Lo so qual è la domanda che vi state facendo tutti: Ma allora? Questa seconda stagione com’è?
Vorreste sapere se l’attesa è stata ripagata, se il punitore ha avuto finalmente giustizia, se Elektra è Elektra e non una modella che si veste da ninja.
Ok, rispondiamo dai.

Sì, Daredevil 2 va bene, test superato.

Frank Castle, finalmente.

Al momento non abbiamo ancora terminato la visione per intero della seconda stagione di Daredevil, per cui il giudizio non può essere completo. Questo articolo si baserà sulle nostre impressioni e sull’impatto che hanno avuto questi episodi dopo tutto questo tempo orfani del nostro diavolo custode.

Per l’occasione: recensione a quattro mani (e un piede):


Penna Stanca

Io me lo ricordo il 2002, quando Daredevil era un film con Ben Affleck e il nero del miglio verde che faceva Kingpin. Io me lo ricordo che in sala non c’era nessuno e che dei film sui supereroi alla gente fregava cazzi. Io mi ricordo quando le ragazze mi schifavano perché leggevo Dylan Dog e io ci provavo a far capire al mondo che non ero pazzo, che i fumetti sono bellissimi, ma oh, come dice l’uomo Del Monte quando non dice sì: non erano ancora maturi.
Me lo ricordo quando è arrivato Iron Man, quando improvvisamente essere nerd non era più una vergogna. Mi ricordo che la gente si gasava per dei film di merda, o perlopiù divertenti (come il primo Iron Man appunto, o il primo Avengers). Mi ricordo l’illusione di “Batman: il cavaliere oscuro“, il film più lontano dai supereroi mai visto, ma anche quello che più sapeva di cinema e di maturità. Fu una scintilla, ma in qualcuno si accese una miccia.
Arrivò Arrow, e improvvisamente le serie coi supereroi erano diventate possibile e neppure troppo costose. La nuova formula era: prendi un supereroe interessante ma sconosciuto e, con i superpoteri più economici sulla piazza. Green Arrow era perfetto: icona rubata a Robin Hood, nessun superpotere se non una mira eccezionale, un background sconosciuto alle masse e quindi rimodellabile a piacimento. La svolta fu lì.
Arriva più tardi la Marvel, come sempre. Però, come sempre, finisce per fare le cose meglio, imparando da chi l’ha preceduta.
Così quando esce Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. le mie aspettative sono altissime.
Ve le ricordate le prime dieci puntate di Maos? Io sì: una merda.
Poi quacuno si incazza, ai vertici Disney (perché ora Marvel è Disney) qualcuno si rende conto che sta buttando via un’occasione gigantesca, perché la gente non va più al cinema ma guarda la tv, e se fai uno show di merda ti bruci tutta l’audience futura. E allora cambiano tutto e Maos esplode, e quando a fine puntata 15 Grant Ward diventa Dio, il logo dello Shield si scioglie e compare quello dell’Hydra la nerezione (nerd-erezione) si fa prepotente e io lo sento: È arrivato il grande momento anche per noi. Finalmente i supereroi possono funzionare anche sullo schermo.
Eppure a Maos manca ancora qualcosina, quel pelo per essere davvero tanta roba, quel pelo da farti dire: True Detective è roba da ritardati, i cazzi duri guardano Maos.
E poi succede.
Marvel appalta una serie a Netflix. Quella serie è Daredevil. Quella serie è la cosa più bella che abbia mai visto.

Dopo un anno passato a battere la testa nel muro, cercando di eludere l’astinenza con serie surrogate e derivative – tra cui lo stesso Maos, che va detto: migliora di stagione in stagione – ecco arrivata la seconda stagione.
Sudo freddo quando parte lo streaming, e la sequenza iniziale con i ladri che scappano e sai già che poi Daredevil li picchia mi fa sorridere, però non è che mi emozioni troppo. Fino a che non arrivano i cuochi cinesi. I cuochi cinesi che al minuto due prendono a mestolate i ladri. E allora bentornato Devil ecchecazzo, quanto mi sei mancato.

Il costume nuovo però, resta ‘na mmerda. Anche se meno mmerda di quello a fine stagione uno.

L’impressione, dopo queste prime 8 puntate è che il livello sia sempre molto alto. Daredevil fa sembrare Jessica Jones una serie per ritardati, e Jessica Jones mi era piaciuta un sacco e la ritengo un’ottima serie.
Diciamo volgarmente che se la prima stagione era da 5 stelle su 5 questa è da 4 su 5.
Il perché è presto detto. Innanzitutto si è esaurito l’effetto sorpresa della prima, e si combatte quindi contro aspettative altissime. Secondo, c’è una minore attenzione alla sceneggiatura (ho notato dei buchi giganteschi che approfondirò in un articolo successivo) troppi monologhi, cazzo è: Shakespeare? (puntata 4, non aggiungo altro) ma non manca, anzi è persino più presente, la splendida regia che aveva caratterizzato la prima stagione. È qui che Daredevil vince ogni battaglia e fa sembrare tutte le altre serie in circolazione sponsor della Rotoloni Regina. Daredevil ha dei geni dietro la macchina da presa. Piani sequenza allucinanti che ti chiedi «come cazzo li hanno girati» trovate iconografiche al limite della sega immediata obbligatoria e doverosa (Devil con la catena à la Ghost Rider… che ve lo dico a fare?) quel filtro scuro che stai fisso ad aumentare la luminosità dello schermo che nelle altre serie ti farebbe smadonnare e invece qui ci sta da Dio, le sequenze di combattimento che non le vedi nemmeno al cinema così belle e che sono figlie di un cinema di menare (cit. i 400 Calci) prettamente asiatico (indice che gli autori hanno fatto i compiti a casa anziché dormire sugli allori).
L’unica pecca forse, ma è una pecca che comincia a caratterizzare tutte le serie Netflix e non solo Daredevil, è la lentezza dello sviluppo della trama.
Netflix sta sviluppando la sua filosofia del bingewatching costruendo delle serie che assomigliano più a film di 13 ore che a dei racconti serializzati come siamo abituati a concepirli. È un tipo di narrazione rischiosissimo per una tv e che solo un servizio streaming può fare, almeno al momento. Eppure gli autori sono stati bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto sfruttando egregiamente il Punitore nei primi tre episodi, tant’è che solo al quinto episodio ho realizzato che di fatto non era mica successo un cazzo ancora!

Concludendo: giudizio positivo, la serie è sempre quel piccolo gioiello che ti fa sedere al tavolo delle grandi serie tv senza perdere la faccia, al momento (ottava puntata) la storia deve sempre svelare il suo asso nella manica, però ci sono indizi che fanno ben sperare.

Per la versione di Onizuha, continuate qua sotto.


Onizuha

Il riassuntone su come siamo arrivati a Daredevil lo ha fatto Pennastanca, quindi non lo ripeto: dico solo che io ero uno dei pochi (assieme al regista ed a Ben Afflek) a cui il film del 2002 era piaciuto parecchio. Ero giovane, allora.

Come forse sapete, io sono prettamente un fan DC: ho letto poco della Marvel, e sono pochissimi i personaggi che riescono ad appassionarmi, ma Devil è uno di questi. Vuoi che sia il continuo senso di dannazione che il personaggio si porta dietro, i richiami alla fede cattolica ed i suoi problemi nel confrontarsi con la vita di tutti i giorni, o il fatto che “ma come ca**o fa un cieco a fare tutto questo???”, fatto sta che Murdock è uno delle poche creature di casa Marvel ad appassionarmi sul serio. E le reazioni alla prima stagione sono state bene o male riassumibili in un’erezione continua.

Ma i film sulle origini (o, in questo caso, le stagioni) hanno vita facile: si ritrovano con la trama e lo sviluppo della vicenda quasi già pronta, devono solo imbastirla, infiocchettarla un po’ e servirla. I veri cohones si vedo con i seguiti, dove devi effettivamente tirar fuori qualcosa di nuovo per invogliare la gente nel continuare a lanciarti soldi addosso.

In questo, Netflix&Disney hanno avuto una grande idea, continuando a gettare le basi per quello che sta succedendo nel Marvel Cinematic Universe e che porterà ai fatti di Civil War: possiamo davvero fidarci dei supereroi?

Già in Jessica Jones era stato introdotto l’argomento, mostrando come le persone comuni accusino gli Avengers per i danni subiti da New York e le perdite che il combattimento alla fine del primo Avengers ha comportato, ma nelle prime tre puntate di Devil, la questione continua ad essere affrontata per risolversi (o almeno, dal trailer sembra così) sul grande schermo nel terzo capitolo delle avventure di Cap.
Devil nel suo quartiere è amato, temuto e rispettato: questo è quello che inizialmente sembrano volerci far capire. Ma andando avanti, seguendo quei lunghi dialoghi di cui il collega parlava, ma soprattutto con l’ingresso del Punitore, la questione si fa più complessa. Se infatti alcuni poliziotti sembrano apprezzare le azioni di Frank, altri vogliono fermarlo; se Punisher è convinto che Matt non faccia abbastanza nella sua crociata contro il crimine e che i colpevoli debbano essere fermati, la popolazione ha paura di un tizio che non si crea problemi a sparare con un fucile a pompa in un ospedale.

Insomma, non è un bel momento per essere un supereroe nel MCU, e Daredevil continua (almeno nelle prime tre puntate) a portare avanti una storia che si alza dalla singola serie, per coprire tutto l’Universo Cinematografico creato dalla Disney/Marvel. E forse è proprio questo uno dei tanti motivi per cui la serie ha successo: puoi godertela come prodotto singolo, ma anche come parte di un tutto in evoluzione.

Ma adesso vado a vedermi la quarta puntata, alla prossima!

Daredevil season 2: il ritorno del Diavolo
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