The Last Witch Hunter soffre della sindrome di The Lone Ranger: una patologia che affligge pellicole che, pur non avanzando grandi pretese, si dimostrano riuscite nel loro complesso e perfettamente adatte a occupare i vostri schermi in un pomeriggio di pioggia o in una serata a base di nerdate, pietanze malsane ed evidenti contravvenzioni al galateo.

Però, per qualche motivo non ben identificato, questi film passano completamente inosservati al grande pubblico, finendo per scomparire presto nascosti nei meandri dell’internet, in attesa che qualche navigatore ci si imbatta, più o meno casualmente.

Peccato perché, contro ogni previsione, Breck Eisner (il regista anche se con un nome simile lo si sarebbe immaginato più a suo agio nei panni di un wrestler) riesce a confezionare intorno al buon Vin Diesel un dignitosissimo urban fantasy, dal buon ritmo e caratterizzato da una scrittura niente male.

Breick Eisner. Cioè, no, aspe’… me sa che ho sbagliato qualcosa.

Kaulder, cacciatore di streghe medievale al servizio della confraternita “dell’Ascia e la Croce”, riesce a penetrare insieme a un manipolo di coraggiosi nel nascondiglio della regina delle streghe e scongiurare una probabile Apocalisse, restando però vittima di una maledizione che lo costringerà a camminare sulla terra per un tempo senza fine, schiavo immortale della sua stessa crociata.

Stacco. Giorni Nostri. Kaulder, arma segreta della confraternita, perfettamente integrato nella società presente, continua a braccare streghe potenzialmente pericolose a giro per il mondo, accompagnato da una sorta di supervisore/confidente/Robin della situazione, noto come Dolan; proprio nel momento in cui questi si troverà alle prese con un tremendo pericolo, Kaulder si ritroverà a fare i conti con il suo passato.

Pur ruotando intorno a un plot che di certo non ha nell’originalità il suo punto forte, TLWH stupisce prima di tutto per un protagonista a metà il cavaliere tormentato e John Constantine: Diesel veste il personaggio con particolare carisma, senza rinunciare a una buona dose d’ironia, senza mai scadere però nel demenziale, sullo stile delle produzione Marvel. Al suo fianco una selezione di comprimari di buon livello, fra cui Michael Caine ed Elijah Wood, intrecciati in una ragnatela di relazioni meno scontata di quello che si potrebbe inizialmente sospettare.

La forza del titolo risiede comunque nella resa di un sottobosco magico urbano credibile, che strizza l’occhio, stilisticamente, a quanto visto sulle pagine del già citato Constantine o in altre produzioni come gli Hellboy di  Guillermo del Toro (a cui sarebbe giusto dedicare, prima o poi, qualche parola in più).

Certo: ci si mantiene sempre su binari piuttosto consolidati ma c’è la volontà di imbastire un universo coerente, regolato da precise dinamiche. Permane un certo rammarico per la figura di Chloe (direttamente da GoTRose Leslie) strega-freak con cui si sarebbe potuto osare un po’ di più, sia a livello di presenza su schermo che di effettivo sviluppo del personaggio.

The Last Witch Hunter è un modo onesto e riuscito di declinare il genere Urban Fantasy al cinema: un film per famiglie confezionato con professionalità, conscio della sua dimensione e tarato di conseguenza.

L’idea di un sequel non sarebbe male, anche per esplorare maggiormente qualche buona intuizione, ma di solito la conseguenza più diretta della Sindrome da Lone Rangers è un biglietto di sola andata per il dimenticatoio. Magari però il buon Vin si è divertito talmente tanto che il sequel deciderà di produrselo da solo, come nel caso di Riddick; del resto la compagnia sul set, così a naso, non doveva essere niente male…

Facciamo a occhio, più che a naso, va’
I Consigli del Martedì: The Last Witch Hunter
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