Ghosts are real

C’è un fraintendimento sostanziale alla base delle critiche piovute sull’ultima fatica di Guillermo del Toro: al contrario di quello che si possa pensare, Crimson Peak non è un film dell’orrore.
Si tratta piuttosto di una dichiarazione d’amore nei confronti di un mondo fittizio: quello dell’epoca vittoriana, filtrata attraverso la rappresentazione che ne è stata data, negli anni, dai media più disparati, e di tutto il suo corollario iconografico di riferimento.
Per questo possiamo parlare allo stesso tempo di un film dalla natura letteraria ma dall’anima fortemente estetizzante, il cui contenuto si identifica interamente con la forma, senza che i due fattori risultino mai scindibili.

A essere letterari sono i ritmi, dilatati e cadenzati sullo stampo dei grandi romanzi ottocenteschi inglesi, oltre che le numerose citazioni, manifeste o meno (fra le prime spiccano i riferimenti a Mary Shelley e a Conan Doyle); il formalismo estetico invece è la cifra sostanziale della pellicola nonché, in fin dei conti, il suo obiettivo primario: si ha come l’impressione costante di osservare un quadro in movimento raffigurante la percezione dello spirito di un periodo; tutto quello che si mostra sullo schermo, in Crimson Peak, rimanda a un immaginario strutturato, i cui elementi si sono ormai sedimentati in una simbologia riconoscibile.
Ecco quindi i barocchi abiti consunti, i tenebrosi manieri dispersi nel mezzo della brughiera, le distese bianche di neve a mascherare un letto di terra cremisi, i latrati del vento forieri di oscure presenze, l’esangue protagonista dai boccoli dorati e la perturbante coppia di orfani.
A impreziosire il tutto ci pensa una direzione artistica ispirata e assolutamente in linea con le intenzioni della pellicola: non sono pochi i momenti che meriterebbero un fermo immagine, tanta è la cura scenografica e la ricerca stilistica dei costumi che non puntano mai a ricreare fedelmente un ambiente o il periodo storico ma piuttosto si preoccupano di suggerire un’atmosfera, di far respirare allo spettatore determinati profumi.

– A ghost story. Your father didn’t tell me was a ghost story.
– It’s not. More a story with a ghost in it.

Si capisce bene che parlare dell’intreccio, in un simile contesto, risulta abbastanza inutile: ci troviamo di fronte a una variante, abbastanza canonica, della vicenda di Barbablù, con Mia Wasikowska nei panni della sognatrice sedotta, Tom Hiddleston in quelli dell’affascinante seduttore dal passato ignoto e Jessica Chastain nelle vesti di figura luciferina. Pur facendo appoggio su un canovaccio consolidato, privo di reali sviluppi sorprendenti, il triangolo disegnato dai tre regge ben il peso delle due ore di proiezione: la prima parte si prende il suo tempo per dare adito a un’infatuazione dal sapore smaccatamente romantico (nel senso letterario del termine), che vede il suo culmine in una magnifica scena di ballo, coreografata a regola d’arte. Hiddleston è perfettamente a suo agio nel ruolo del genio (apparentemente) ingenuo e la Wasikowska risulta credibile fin da subito grazie a un physique du rôle perfetto per la parte.
Tutto il secondo movimento, dall’arrivo in Inghilterra in poi, si costituisce di una progressiva discesa nel perturbante che non risparmia, nelle battute finali, momenti di grottesco puro tanto cari a Del Toro; L’incedere dell’aspetto gotico esalta Jessica Chastain, che finisce per rubare letteralmente la scena, incarnando inaspettatamente l’anima del film con personaggio tanto conturbante quanto intimamente corrotto.

Superficialmente, quello di Del Toro potrebbe sembrare un lavoro un po’ ruffiano: un’accozzaglia di stilemi, personaggi e tematiche cari a un bacino d’utenza discretamente massiccio, utili a fare in modo che vengano strappati un remunerativo quantitativo di biglietti con il minimo sforzo. In realtà la perfezione manierista con cui è confezionato ogni singolo tassello costitutivo di Crimson Peak lascia trasparire un amore limpido per la materia trattata: quello dell’autore messicano è cinema di ottima fattura, se per cinema si intende il narrare attraverso le immagini; solo che quella che viene narrata non è tanto la storia di una donna americana in uno sperduto maniero inglese, quanto il fervore di un talentuoso regista per un mondo di fantasmi.

I Consigli del Martedì – Crimson Peak

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