Oggi vi parlo del nuovo titolo sviluppato da Gearbox i genitori, per intenderci, della molto amata saga di Bordelands.

Questa volta però non ci lanceremo nelle bellissime lande di Pandora, ma bensì in arene dove a farla da padroni saranno gli innumerevoli campioni che dovranno affrontarsi.

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Battleborn infatti mescola le già solide basi degli fps con quelle molto più complesse e competitive dei moba ( LOL, DOTA). Il gioco ha anche una campagna in cooperativa, a parer mio trascurabile data la struttura sopra citata de gioco.

Aprendo il menu principale del gioco avremo due modalità distinte: la campagna ( che come ho già detto trascurerò) ed il PvP.

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Quest’ultima si divide in più  modalità differenti che prendendo a piene mani tutto quello che i già esistenti moba e battle arena hanno da offrire. I personaggi presenti sono molti e tutti con un ruolo preciso, il difetto che però risalta subito all’occhio è la mancanza di novità. Infatti per quanto i personaggi possano essere tanti, sanno tutti di già visto ( c’è tutto il cast di team fortress 2 ). Il tutto è sicuramente un modo degli sviluppatori di non spaesare completamente il giocatori, ormai ferrati ed abituati a meccaniche di gioco già ampiamente collaudate, ma resta comunque poco gradito.

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Il comparto grafico che abbiamo amato in Bordelands, qui pecca di un’eccessiva varietà e colore, che finisce per incasinare le mappe, con elementi non interconnessi tra loro, ed il gameplay stesso ( tranne nel caso si utilizzi un pg a distanza ). Infatti il numero di elementi presenti in mappa disorienta e rende tutto troppo caotico per essere apprezzato, finendo per scontentare,sopratutto,  tutti quei giocatori che amano il tatticismo, sacrosanto in questo genere.

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Manca poi, per me importantissimo, un comparto sonoro di rilievo presente solo durante qualche filmato della campagna.

Una campagna di cui non parlerò, ma resta inutile ed in sostanza una serie di orde infinite con qualche boss fight qua e la.

Diviso insomma tra una modalità multiplayer incapace di brillare di luce propria e una campagna accessoria utile giusto a racimolare qualche credito per comprare dei pacchetti dall’apposito store (si c’è uno store). Un piccolo ibrido assemblato con parti di giochi diversi in grado di intrattenere e strappare qualche sorriso grazie alle sue battute, ma incapace di soddisfare appieno il giocatore da qualsiasi parte lo si approcci. Gearox, per quanto è evidente che ci abbia provato, non è riuscita, stavolta, nel creare la sua solita miscela esplosiva ma solo un blando bicchiere d’acqua liscia capace di rinfrescare li per li, ma poi subito dimenticato.

 

 

BATTLEBORN – Recensione
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