Era solo un modo per dire a mio padre che gli voglio bene.

Tempo fa ho avuto la fortuna di imbattermi in una svendita Bao dove ho comprato una serie di volumi fallati a pochi euri. Fra questi mi ha colpito uno che in copertina aveva un orso gigante blu sopra con un bambino vestito da Robin.

Chaque Chose, edito in Francia da Gallimard (coll. Bayou), è arrivato in Italia con il titolo (corretto) Ogni Cosa sotto l’etichetta Bao.
L’autore, Julien Neel, nato nelle Banlieu parigine, ha pubblicato questa storia nel novembre del 2006. È la sua quarta opera e, come si intuisce dalla quarta di copertina, è una storia autobiografica.
Non è facile parlare di quella che in realtà è una storia piuttosto semplice. Non è facile perché laddove l’autore poteva lasciarsi andare ai sentimentalismi e a scontate retoriche sul rapporto padre-figlio, decide invece di prendere ogni volta un’altra strada, più tortuosa, fra i sentimenti.

Quando ho chiuso il volume continuavo a leggere la frase in quarta di copertina, la citazione che si trova anche all’interno del libro e che l’autore pone un po’ come chiave interpretativa del testo: “Era solo un modo per dire a mio padre che gli voglio bene”. Continuavo a leggerla con la sensazione che avessi letto molto di più ma allo stesso tempo che la storia di Neel fosse esattamente quello. Non so spiegarvi questo bipolarismo concretamente, so che però questa sensazione è ancora viva a distanza di mesi (l’ho letto lo scorso dicembre) e che è la cosa più bella che mi è rimasta e che vorrei riportarvi.

La storia si svolge su due piani temporali: il presente, in cui un Julien adulto assiste alla morte imminente del padre; e il passato, in cui il padre, mago squattrinato e fresco di divorzio trova lavoro come mascotte di un’azienda non specificata.
È un viaggio scomodo in cui il protagonista comprende, forse davvero per la prima volta, il valore di «ogni cosa», capendo – forse – le azioni passate del padre, e come quell’uomo burbero ma in fondo molto buono abbia rischiato la vita per ciò che c’è di più prezioso al mondo: i figli.

Ma sì che è lecito piangere, siete autorizzati.

Come ho detto la storia è apparentemente molto semplice, e nonostante il colpo di scena finale che sinceramente mi ha spiazzato non del tutto positivamente (ma dopotutto si tratta di vita vera, che colpa ne può avere il buon Neel?) la trama procede lineare e senza enormi sorprese.
No, quello che davvero conquista di questa storia, i veri conflitti e le tensioni stanno tutte nel non detto, negli spazzi vuoti tra una vignetta e l’altra che Julian sceglie elegantemente di non dirci ma che ci lascia liberi di interpretare. Così come non vediamo tutto il tempo che trascorre tra il tempo passato e il tempo presente, non vediamo mai davvero il conflitto padre figlio come si evolve, ma avvertiamo sempre esserci stato e che, adesso, di fronte all’ineluttabilità della vita, tanto di quel dolore è stato inutile; pur con tutti i vizi il padre è stato un padre, e il figlio un figlio.
C’è un non detto in particolare che mi ha colpito molto, un momento in cui Julien adulto viene contattato da un editore per produrre un fumetto. Il fumetto in questione è un’estensione di una storia breve che Julien aveva pubblicato su suo padre anni prima. In poche parole l’editore sta chiedendo al Julian del fumetto di scrivere quello che noi stiamo leggendo: Ogni Cosa.
Mentre storgevo il naso pensando a un improvviso attacco di metanarrazione con strizzate d’occhio fuori contesto per una storia del genere, ecco che Neel si è rivelato per l’ennesima e forse più alta volta un grande autore: quel vecchio fumetto sul padre scritto anni prima non parla davvero di suo padre. O meglio, forse parla di lui, ma non di lui come è veramente ma come Julian avrebbe voluto che fosse. La sequenza poi finisce lì perché Julian non accetta il lavoro: suo padre sta morendo e lui vuole stargli vicino.
In quella sequenza Julian ci svela quel conflitto figlio-padre che nel testo si avverte come un peso di fondo ma che mai viene esplicitato. È il momento in cui ho avvertito che Ogni Cosa era molto di più di quello che stavo leggendo, ed è il momento in cui ho sperato che quel fumetto mi facesse piangere lacrime buone.

Sì, l’orso e il papà sono la stessa persona, ma non è uno spoiler, tranquilli.

Alla fine quindi cos’è questo “Ogni Cosa”? Che Julian ripete e che mai davvero ci viene spiegato?
Io l’ho interpretato come i figli.
I figli e la responsabilità che ne deriva permeano ogni cosa del nostro mondo e sono quindi ogni cosa per cui valga la pena combattere e finire all’ospedale, un mezzogiorno d’agosto solo perché non c’era altro modo di portare vostro figlio al mare come gli avevate promesso.

“Ogni Cosa”, di Julien Neel: La Recensione
Tag:                         

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: