Una campagna pubblicitaria così azzeccata e invasiva non la vedevo da Star Wars, ma se è vero che guerre stellari grande pubblicità non ne aveva bisogno (è il più grande film di tutti i tempi, dove per film intendo tutti i film messi insieme, e non si accettano repliche) Deadpool invece ne necessitava un po’ di più, più che altro per portarlo fuori dalla nicchia (gigantesca) di fumettari che non vedevano l’ora di emozionarsi con le gesta del mercenario chiacchierone sul grande schermo.

Ma procediamo con calma.

Locandine bellissime.

Deadpool è una storia d’amore.
Pensavo fosse una stronzata, perché Deadpool è sempre tutto e il contrario di tutto, e invece alla fine del film si è rivelato davvero essere questo.
Deadpool non è la storia di un supereroe alternativo, non è la storia di un antagonista pentito, è un film tradizionale sui supereroi che finge di essere anticonvenzionale ma non lo è. In parole povere: è un film molto furbo.

Furbissimo.

Dicevamo, storia d’amore…
Vi ricordate il grande adagio di babbo Zeus in Hercules, il cartone della disney? Cito a memoria: “Un eroe non si misura dalla forza dei suoi muscoli, ma dalla grandezza del suo cuore”. Se teniamo l’adagio disneyano come metro di misura dei film supereroistici allora Deadpool è un film di supereroi in piena regola e, indubbiamente, un film d’amore.

I film di supereroi possono essere generalmente riassunti, citando il titolo di un romanzo di Nick Hornby, in: “Tutto per una ragazza”, Deadpool non fa eccezione.

Trama in breve (no spoiler):
Wade Wilson è un ex militare delle forze speciali congedato con disonore e con ben 41 uccisioni all’attivo che adesso si guadagna da vivere pestando o intimorendo la gente dietro pagamento, tutto attraverso un locale malfamato nella periferia newyorkese dove conosce Vanessa, una prostituta con cui inizia una storia d’amore intensa e altamente passionale (leggasi «brazzers»). Quando Wade scopre di essere afflitto da molteplici cancri incurabili si offre volontario per degli esperimenti illegali, sperando di trovare una cura. In effetti la cura viene trovata: un cocktail strano attiva il suo gene mutante dormiente e Wilson ottiene il potere di autorigenerarsi (esattamente come Wolverine) ma resta anche irrimediabilmente sfigurato.
Le cicatrici che si porta addosso non gli permettono di ritornare da Vanessa: si vergogna troppo. Ma forse, lo psicopatico inglese che lo ha “curato” è in grado di risistemarlo…

Il film ha una struttura classica in tre atti senza grosse sorprese, ciò che rende il film interessante e diverso è Deadpool stesso: esattamente come nel fumetto il mercenario chiacchierone (oltre che tener fede al suo soprannome) è in grado di rompere la quarta parete, parlando direttamente con lo spettatore e strizzando l’occhio nei modi più assurdi.

Non voglio spoilerare la trama, per cui andrò dritto al punto: Il film è riuscito e il cuore del personaggio è rispettato. Deadpool è matto, scherza sempre, è sboccatissimo e prende tutto e tutti per il culo.
Quello che mi ha “infastidito” (ma è un fastidio piccolo come la puntura di una zanzara) è quel passo in più che il film poteva fare e che invece non ha fatto. Mi riferisco a due cose: il finale e la rottura della quarta parete.

Il finale:

La rottura della quarta parete:
Non è facile rompere la quarta parete in modo originale dopo che Frank Underwood l’ha bucata per tre stagioni (tra poco quattro) in tutto il mondo. Ma non è mai facile in generale perché il risultato è che spesso si vada a utilizzarla solo come un autosottilnearsi gag e battute oppure come mera strizzata d’occhio. Nel fumetto Deadpool rompe la quarta parete nei modi più impensabili ma soprattutto ci svela la verità su sé stesso: lui sa di essere un fumetto e questo è il motivo per cui si caccia nelle sue avventure, per intrattenerci.
Deadpool non è un supereroe, non è un cattivo, non è un buono… è un tremendo narciso che adora essere al centro dell’attenzione e pur di restarci è disposto a far tutto, e quel tutto sono le storie che noi leggiamo nei fumetti.
Nel film manca questa consapevolezza: Deadpool rompe la quarta parete e basta.
Nel videogioco (splendido) gli autori non lo avevano dimenticato, e infatti ogni tanto Deadpool diceva cose tipo:”Ehi a questo livello servirebbe un boss” ed ecco che compariva il boss di fine livello. Nel film non succede, ed è un peccato. Minimo, ma pur sempre un peccato.

Un bel ragazzo.

Per concludere, una differenza tra fumetto e film nella backstory di Deadpool che mi è dispiaciuto non ritrovare nel film:
Nel fumetto il fattore rigenerante di Deadpool non è dovuto a un gene mutante risvegliato con delle sostanze chimiche, ma è proprio lo stesso potere di Wolverine trapiantato – sempre con esperimenti atroci – da Arma X nel corpo di Wade Wilson. Ecco perché Wade parla tanto di Wolverine, anche nel film, perché le origini del personaggio sono avvenute proprio sulla testata di Wolverine: Deadpool era un supersoldato di Arma X inviato proprio a uccidere l’artigliato canadese.
Wade Wilson non era la sola cavia del progetto, erano in tanti, più o meno tutti con ragioni simili a quelle di Wade, ma l’atrocità degli esperimenti li faceva morire uno a uno, tanto che per “scherzarci su” le cavie si erano inventate il Dead pool, ovvero il toto-morte, scommettendo su chi sarebbe morto prima fra di loro.
Deadpool, proprio “grazie” al cancro, fu l’unico a riuscire a far adattare il fattore rigenerante di Wolverine al proprio corpo. Infatti Deadpool nel fumetto non è guarito dal cancro, anzi, il fattore rigenerante semplicemente ripulisce il sangue costantemente mentre le cellule tumorali continuano a riprodursi, in una sorta di delicatissimo equilibrio metabolico. Questo fa sì che il tumore al cervello di Wilson sia la causa delle personalità multiple di Deadpool, colpevolmente assenti nel film.

Nerdismi acuti a parte, se fossimo su Mymovies darei 3 stelle su 5 al film, perché è ben fatto, divertente e rispettoso del personaggio originale.
Spero che il successo (meritato) al botteghino porti gli autori ad avere più libertà e a osare ancora di più nei prossimi film (il sequel è già annunciato e ci sarà Cable).

Per amenità del tipo: chi è chi, gli sceneggiatori, il regista etc, potete tirare a indovinare leggendo i nostri tag, oppure fatevi un giro qui.

Chimichanga!

Deadpool: la recensione
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