Ho appena finito Kobane Calling. Si, di notte fonda, lo volevo finire. Ed ho un groppo alla gola, di quelli forti. E ve lo voglio raccontare.

Abbiamo parlato spesso di Zerocalcare, non ne ho mai fatto mistero della mia grandissima passione per lui, ma stanotte mi sono sentito vittima di un complotto.

Riassunto veloce del suo 7 fumetto:

 L’opera è un reportage in forma grafica del viaggio che ha portato l’autore al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobanê, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico.

Wikipedia, ovviamente (lascio i link per chi fosse interessato)

Per chi non l’avesse letto, e legge solo il riassunto, il pensiero è uno solo “ammazza che mattone”. Perche lo è, un bel mattone. Pieno di quelle cose che Calcare chiama Pipponi ed io, per amor di prosa, chiamo spiegazioni.

Fatemi capire: Zerocalcare inizia con dei fumettini leggeri su internet, poi ci spara dal nulla una storia sull’anoressia, continua con un racconto sull’infanzia, disegna una storia di zombie a Rebibbia e ci infila riflessioni personali che da sole valgono un romanzo, rifa una raccolta di tavole e spiega la celebre “mid-twenty crisis” come e meglio di libroni di sociologia; ed ora questo? Siamo onesti, quanti conoscevano Kobane prima che lui scrivesse questo fumetto?

Da qui la mia domanda: e se fosse tutto un cavallo di troia? che Zerocalcare abbia iniziato coi pupazzini per cullarci, metterci a nostro agio, e poi finire a tradimento nella nostra biblioteca con un volume del genere? Che sia tutto un grande troll??

Troppe poche ore dopo…

Post della mattina: buongiorno, dopo il caffè le mie paranoie complottistiche si riducono, ma resta la rabbia. Piacere, mi chiamo Alessandro, liceo classico, laureato, mi leggo almeno un paio di giornali al giorno. Ed in piena tracotanza economica, ho pensato bastassero. Poi arriva un fumettista romano con il suo armadillo e mi fa fare un metaforico bagno di umiltà, mi mostra tutti i limiti dei giornali e dei siti economici a cui tanto sono affezionato. Mette a nudo il limite delle app, degli uffici stampa, della politica. Mi ricorda che c’è un mondo fuori dalle nostre gabbie dorate. E mi fa vergognare.

Per quanto noi ci sentiamo assolti, siamo per sempre coinvolti.

Dè Andrè – Canzone di Maggio

Non so se sia un grande troll (anche se ammetto che inizio a sospettarlo) o se si tratta solo della grande vergogna che provo ora. Ma ragazzi, leggetelo.
E al primo che vi dice che i fumetti sono un medium di serie B, sbatteteglielo nelle gengive.

Post scriptum: quando segui un artista dagli albori della carriera, provi una gioia immensa nel vederlo crescere e maturare. Quasi fosse un amico del quale hai visto gli sforzi ed ora ne sta raccogliendo i frutti, sei felice per lui. Ecco, vedere la maturazione artistica di Zerocalcare mi dà soddisfazione. Michele, scusa se ti do del tu, lo so che rabbrividisci all’idea di essere chiamato artista, ma fai quello che solo gli artisti veri sanno fare: alzi la soglia ad ogni nuova opera.

Zerocalcare, Kobane Calling: Il gran cavallo di troia
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