Quando abbiamo ridiscusso la linea editoriale (sì, non sembra ma a volte ci organizziamo) è stato democraticamente deciso che a me sarebbe toccato il mercoledì. Non sapevo sinceramente cosa scrivere per oggi, fino a che non sono capitati i tragici fatti di Orlando.
Credo non ci sia bisogno di ricordarli, in ogni caso un folle il 12 giugno a Orlando, in Florida, è entrato in un locale gay e ha ucciso 50 persone e ferito altre 53. Poi è morto, perché non sia mai che in America si mandi qualcuno a marcire in galera per scontare le proprie colpe giorno dopo giorno, ma questa è un’altra storia.
In seguito a questa dolorosa vicenda ho deciso che oggi avrei parlato del fumetto che più di tutti narra la paura e la resistenza al dolore, specie se per dolore si intende quello di un regime opprimente, di un dittatore, o più semplicemente di qualcuno che cerca con la forza di imporre la propria autorità e/o punto di vista.
Sto parlando de L’Eternauta, scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López.

È il 1957, in Argentina. Héctor Germán Oesterheld è un ebreo italiano rifugiatosi in Sudamerica da tempo per scappare al nazismo. La vita di Oesterheld è e sarà quella di un uomo perennemente braccato dalle dittature e dalle prepotenze, ma là dove non arriva con la foza, Hector arriva con la sua penna, ed ecco che nel 1957 partorisce un’opera che anticipa di dieci anni uno dei peggiori crimini dell’umanità: la guerra sporca del generale Videla e il caso dei desaparecidos.

Oesterheld si avvale delle matite di López e i due creano un racconto di fantascienza dove l’umanità viene soggiogata da una non precisata razza aliena.
Tutto comincia nello studio di un fumettista di Buenos Aires, è una notte imprecisata, quando all’improvviso si materializza dal niente un personaggio con una strana tuta addosso, sembra un palombaro. L’uomo si presenta: è Juan Galvez (nella versione originale Juan Salvo, ma ho sempre preferito i nomi italiani) e lui è l’Eternauta. Il disegnatore lo fissa incredulo mentre Galvez continua: lui è il viaggiatore del contiinum spazio temporale, ha attraversato il tempo e lo spazio in modi a noi sconosciuti, visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare… etc. Ma quell’uomo, Galvez, tanto strano quanto serio, ha una storia da raccontare, una storia molto dolorosa, e che al fumettista potrebbe interessare, sia per il mestiere che fa, sia perché è un essere come umano come lui e – pare – una qualità specifica degli umani è l’empatia.
Così comincia…

Tanti anni fa, proprio a Buenos Aires, Galvez stava giocando a poker in casa sua con i suoi migliori amici quando incominciò una strana nevicata. Strana perché era piena estate, e checché ne dica Gigi D’Alessio, ad agosto certe cose non succedono. Ad avvertire i 4 uomini è la piccola figlia di Galvez, che richiama la madre e i giocatori alla finestra. Quello che appare come un semplice quanto inconsueto spettacolo naturale si rivela ben presto qualcosa di molto più pericoloso, anzi letale.
La neve che cade è fosforescente e quando tocca un passante lo uccide. Qualcosa non torna, i quattro lo capiscono subito, ed è solo l’inizio della fine.
La nevicata è in realtà un’arma aliena. Loro non lo sanno ma è incominciata un’invasione da parte di entità sconosciute e che costringerà il nostro protagonista a manovre disperate per proteggere e salvare la sua famiglia e i suoi amici (ben 60 anni prima di un certo Rick Grimes).

Non è un racconto originale quello di Oesterheld, quante storie di fantascienza cominciano con un’invasione aliena? Ma come sempre, a fare la differenza in ogni storia sono i dettagli, e quelli Oesterheld sono emblematici tanto da rendere la sua opera immortale al di sopra dello spazio-tempo, esattamente come Juan Galvez, il vagabondo dell’infinito.
Ne L’Eternauta gli alieni invasori non si vedono mai. Questa loro assenza li rende paradossalmente ancora più opprimenti e invincibili, li eleva a male puro, un male che non si può combattere, perché come si può combattere un nemico che non c’è? Non solo, i nostri protagonisti si chiedono costantemente se questi malvagi esistano realmente, se non siano una trovata o qualcos’altro. Almeno fino a quando non trovano altri alieni. E qui gli autori giocano un’altra carta molto importante: il nemico non combatte in prima persona, si serve di popolazioni aliene che ha già assoggettato prima di arrivare sulla terra per combattere la nostra razza. E come fa? Attraverso la paura. E questa è la trovata narrativa più esaltante del fumetto.
Kol, una razza aliena che Galvez e i suoi incontreranno lungo il cammino, assomigliano molto agli umani, anche se sembrano un po’ dei punk con con la particolarità di avere tredici dita nella mano destra. I Kol sono stati soggiogati da Loro tanto tempo fa e adesso, al momento della nascita, nel loro corpo viene impiantata una ghiandola in grado di secernere un veleno potentissimo. Questa ghiandola si attiva nel caso un Kol provi una paura terrificante, e nel giro di pochi minuti è destinato inevitabilmente alla morte; ma in quei pochi minuti il Kol è libero, finalmente, dal giogo infernale degli invasori, e può cantare, di nuovo, la vecchia canzone del suo popolo, una melodia triste ma piena di speranza.

Non so voi, ma a me i Kol ricordano i virus di Esplorando il Corpo Umano.

Non solo i Kol ma altre e varie sono le macchinazioni e le trovate di un nemico terribile e meschino, di cui non si sa niente, né che faccia abbia né il suo nome, solo che vuole farci del male e imporre la sua autorità.
Vi ricorda qualcosa?

E qui comincia la seconda parte della storia, quella che non è un fumetto ma triste realtà.

Sono gli anni ’60, in Inghilterra i Bealtes conquistano il mondo con musica meravigliosa e mai udita, in Argentina il generale Videla conquista il Paese con una repressione sanguinosa e violentissima che sfocia in una dittatura inflessibile.
Oesterheld era già stato costretto a scappare dai nazisti, questa volta è troppo, e decide di combattere il regime come può: scrivendo. Anzi, riscrivendo.
Già nel ’57 molti avevano intravisto nell’Eternauta ampie critiche al sistema governativo opprimente argentino, nel caso ce ne fosse stato bisogno, l’autore rimette mano al suo capolavoro e lo riscrive, rendendo i riferimenti politici ancora più evidenti e guadagnandosi così un posto d’onore nella lista degli indesiderati del Sig. Videla.
Comincia in Argentina (e anche in Cile, con Pinochet) il terrore più puro, quello che viene ancora oggi ricordato come il periodo dei desaparecidos, gli scomparsi, ovvero persone che vengono sequestrate e fatte sparire dal governo. Ad oggi il numero di scomparsi è nell’ordine delle decine di migliaia, 30.000 in Argentina, oltre 40.000 in Cile.

Videla colpisce e sequestra due delle quattro figlie di Oesterheld. Non si tratta di un ricatto, le figlie spariscono per sempre e allo scrittore non viene lasciata nemmeno la possibilità di piangere un cadavere.
Ma Héctor quando china il capo lo fa solo per scrivere, e così continua nel suo racconto, e aggiunge nuove pagini, ancora più feroci, alla sua storia.

Continua, fino al 21 aprile 1977, a La Plata, dove viene prelevato da una squadra armata e di lui non si saprà più niente.
Anche alle altre due figlie rimaste toccherà la stessa sorte poco tempo dopo.

Ancora oggi, nel 2016, a distanza di quasi quarant’anni, della famiglia Oesterheld non ci resta neanche un frammento da piangere, ma ci restano pagine e pagine di un’opera immortale che trasuda la stessa forza disperata dell’autore.
La stessa forza di Juan Salvo/Galvez, che continua la sua lotta nonostante l’ineluttabilità finale, nonostante sulla strada ogni volta lasci sempre qualche pezzo, fino a che non gli rimane più niente, se non girare in eterno nel continuum spazio-temporale. Ma anche qui Galvez non si arrende, e continua a gridare il nome dei familiari attraverso l’universo e le sue epoche, in attesa di un sorprendente e insperato finale (no, niente spoiler ragazzi, non avete idea di cosa vi aspetta).

Salite a bordo anche voi allora della navicella di Juan Galvez e unitevi alle migliaia di voci scomparse, alle vittime del male, di ogni male.
Non abbiate paura, ci protegge Galvez, ci protegge Oesterheld.

L’Eternauta: il canto dell’uomo contro ogni oppressione
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