Il fondatore della Edizioni Hypnos, Andrea Vaccaro
Il fondatore della Edizioni Hypnos, Andrea Vaccaro

Il bello delle fiere sono indubbiamente gli incontri fortuiti.
Partecipi convinto di avere una certa idea degli argomenti che verranno trattati o delle persone che incontrerai e finisci per passare minuti a scambiare delle ottime conversazioni con quelli che fino a un attimo prima erano per te perfetti sconosciuti.
Nel caso di Andrea Vaccaro, fondatore e direttore della casa editrice Edizioni Hypnos, c’è un discreto apporto di colpa
da parte di chi vi scrive, visto che la casa editrice milanese, nata nel 2010 e specializzata in letteratura fantastica e weird, si è distinta nel settore per produzione di qualità che hanno contribuito alla riscoperta di autori dimenticati (o peggio, mai conosciuti) nel nostro paese. Con Andrea, che come ogni buon editore è prima di tutto lettore appassionato, la conversazione è nata spontanea, mentre ci trovavamo nella Hall dell’albergo Ambasciatori a Fiuggi, in occasione dell’ultima edizione del Deepcon. Dopo aver scoperto chi ci trovavamo davanti non abbiamo perso l’occasione per porre qualche domanda sul mondo del weird a uno dei suoi massimi esperti:

  1. La prima domanda è anche la più scontata: perché il weird? Cosa vi ha spinto a puntare tutto su questo genere?


    Anche la prima motivazione è quella più scontata: la passione.
    C’erano queste storie che ci appassionavano davvero e questa lacuna bella grossa che spiccava all’occhio nel panorama editoriale, e non parlo solo di materiale recente ma anche di autori dell’Ottocento e del primo Novecento, così abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e colmarla personalmente.
    Ti dirò che una delle più grandi soddisfazioni che mi sta dando questo mestiere è proprio quella di disseppellire dei veri tesori sepolti, rimasti per anni fuori dalle tratte del mercato.

  2. Cos’è il weird?

    “Hai presente la fantascienza? Hai presente il fantasy? Hai presente l’horror? Ecco, se parla di tutto questo ma non è niente di tutto questo, allora è weird.”
    La definizione purtroppo non è mia ma di Giuseppe Lippi, ma la rubo volentieri per risponderti. In ogni caso, per me il weird è soprattutto una questione di approccio.
     

    Che intendi per Approccio?

    Il weird descrive una realtà dai contorni indefiniti. Il suo sviluppo è legato a quello delle storie di fantasmi, ma

    Robert Aickman

    anche agli studi sulla psicologia e sulle funzioni dell’inconscio; tutto questo confluisce in storie che fanno proprio il principio del from light to darkness: se nelle classiche storie dell’orrore, in linea di massima, abbiamo un mistero di fondo, un problema irrisolto che viene sciolto con il dipanarsi della vicenda; nel weird, basti pensare agli scritti di Robert Aickman, spesso vediamo un’iniziale situazione di normalità inabissarsi lentamente nelle pieghe dell’occulto o, appunto, dell’indefinito. Il weird si annida proprio in questi territori di confine, dove i tratti sono sfumati.

  3. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rivalutazione del genere e soprattutto a un suo sdoganamento: da nicchia per appassionati a realtà riconosciuta. Autori che fanno parte del cosiddetto movimento new weird, come Jeff VanderMeer o China Miéville, sono stati in grado di farsi il loro seguito e di conquistare una posizione di rilievo nel settore (si possono trovare spesso articoli di Miéville sulle pagine del Guardian, e VanderMeer anche in italia è stato tradotto da un editore di primo piano come Einaudi, tra l’altro con meravigliose copertine di LRNZ). A cosa è dovuto tutto questo fermento?

    Secondo me il fattore principale è l’esigenza di ignoto.
    Viviamo dei tempi in cui il futuro sembra ormai essersi realizzato: tutto è stato scoperto o ci dicono che sta per essere scoperto, tutto è disponibile e tutto sembra ormai alla nostra portata. Il focus del weird invece è proprio diretto su quello che si nasconde dietro la superficie, quello che non abbiamo visto e soprattutto quello che non abbiamo ancora compreso e che non siamo nemmeno sicuri di poter comprendere. Come per le “ghost stories”, questo tipologia di storie lavorano sui limiti delle nostre capacità percettive.

    Però se penso a romanzi come quelli di VanderMeer, più che le storie di fantasmi mi viene in mente tutto quel filone della fantascienza che si concentra sull’aspetto ambientale, sulla biodiversità e le biotecnologie.

    Certo, ma perché bisognerebbe differenziare tra l’approccio new weird e quello che si potrebbe definire modern weird: il new weird, di cui VanderMeer è l’esponente più famoso, calca la mano sul lato fantascientifico, con un

    Simon Strantzas

    orecchio sempre teso alla società attuale e ai nuovi sentieri battuti dalla fantascienza di matrice anglo-americana.
    Il modern weird, che annovera fra i suoi esponenti autori come Laird Barron o il canadese Simon Strantzas, invece è caratterizzato da una cifra narrativa più legata alle atmosfere e alle tematiche del weird classico, sulla scia della tradizione lovecraftiana.

    Non mi piacciono troppo le categorizzazioni o le divisioni di genere, per questo mi trovo male a fare questo tipo di suddivisioni, però se pensiamo anche a uno scrittore come Thomas Ligotti  – Il Saggiatore ha pubblicato recentemente “Teatro Grottesco”, consigliatissimoe alle sue derive di orrore metafisico, credo che ci si possa fare un’idea che cosa sia attualmente il modern weird.

  4. E in Italia?

    Eh, in Italia la situazione è un po’ complicata. Non c’è un vero fenomeno definibile come weird italiano al momento, però abbiamo degli autori che fra le altre cose scrivono anche weird e, quando lo fanno lo fanno molto bene, vedi Luca Tarenzi.
    Con Hypnos stiamo provando a dare un contributo e tramite il premio Hypnos abbiamo provato a spronare nuove penne a cimentarsi con racconti weird; proprio il 27 febbraio abbiamo premiato, alla libreria Miskatonic University di Reggio Emilia, il racconto vincitore della terza edizione del premio, “Nere colline del supplizio” di Luigi Musolino, sfruttando l’occasione per presentare una ristampa riveduta e corretta di “All’ombra dell’antico nemico” di Giovanni Magherini Graziani, l’unico italiano a essere stato pubblicato su Weird Tales.
    Recuperi quindi ma anche nuovo proposte o almeno ci proviamo.

  5. Il weird sintetizzato in un illustratore, un titolo e un autore.

    Per l’illustratore ti dico Bill Sienkiewicz, per la sua capacità di tratteggiare simultaneamente molteplici percezioni e prospettive.
    Come autore ti nomino nuovamente Robert Aickman, il mio amore, di cui stiamo traducendo per intero la sua produzione di racconti. Per quanto riguarda il titolo, la scelta non è facile e cerco di cavarmela puntando sempre su una pubblicazione Hypnos: “Nuovi Incubi”. Si tratta un po’ di un best of della produzione modern weird attuale. Dentro ci trovi Strantzas, VanderMeer, Quifan e altri ancora; penso che sia un buon punto di partenza per muovere i primi passi in questo mondo.
  6. Siamo arrivati all’ultima domanda e proviamo ad andare a stimolare un tasto dolente: c’è un autore che ti piacerebbe tanto pubblicare ma su cui, per un motivo o per l’altro, non sei ancora riuscito a mettere le mani?Purtroppo sì e si tratta di Clark Ashton Smith: scrittore, poeta ma anche scultore e pittore statunitense nato a fine ottocento. Mi piacerebbe pubblicare per intero, in modo simile a quello che stiamo facendo per Aickman, i suoi racconti ma per adesso non ci sono ancora riuscito.

 

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Edizioni Hypnos – Intervista ad Andrea Vaccaro
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