Avete presente l’iconografia classica del punk londinese: incazzoso, molesto, scurrile, ubriaco?

Ecco, Rufus Dayglo, disegnatore inglese cresciuto sulle pagine di 2000 AD e noto per aver collaborato con Alan Rufus
Martin
 su ben cinque episodi di Tank Girl  è l’esatto opposto: di una cordialità rara, disponibile e ben disposto, – soprattutto nei confronti del mio inglese non propriamente fluently – parla di fumetto con la passione e l’entusiasmo di un bimbo.

Certo, non metto in dubbio che nel petto gli batta un cuore hardcore e che il punk faccia parte del suo dna, ma il tempo trascorso in sua compagnia al Romics si è rivelato decisamente rilassante: una nicchia di pace all’interno di una fiera decisamente movimentata.

Concluso il doveroso preambolo, vi lascio all’intervista:

  1. TNE: Iniziamo parlando del tuo ultimo progettoLast Gang in Town, serie in uscita per la Vertigo, arrivata al quinto numero, a cui stai lavorando insieme allo sceneggiatore Simon Oliver (FBP):

Forget what you know of England, of the “Land of Hope and Glory.” Instead, try damp and depressing, and embrace this miserable island for what it is. Our story kicks off in 1976: the country coming apart at its flared corduroy seams, a decade after the Great Train Robbery, when British crime has gone decidedly soft in the middle.

Time for a new generation of criminals to rise: a band of snotty-nosed heroes driven by destiny and cheap cider, who will strike fear back into the establishment, put art back into crime and crime back into art, and pull off what will become known as the heist of the century.

Fonte: http://www.comicbookresources.com/comic-previews/last-gang-in-town-1-vertigo-2015

Punk rocker, risse nei locali, una donna cazzuta, sei nel tuo insomma?

RD: In LGINT troviamo una rock’n’roll gang simile ai Pistols, guidata da una donna, che però è anche una gang criminale.
Non si tratta però di comuni criminali ma di criminali intenzionati a portare cambiamento, a prendere a calci in culo l’enstablishment. È una serie divertente e buffa, che tira fuori il lato giocoso del Punk
Vedi il punk è qualcosa che riguarda delle persone che si ritrovano nei locali a suonare; non importa se sono senza un soldo, io e Simon siamo cresciuti a Londra fra musicisti punk. Passavamo le nostre giornate nei punk-club, nei nights e molti dei miei amici sono dei punk: Mark Perry, il fondatore della rivista dedicata al mondo del punk Sniffin’ Glue è un mio caro amico e stiamo parlando di una persona che ha intervistato i Clash o i Pistols.

Per me questa serie è una sorta di lettera d’amore al punk. La storia si svolge nella Londra degli anni ’70 ma l’ultimo numero è ambientata nel 2018; volevamo far vedere quanto il mondo fosse cambiato e quanto ci sia bisogno che le persone si alzino in piedi urlando “FUCK YOU!” Ora o mai più.

Se guardiamo anche quello che è successo con il caso dei Panama Papers ci possiamo rendere conto di quanto ci stiano fregando. Ecco, nella nostra serie parliamo anche di questo: è sì una serie ironica ma ci teniamo a dire anche che nella vita bisogna fare le cose che amiamo: io faccio fumetti, i miei amici musica… insomma riunitevi con i vostri amici e provate a darci dentro in quello che vi piace… o andate e derubare una banca, fate voi.

2 . TNE: Questo è il tuo primo lavoro con Simon Oliver, in compenso hai lavorato con altri grandi come Peter Milligan o Alan Martin: che differenze hai riscontrato tra questi autori?

Peter Milligan

RD: Hanno molto in comune – TNE: sono tutti inglesi, per esempio! – sì, è vero, ma hanno anche molti aspetti diversi. Sono accomunati da un grande senso dell’umorismo: sono funny people!
Milligan è il più anarchico, adora causare problemi: è il classico ragazzo che a scuola dava fuoco alle cose, per intenderci. Alan è il tipo tranquillo mentre Simon quello con idee pazze. Sono tutti e tre cool a modo loro, e sono fortunato a lavorare con persone simili.
Con Peter abbiamo appena finito una storia per 2000 AD (Bad Company – First Casualties) e a breve ne inizieremo un’altra; non abbiamo ancora determinato bene il tutto ma sarà incentrata su un personaggio femminile e pensiamo di farla uscire in tarda estate.

3 . TNE:  A proposito di nuovi progetti: ma Solid Gold Death Mask, il tuo progetto personale, è sempre vivo, giusto?

RD: Yeah!

Prima o poi arriverà, promesso. È successo questo: avevamo iniziato a lavorarci insieme – TNE: Tu e Sofie Dodgson, no? – sì, Io e  Sofie. Attualmente vivo a Berlino ma ho intenzione di tornare in Inghilterra, da Sofie, per dedicarmi al progetto. Fondamentalmente è successo che mio padre si è ammalato di cancro ed è morto. Ho interrotto il progetto per dedicarmi a lui. Mio padre viveva in Nuova Zelanda e quindi mi sono dovuto trasferire lì. – TNE: stavi già a Berlino quando si è ammalato? – No, abitavo a Londra, poi mi sono mosso in Nuova Zelanda e successivamente mi sono trasferito a Berlino. – TNE: Ah, sei tedesca quindi! *Dayglo è arrivato a Roma accompagnato dalla sua ragazza; una persona altrettanto simpatica che ha partecipato alla nostra conversazione – Lei (ridendo): no, Scottish!

RD: SGDM parla di una ragazza che fa la cacciatrice: ho collezionato tonnellate di sketch e di bozze preparatorie; lavorarci mi stimola molto, lo trovo divertente e ogni volta che ci metto le mani sopra penso: “ehi! ho una nuova idea!” Prima voglio rispettare le scadenze del nuovo progetto con Peter, per la 2000 AD, ma dopo mi prenderò un po’ di tempo per finire il progetto.TNE: hai pensato di trasformare SGDM in un webcomic? – RD: Sì, abbiamo pensato a diverse alternative. Inizialmente ne avevo parlato con il mio amico Ashley Wood e doveva pubblicarlo con la sua casa di produzione (3A), poi a causa di quello che ti ho raccontato non ne abbiamo fatto di nulla, ma prometto che prima o poi vedrà la luce… magari con un crowdfunding!

4 . TNE: Avevi già collaborato con la 3A, vero?

RD: Sì, avevo partecipato al design di qualche giocattolo. Io e Ashley abbiamo collaborato insieme alla IDW su Metal Gear Solid; Ashley ha fatto la prima serie, e insieme abbiamo fatto la seconda: Sons of Liberty. – TNE: Hai conosciuto Ashley in quel periodo? – RD: Ci conoscevamo già, in realtà, ma in quel periodo siamo diventati grandi amici.
È una bella persona.

5 . TNE: Ti ho chiesto della 3A perché so che sei un appassionato di mech.

RD: Li adoro: Gundam e Goldrake, in particolare. Sono abbastanza  fanatico.

TNE: hai in mente una serie a fumetti sui mech? –

RD: Li amo tanto ma purtroppo li so disegnare altrettanto male. – TNE: Non è vero: il gigantesco carro armato che guida Booga, in Tank Girl BWR, è una figata! – RD: Davvero? Grazie! Forse un giorno.
Mi piacerebbe fare una cosa alla Gundam. Da ragazzo ho vissuto in Giappone qualche anno e Gundam andava forte, in quel periodo. Io ne rimasi molto impressionato. – TNE: Conosci Knights of Sidonia, l’ultima serie di Nihei? –
RD: No, merita?
TNE: Diciamo che, semplificando, è una sorta di Evangelion 2.0 –
RD: Ok, la vado a cercare.
TNE: più per il design dei mech che per la storia, a dire il vero.
RD: Guarda questo mi succede spesso con i prodotti Giapponesi: li guardo e mi dico: “… ok, non ho ben capito cosa sta succedendo però sembra tutto molto figo.”
Come succede con la musica, certe volte.

– 6 . TNE: Il tuo ultimo lavoro uscito per la 2000 AD è Bad Company – First Casualties, con Peter Milligan. Nella serie introducete un nuovo personaggio, Golgotha Joe, un tributo a un disegnatore con cui hai un legame speciale: Brett Ewins.

RD: Da ragazzo andavo in fumetteria e compravo i fumetti di Brett. Sono cresciuto con quei fumetti.
Una volta entrato nel mondo del fumetto l’ho conosciuto e siamo diventati amici.
Quando si è ammalato di schizofrenia io, Peter e altri amici abbiamo deciso di aiutarlo proprio con la serie di Bad Company, tirando su qualche soldo per le cure. Sfortunatamente è morto proprio il giorno in cui mi sono trasferito a Berlino.
Ero seduto a un bar e non ho fatto nemmeno in tempo a urlare “ehi, sono a Berlino, cazzo!” che ho ricevuto una telefonata, da un amico, che mi ha informato della morte.
Se non ci fosse stato Brett non sarebbe esistita nemmeno Tank Girl.
Brett è la persona che ha scoperto Jamie (Hewlett, l’altro creatore della serie, insieme a Martin) e Alan.
Sono sicuro che sarebbero diventati famosi comunque, sono bravissimi, ma è stato Brett a puntare su di loro.

Golgotha Joe

TNE: La 2000 AD di quegli anni è stata pazzesca, a ripensarci: Hewlett, Martin ma anche Milligan, Morrison. Per certi versi si può dire che una realtà come la Vertigo non sarebbe potuta nascere senza la palestra della 2000 AD.
Quale pensi sia il segreto

RD: Secondo me è una questione di approccio: ogni numero della rivista contiene 6 storie da 6 pagine. Hai solo 6 pagine per raccontare una storia e questo ti obbliga a concentrare molto lo storytelling.
L’albo americano solitamente ha 22 pagine; il ritmo è molto più lento. Nei fumetti 2000 AD invece devi tenere il piedi sull’acceleratore tutto il tempo, perché in 6 pagine devi raccontare una storia.

TNE: Una sorta di fumetto zippato. –

RD: Più un fumetto sotto acidi (comics on drugs), direi. Con la prima tavola devi catturare l’attenzione del lettore, con le pagine 2-3-4 lo devi esaltare e con le ultime due devi convincerlo a comprare l’albo la settimana dopo.
Si crea una sorta di competizione interna tra gli autori della rivista che spinge a dare sempre di più, numero dopo numero.
TNE: Ma intendi proprio una competizione tra di voi? –

RD: Tutti quelli che lavorano a 2000 AD sono fieri di lavorarci.
Non si tratta di soldi, non ti pagano poi molto, ma più di una sfida con te stesso: vediamo che so fare, dove riesco a spingermi.
Pensa a William Simpson (presente in fiera), adesso lavora a agli storyboard di Games of Thrones ma è stato uno dei miei eroi della 2000 AD.
Parlavamo insieme prima sul fatto che sarebbe bello fare qualcosa insieme: io ho il mio immaginario e lui il suo e li abbiamo fatti cozzare insieme (crushing each other) e un’idea seguiva l’altra rapidamente. Questo è il risultato della palestra 2000 AD. È una realtà dove tutto va più veloce, non impieghi un anno per allestire una serie come in America: spesso non ci metti più di 3-4 mesi.

Una tavola di Will Simpson per la 2000 AD

TNE: Senza contare che non è molto che le serie 2000 AD vengono regolarmente raccolte in volume. –

RD: Sì ed è una figata che tu possa rileggere tutte le vecchie storie in volume, ma comunque l’imprinting resta quello. Che poi è il motivo per cui altri miei colleghi e amici hanno sfondato in America: penso a Jock, ad esempio.
Alla 2000 AD, siamo accomunati dai medesimi interessi: abbiamo una concezione del fumetto molto punk, non rinunciamo all’umorismo British e amiamo la fantascienza.
Con la fantascienza, alla 2000 AD, possiamo raccontare tutto: religione, sessualità, società ma anche navicelle, raggi laser, esplosioni.

TNE: Spesso purtroppo si pensa alla 2000 AD solo come sinonimo di Giudice Dredd, invece autori come Wagner, Bisley, Fraser hanno raccontato tantissime altre storie.-

RD: Oh, Simon è un mio grande amico. Lo stimo tantissimo. Ha una facilità di disegno incredibile, può disegnare qualsiasi cosa e a una velocità assurda. Si raccontano tante storie su di lui ma provengono solo da persone che non lo conoscono. Chi conosce Simon, lo adora.
Inizialmente Marvel e DC erano spaventate da artisti come lui o altri della 2000 AD ma quando li hanno imparati a conoscere hanno fatto di tutto per averli sulle loro serie.

TNE: E forse è stata proprio la cosa migliore fatta da Marvel e DC: radunare artisti da ogni parte del mondo. Forse c’è bisogno di rivalutare le identità nazionali dei singoli paesi, fumettisticamente parlando.-

RD: Sfondi una porta aperta, con me.
Io preferisco lavorare in realtà piccole; Marvel e DC ti commissionano dei lavori e ti pagano e non ho nessun problema con questo. Non ho problemi nemmeno con Spider-Man o con gli altri supereroi ma per me il fumetto è prima di tutto un modo per raccontare storie, per parlare di uomini e se ho una buona storia in testa, voglio raccontarla. Non mi interessa lavorare su Batman solo perché è Batman. Se c’è la possibilità di raccontare qualcosa di interessante con Batman, perché no, ma non voglio lavorare su di lui in quanto tale. Come ho già detto, è proprio una questione di approccio.

7 . TNE: Visto che si parla di fumetto americano, torniamo per un attimo a Last Gang in Town: ho notato un cambio di stile rispetto al tuo lavoro su Tank Girl, ma anche rispetto a quello che hai fatto con Bad Company

RD: Vedi, per me i fumetti servono prima di tutto a raccontare una storia.
Non sono illustrazione, non sono solo storytelling, sono storie. Per questo cerco sempre di trovare il modo migliore per raccontare quella storia.

I fumetti ultimamente sono diventati molto seriosi, specialmente quelli di supereroi: è pieno di gente che muore, che ritorna, che ri-muore e che ritorna di nuovo, “eccheppalle!”
Purtroppo spesso sono proprio i fan che chiedono questa merda (this shit). Per questo mi ritrovo di più nel fumetto europeo; ci trovo più varietà.
Pensa a Jodi Bernet e al suo Torpedo: riesce a essere ironico, crudo, spietato, a seconda delle esigenze. Quell’uomo sì che sa come raccontare una storia! Ma anche i fumettisti italiani hanno da dire parecchio a riguardo.

TNE: Ti piace Pratt?-

RD: Amo Pratt!
Tutti i miei colleghi inglesi lo stimano. Ma non solo lui: anche la scuola spagnola è fantastica. Uno degli artisti più popolari della 2000 AD è Massimo Belardinelli, ha lavorato su Dan Dare e ci ha buttato dentro tutto lo stile italiano: un modo di interpretare la fantascienza assolutamente personale e leggendolo da ragazzo pensavo: “WOW che diavolo è questa roba (what’s the hell is this)?”.
I fumettisti italiani e spagnoli sono spesso saccheggiati dagli autori 2000 AD: copiamo Pratt, Gino D’Antonio, Victor de la Fuente. Fondamentalmente abbiamo preso tutta la loro roba e l’abbiamo messa sotto acidi.
Negli anni ’90, gli adolescenti Mods inglesi rubavano lo stile italiano.
Siamo bravi a rubare.
Se ci pensi anche questo fa parte del Punk: saccheggiare tutto quello che ti piace. Nei ’90 in Inghilterra ristamparono i fumetti di Pratt e per me furono un’esperienza esaltante. Trovavo il nome Hugo Pratt molto buffo, tra l’altro, e inizialmente non sapevo chi fosse, ma ogni volta che trovavo qualcosa di suo non potevo fare a meno di sgraffignarla.

TNE: Pratt era italiano, vero, ma era anche un giramondo. Non sarebbe stato Pratt senza le influenze raccolte in questo modo. Forse è proprio una caratteristica dei grandi quella di rendere rendere il proprio stile meticcio: aperto a tutte le influenze?-

RD: Concordo, assolutamente.
È una delle cose più belle del fare arte: ispirarsi a tutte le cose pazze del mondo. Appena sono arrivato a Roma ho cercato di fare incetta di fumetti e di tavole. È inevitabile che sia così.

TNE: Attualmente in Italia c’è una rinascita del fumetto underground: molte realtà propongono un fumetto che va al di fuori del classico formato da graphic nove. Fa molto 2000 AD questa cosa-

RD: Penso che sia un periodo molto interessante, a livello internazionale, per il fumetto.
I canali di distribuzione e i modi di essere letti si sono moltiplicati: puoi buttare fuori una webserie, puoi tentare un crowdfunding o l’autopubblicazione, anche con risultati qualitativi, in termini editoriali, di ottimo livello.
Io feci la mia prima fanzine fotocopiando le pagine manualmente, contandole proprio una per una e cercando di non combinare disastri, quando ero ragazzo. Adesso puoi puoi ottenere risultati migliori e con meno fatica ed è fantastico per il fumetto. Non hai bisogno necessariamente di un editore o di molti fondi, puoi essere un fumettista e riuscire a farti leggere senza avere alle spalle una grossa realtà (a big company). Se hai una buona idea e la voglia di farla la puoi realizzare.
C’è bisogno di cambiamento costante, di persone che non abbiano paura di innovare, di fare cose nuove, migliori, di non battere le strade già battute; In tutti gli ambiti intendo, non solo con il digitale o con i webcomics.

Dayglo con “l’elmetto” della protagonista di Solid Gold Death Mask

Io amo i fumetti cartacei, trovo ci sia qualcosa di magico nello sfogliare le pagine, nel rapporto tattile che si ha con la carta.
Hai Presente quando sfogliavi un playboy e, girando la pagina, pensavi: “WOW!”
Ecco, quella cosa lì è difficile si possa ricreare su schermo.
… Sì, ok forse mi sono un po’ perso.

8 . TNE:  In america, la Image ha provato a mettere sul mercato un nuovo antologico con produzioni inedite (Island). Non pensi sia un gesto coraggioso far uscire sul mercato un nuovo antologico a fumetti, oggi come oggi?

RD: Penso ci sia uno spazio per tutto. Certo, magari lo spazio in questione è troppo piccolo e ci sarebbe bisogno di ampliarlo. Molti miei colleghi sono spaventati dalla situazione attuale, non tutti hanno la sicurezza di essere pagato ogni mese e soprattutto in America è difficile prescindere da Marvel e DC. Ma Image, Boom, IDW, dimostrano che il fumetto di supereroi non è l’unica soluzione.

Romics ne è la dimostrazione: non ci sono solo fan dei supereroi; vedi cosplayer di personaggi di manga, di serie TV e appassionati di tante altre realtà. Serie come The Walking Dead hanno riscosso un successo notevole e attratto un vasto pubblico. Le stesse Marvel e DC stanno rivalutando molti loro personaggi grazie alle serie TV. Ci sono autori nei fumetti che si dedicano a più realtà e che proprio grazie a questo trovano il modo di raccontare le loro storie.
Per questo sono positivo riguardo al futuro: penso che nei prossimi anni le cose cambieranno ancora molto e questo è solo un bene.

TNE: Anche perché non so quanto possa durare questa moda del reboot costante, intrapresa da Marvel e DC-

RD: È come tentare di vestire i propri nonni come teenager sexy e portarli in giro urlando: “ehi guardate quanto sono fighi!”
Questa non è certo una soluzione o comunque può esserlo solo provvisoriamente.

TNE: Anche se pure loro stanno provando a ibridare le produzioni. Mi vengono in mente cose come l’ultima Batgirl.-

RD: Vero. Con Cameron (Stewart, il disegnatore di Batgirl ) siamo amici. Ci assomigliamo pure, tra l’altro.
Alle convention capita mi urlino: “Cameron!! Ehi, Cameron!” E sul momento non capisco, poi ci penso un attimo e rispondo: “ah, no guarda che Stewart sta lì“.
Ma ci sono una marea di persone valide nel mondo del fumetto statunitense. Anche molte donne, “grazie al cielo!”, guarda Becky Cloonan.
Ma non perché sono donne, ma perché sono prima di tutto delle grandi fumettiste. Una cosa molto triste alle convention è quando presentano un artista dicendo: “ed ecco ora una fumettista donna” (a female comic writer).” No, cazzo, sarebbe corretto dire: “ed ecco una grande fumettista”. Molte delle serie che mi piacciono sono attualmente disegnate da fumettiste.

TNE: Penso sia un bene soprattutto perché mostra che il fumetto non è roba da e per uomini.-

RD: Esattamente, e le cose sono decisamente migliorate da questo punto di vista: finalmente alle convention vedo passeggiare donne, uomini, ragazzi, bambini. 15 anni fa c’erano solo uomini obesi. Non sto scherzando! Era terribile!
Sembravano cloni “dell’uomo-fumetto” dei Simpson e venivano a chiederti lo sketch mentre trangugiavano schifezze. Adesso ci trovo invece una marea di bambini. La concezione del fumetto è culturalmente cambiata. Gli stessi cosplayer sono un fenomeno riconosciuto: persone di ogni tipo che si divertono, che giocano.
Il fumetto raggiunge oggi un pubblico molto più ampio rispetto a prima. Quando sono arrivato al Romics ho chiesto quale fosse stata l’affluenza; mi hanno risposto: “più di 2000 persone.”
Ho detto: “cavolo, niente male, in soli due giorni”, hanno replicato con: “io intendo solo oggi.”
Per me un dato simile è fuori di testa. Arrivare a così tante persone, interessare a un pubblico così variegato è solo un segno positivo.

9 . TNE: Domanda scomoda: ma i ragazzi lo leggono ancora 2000 AD, secondo te?

RD: Guarda, sinceramente penso che la rivista interessi più che altro una fascia di lettori adulti.

TNE: Però secondo me un fumetto come Bad Company potrebbe piacere a un adolescente.-

RD: Io lavoro nell’ottica di picchiare sempre duro, attaccare a ogni pagina. Come in un concerto rock in cui ogni brano deve dare la carica.
In questo senso, sì. Peter la pensa come me ed è quello che proviamo a fare.
È sempre dura perché sento sulle spalle l’eredità di Brett e voglio fare qualcosa che possa fargli onore.
Quando abbiamo introdotto Golgotha, Peter pensava solo a una breve comparizione mentre io ho spinto per tenerlo dentro. Ci tenevo a tenere un pezzo di Brett nella nuova Bad Company.

TNE: ma Kano resta, vero? Non me lo fate fuori?-

Kano disegnato da Brett Ewins

RD: Assolutamente no! Kano è troppo bello da disegnare, deve restare.

10 . TNE: Ok, ultima domanda: entro in una fumetteria di Londra, compro l’ultimo volume di Bad Company e mi rimangono ancora dei soldi nel portafoglio, evento più unico che raro: che altro fumetto della 2000 AD mi dovrei compare, secondo te?

RD: Vuoi un classico o roba nuova?

TNE: Roba nuova-

RD: Io ti consiglierei qualcosa di Clint Langley e se non hai mai letto niente, i suoi ABC Warriors. Altrimenti Simon Davies ha fatto dei fantastici episodi di Slaine, ultimamente.
Altrimenti qualcosa di Henry Flint. QUALSIASI COSA.

Henry Flint è 2000 AD. Ha lavorato su tutti i personaggi più iconici della rivista. Il suo stile è una via di mezzo tra Kevin O’Neill, Bisley, Mike McMahon, tutti questi artisti concentrati in un solo uomo. Tutti i suoi lavori sono una lettera d’amore a 2000 AD, senza contare che è stato lui a scoprire gente come Jock.Non ho mai capito come abbia fatto la Vertigo a farselo scappare.
Penso che il suo lavoro sarà molto rivalutato negli anni: è un genio.

TNE: Andata, mi prenderò un fumetto di Henry Flint!-

RD: Faresti solo bene. È un fantastico pazzo. Spesso spiazza il lettore, non punta a metterlo a suo agio ma a stupirlo continuamente. Che poi, in sostanza, questo è lo spirito della 2000 A.D.

Dedica

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Romics Calling – Intervista a Rufus Dayglo
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