C’è una brutta abitudine in Italia, quella di considerare la commedia poca cosa. C’è un’altra abitudine in Italia, ugualmente brutta: considerare i cartoni animati roba (solo) per bambini.
Rick e Morty è una commedia, ed è anche un cartone animato, infatti su Netflix è passato in sordina.
Solo adesso, nonostante la seconda stagione sia stata conclusa da un po’, forse complice il momento di vuoto (Westworld è finito, C’è la pausa dei vari zombi-dragoni-spacciatori e non è il caso di fare la maratona di Bojack Horseman per l’undicesima volta) molti stanno scommettendo una fiche su questo show prodotto da Adult Swim e scritto da due nomi non proprio ignoti: Justin Roiland e Dan Harmon.

Justin Roiland
Dan Harmon

 

 

 

 

 

 

 

Leggenda vuole che Harmon non sia esattamente la persona più facile di questo mondo. Nonostante il suo show (Community) abbia rivoluzionato la comicità seriale moderna, l’autore venne cacciato dalla “writer’s room” per poi essere richiamato in seguito dato che quanto il suo stile e il suo genio comico erano irriproducibili.

Che il tipo non sia esattamente uno stinco di santo lo dice anche un’altra leggenda: l’idea primordiale di Rick e Morty era quella di un vecchio scienziato pazzo che obbligava il proprio assistente minorenne a leccargli le palle ogni volta che doveva inventarsi qualcosa per risolvere una situazione.

Io non sono certo un fan di Don Matteo, ma capisco la perplessità dei produttori a promuovere una serie del genere. È fondamentale quindi l’incontro con Roiland, prolifico autore di Adventure Time (serie che sta all’animazione come Community alla commedia) che crede nel progetto – abduzioni scrotali a parte – e lo riscrive.

Nasce Rick e Morty, una serie animata fantascientifica e, se mi passate l’aggettivo sulla fiducia, fantastica.

Come ogni buona locandina, l’immagine ci dice moltissimo sullo show.
Innanzitutto è la storia di una famiglia – rigorosamente disfunzionale -, e poi una grande avventura di fantascienza.
Rick e Morty, che nei nomi ricordano volutamente i celeberrimi Doc e Marty di Ritorno al Futuro, sono nonno e nipote, scienziato geniale e alcolizzato il primo, adolescente timido e sfigato il secondo, che vivono avventure spaziali .
Non si capisce l’esigenza di Rick nell’avere un assistente, appare più un capriccio di un uomo scorbutico e totalmente preso da se stesso e dai suoi esperimenti (tanto da mettere a repentaglio costantemente la vita di chiunque gli stia intorno se non addirittura la terra stessa). Le motivazioni si capiranno solo più avanti, con lo sviluppo della trama orizzontale, e getteranno una nuova luce sui personaggi.
Proprio come quel vostro amico sempre allegro ai limiti della stupidità che poi scoprite avere un genitore morto (o non avere proprio i genitori), Rick e Morty spiazza sempre lo spettatore, con repentini “twist” che ribaltano il significato di una gag in qualcosa di profondo e terribilmente umano.

Benché a primo impatto risulti una serie fantascientifica (e lo è, diavolo se lo è) anche un non appassionato del genere può apprezzarne le qualità; dietro alle avventure mirabolanti, intricatissime, volutamente esagerate – eppure sempre coerenti nella loro assurda logica – si cela la vera faccia della storia: il racconto di una famiglia incasinata, e non in modo simpatico in stile Simpson o in maniera bidimensionale e sarcastica versione Griffin: gli Smith sono la fotografia del modello familiare post millennio: Jerry, il padre, è disoccupato, non gli viene riconosciuto un talento né dai figli né dalla moglie (tantomeno da Rick), privo della minima capacità di autorevolezza. Come si diceva negli anni ‘60: non è certo lui a portare i pantaloni in casa. Ma non lo è davvero neppure Beth, sua moglie e figlia di Rick, una veterinaria che si fa chiamare “chirurgo per animali”, che forse non ama più il marito e che sicuramente sognava una vita diversa. E poi Summer, 17 anni, forse il personaggio più piatto, ma la cui piattezza riflette il vuoto pneumatico dei teenager americani: nella sua testa c’è spazio solo per sé, per il suo iPhone, per il bisogno di popolarità e attenzione.
Chiudono il cerchio i due protagonisti, poli opposti per età e carattere: sicuro, cinico e disincantato il primo; debole, timido e sognatore il secondo.
In ogni puntata però le variabili cambiano: Rick diventa più affezionato alla famiglia, pur continuando a ritenerla una massa di inetti se comparati al suo incommensurabile genio; Morty diventa più sicuro ma anche disilluso, forse in futuro lo vedremo prendere persino qualche genere di scelta terribile, qualcosa da far rabbrividire lo stesso Rick. Tutto dipende dalla longevità di questo show, che speriamo sia la più lunga possibile.

Ad oggi è difficile trovare uno show completo come Rick e Morty: l’intensità dei temi trattati, le scelte registiche (da far sembrare Iñárritu vecchio di secoli), la precisione delirante della struttura narrativa e la caratterizzazione puntuale dei personaggi, rendono questo “cartone animato” un unicum meraviglioso.

Non ci resta che salutarvi con un ultimo grande dilemma: mettiamo caso che esista una sorta di Nelson Mandela dello spazio, il membro pacificamente più significativo della galassia, un Martin Luther King per tutto l’universo, ma che necessita di un trapianto di cuore. Sembrerà strano, ma – essendo lui alieno – anziché il cuore, potreste salvarlo donandogli il vostro pene (avete letto bene). Che fareste?

P.S. Esiste anche un app di Rick e Morty, chiamata Pocket Morty, che ricalca il celebre gioco di Pokémon. Lo scopo è quello di catturare tutti i Morty del multiverso, per maggiori informazioni andate qui, o scaricate gratis la app su Google Store o App Store di Apple.

Wabba lab dub dub!

Netflix Watcher: Rick e Morty
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