Buongiorno a tutti! Oggi parliamo del nuovo fumetto della Bonelli, figlio di Paola Barbato e di Corrado Roi: UT

Stando a quanto è stato detto in molte interviste, la storia (una miniserie che si evolverà in sei numeri, da marzo ad agosto 2016), ha accompagnato Corrado Roi per quasi tutta la sua vita, tra bozzetti, preparazioni e parti di dialoghi. Una sera, durante una telefonata con Paola Barbato, è stata fatta la fatidica domanda: “ho del materiale da parte, vorresti vedere se riesci a tirarci fuori una storia?”

Questo primo numero mi ha lasciato, positivamente, perplesso: mi aspettavo una storia introduttiva, ma il duo di autori ti catapulta subito in medias res, in un mondo che (citando Stephen King) è andato avanti, in cui la razza umana è scomparsa (ma altri bipedi di aspetto più che umano camminano per le strade) e in cui la fame la fa da padrona – non per niente il numero si intitola proprio “Le vie della fame”.
Questo entrare subito in corsa ti lascia, alla fine del numero, con più domande che risposte, non tanto sulla storia (che giustamente deve sempre iniziare) quanto sull’ambientazione scelta e sulla natura stessa del protagonista: UT infatti è un personaggio ambiguo, con sempre indosso una maschera da simil spaventapasseri, il cui unico scopo è quello di servire quello che sembrerebbe essere il suo padrone, Decio… da prima fedelmente, ma pian piano che si arriva in fondo all’albo vediamo come si prenda più volte delle libertà, disobbedendo ad alcuni ordini diretti (primo fra tutti “non andare nelle vie della fame”); ma qual è il rapporto tra i due? Ut è una specie di zombie? Perché indossa la maschera?

Insomma, alla fine dell’albo non saprei dire se mi è piaciuto o no, ma sinceramente aspetto il numero 2 in trepidante attesa, per scoprire qualcosa di più su quel che sta accadendo tra quelle pagine. E se un fumetto ti lascia con la smania di leggere il numero successivo, ha centrato in pieno nel segno.

E va bene, allora. Che cosa vuoi mangiare?
Raccontami una fiaba..
No, o il cibo o la fiaba.
Ma è quello il cibo.

Una fiaba oscura.

Userei questa terminologia per descrivere il primo numero di UT.
Come nella tradizione fiabesca, la storia è ambientata in un tempo non precisato e i suoi protagonisti sono individui dalle caratteristiche solamente tratteggiate.
Il ruolo principale è interpretato dalla stessa ambientazione: un futuro imprecisato, dalle tinte funeree e dall’atmosfera opprimente. L’impressione è che Roi stia usando quest’occasione per liberare su carta tutto il suo fosco immaginario, giocando con una sceneggiatura talmente vaga da non mettere al fumettista nessun tipo di paletto.

Il risultato è semplicemente un piacere per gli occhi. 

Chiunque si sia imbattuto in qualche tavola dell’autore nel corso degli anni, per esempio tra le pagine di Dylan Dog o Brendon, sa bene a che immaginario affascinante e diabolico sia in grado a dare vita, ma in UT tutto questo è elevato all’ennesima potenza: come lettori ci ritroviamo preda di una potenza evocativa talmente calamitante da tenerci incollati alla pagina, nonostante un intreccio non propriamente chiaro (per usare un eufemismo).

L’impressione è che, comunque vada, l’esperimento UT a livello di capacità suggestionante, sia già vinto; se poi il team creativo riuscirà a dare una forma compiuta a quest’incubo fiabesco, allora il rischio è quello di ritrovarci tra le mani una delle più belle produzioni fumettistiche degli ultimi anni.

UT di Paola Barbato e Corrado Roi – Prime Impressioni
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2 pensieri su “UT di Paola Barbato e Corrado Roi – Prime Impressioni

  • 29 marzo 2016 alle 16:29
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    Mi parte un GRAZIE. Questo perché la giornata è andata così:
    – guardo in rete se trovo qualche opinione su Morgan Lost, del quale non so niente ma mi ispira di brutto.
    – vedo che esiste questo UT sempre della Bonelli.
    – cerco info su UT.

    Poi il consueto “mi prendo qualche attimo di pausa in ufficio e mi guardo nerdexperience mentre prendo il caffè”…ed ecco questo articolo.
    Quindi grazie! Avete pure toccato, nel breve spazio che vi siete presi, i punti che mi interessavano riguardo al fumetto.

    Se poi vi avanza tempo e avete info a riguardo, mi piacerebbe un sacco una vostra opinione (anche multipla) su Morgan Lost.

    Daje ragazzi!

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  • 5 aprile 2016 alle 12:47
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    Ok mi sono preso sia Morgan Lost che UT.
    Soffermandomi si UT, per la prima volta dopo averlo finito mi è capitato di pensare “non c’ho capito una minchia. Ma è stupendo”.

    Tra l’altro non so se è solo una mia impressione, ma proprio il personaggio di UT mi ricorda per un sacco di fattori il personaggio Voldo della saga di Soul Blade/Soul calibur, soprattutto se si legge la storia di background del personaggio.

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