno parla di Halo e il protagonista dice che i cabinati in sala giochi erano meglio. Davvero, troppo, troppo poco per un tema che poteva dare un minimo di spessore al film e che invece viene gettato alle ortiche.
E poi ancora, citazioni. Citazioni che però nascono e muoiono lì: oltretutto se sei nato sul finire degli anni ’90 (perchè ricordo a tutti, qui in Italia gli anni ’80 sono arrivati 10 anni dopo) non le capisci, e probabilmente il film non ti piacerà.
Se invece sei nato prima… forse ti piacerà, ma dopo 5 metri dall’uscita della sala NON TI RICORDERAI NEANCHE UNA SCENA.
Hanno anche preso l’attore del momento (Peter Dinklage, per gli amici “il nano di Game of Thrones”) per attirare un po’ di gente in più.

Ciao sono Peter Dinklage, interpreto uno dei co-protagonisti ma non servo comunque a niente in questo film: sono qui solo per attirare le vostre fidanzate e farle ridere coi miei capelli lunghi.

In conclusione: carino… per una serata piovosa da passare in casa, sul divano, con birra e patatine.
Al cinema NO.

Voto: 5

e sono stato buono
Sarà anche vero che gli anni ’80 non sono mai finiti, ma se devono continuare così…

Pixels: la recensione
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