Che negli ultimi anni il filone film di supereroi sia esploso, è cosa risaputa: se prima c’era soltanto una visione più autoriale che di genere (basti pensare ai due film di Raimi di Spider-Man – sì, due. No, non tre. Ho detto che i film di Spider-Man di Raimi SONO DUE – e ai mutanti di Singer ), con l’avvento dei Marvel Studios e della trilogia di Nolan su Batman questi film sono diventati un genere a sé stante, come il western negli anni ‘70.

I classici western anni ’70

Come tutti i generi in voga, quindi, stiamo vivendo un periodo in cui film sui supereroi degni di nota escono da ogni dove, sia dalla onnipresente Hollywood sia da lidi da cui meno ci si aspetta (il titolo “Lo chiamavano Jeeg Robot” vi dice niente? No? E allora, per favore, leggete qua).

Ed in questi giorni, in particolare il 27 gennaio, anche Netflix ha voluto presentare il suo film di supereroi: oggi infatti, il Netflix Watcher vuole consigliarvi iBoy!

Ovviamente Netflix non è nuova al mondo supereroistico: basti pensare alle due favolose serie su Daredevil (sia la prima che la seconda sono state oggetto della nostra attenzione), a Jessica Jones ed a Luke Cage, ma in questo caso il colosso dello streaming propone un film originale, basato su un romanzo di Kevin Brooks; quindi un prodotto più rischioso, con una fanbase decisamente meno nutrita rispetto a quella assicurata dai supereroi Marvel, che cerca lo scontro diretto con film di più alta fama.
Riesce nell’impresa? A mio parere sì.

iBoy è un film semplice, che come la maggior parte di tutti i prodotti Original si basa su una trama lineare ma solida. Senza fare spoiler, il protagonista si trova suo malgrado ad essere testimone di un’aggressione ai danni di una sua carissima amica (interpretata, tra le altre cose, da Maisie “Arya Stark” Williams): mentre chiama la polizia, gli sparano e dei pezzi di cellulare gli rimangono conficcati nel cervello, dandogli da quel momento il potere di controllare qualsiasi apparecchiatura elettronica e di utilizzare la propria mente come uno smartphone

Sbrigata nei primi cinque minuti la pratica “Facciamo ottenere i poteri al nostro protagonista” (un metodo, tra le altre cose, che richiama tantissimo le origini degli eroi Marvel dei bei tempi andati), la storia prosegue in maniera spedita e soprattutto credibile; non ci sono momenti a vuoto o secondi sprecati: ogni scena è finalizzata a portare avanti sia la storia che i personaggi, in un crescendo che ti accompagna mano nella mano fino alla conclusione: un finale non roboante, né ricco di esplosioni, ma che ti lascia addosso una piacevole sensazione di compiutezza.

“A special kid”

Un classico film di origini, quindi? Sì e no.
Sia chiaro, ovviamente le porte per un eventuale seguito non sono aperte, ma spalancate: lo status quo che troviamo alla fine del film è tutto da esplorare e da vivere. Tuttavia, come dicevo prima, nonostante la voglia di averne di più che sentivo alla fine della visione, la sua chiusura mi ha lasciato soddisfatto, e rende iBoy un piccolo gioiellino, valido anche come prodotto fine a se stesso.

Netflix Watcher: iBoy
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