Omega Men è un fumetto strano.

Non sei sicuro che ti sia piaciuto. Non sei sicuro che sia quello che hai comprato e non sei sicuro nemmeno che sia un fumetto di supereroi.
La trama è complicata, non lineare e non semplice da seguire.

Il protagonista arriva davvero solo nella seconda parte del fumetto. Eppure, già dopo poche tavole capisci di volerne ancora. Sei letteralmente incollato alla pagina.

Boom!

Gli autori presentano la nuova collana così: Kyle Rayner è nel Sistema Vega per indagare su una serie di azioni terroristiche svolte dal gruppo Omega Man (personaggi degli anni ‘80 ripescati per l’occasione). Kyle è più umano che mai: Il Sistema Vega è vietato alle Lanterne Verdi da millenni, per questo, se vuole entrare deve lasciare in custodia il suo anello del potere. Viene così fatto prigioniero e finisce per entrare in contatto con gli Omega Men, catapultato in un mondo dove il confine tra bene e male è molto labile.

In questo preciso momento storico, il concetto di terrorismo è una tematica ricorrente nelle serie americane: Hal Jordan, eroe a tutto tondo che sa sempre cosa è giusto e cosa no, si è da poco scontrato contro Sonar, in un universo dove il terrorista è un cattivone che fa vittime innocenti e va fermato.

Gli Omega Men, invece, sono davvero terroristi o vengono solo etichettati come tali? La sofferenza delle persone può scusare un atto di violenza? O forse anche questi gruppi sono più eterogenei nella loro composizione interna di quel che vogliamo ammettere?

La run di King e Bagenda, ovviamente, non ha l’arroganza di rispondere a queste domande, ma ci pone tali interrogativi, e lo spaesamento di cui Kyle è preda riflette il nostro quando guardiamo un telegiornale o leggiamo una notizia.
Anche il tema religioso è presente in maniera massiccia, con rielaborazioni dei concetti di Alfa e Omega e delle teorie psicologiche e religiose di James Williams, citato in ogni numero.

Costante l’invocazione May it please Omega che è sempre portatrice di qualche brivido.

Kyle con il costume che usa solo in questa run, ribattezzato Omega Lantern

Come avrete capito, l’intreccio è ispirato all’attuale situazione in Medio Oriente: niente di strano, perché il nostro Tom King ha passato 7 anni nella CIA nella sezione counter-terrorism, prima di mollare tutto alla nascita del suo primogenito.

Approdato così alla DC, come coautore della serie Grayson, approccia il personaggio di Dick forte della sua esperienza nel mondo dello spionaggio: ci ritroviamo così un eroe che combatte senza costume, caratteristica poi mantenuta anche in OM. Visto il successo di critica – un po’ meno di vendite – ottenuto, la DC ha deciso di affidargli la sua collana principale, Batman, in concomitanza con l’evento Rebirth.

Se dovessimo giudicare Omega Men come fumetto in sé, mi sentirei di promuoverlo a pieni voti, merito anche dei grandi disegni dell’astro nascente Barnaby Bagenda; va detto però che, come fumetto di supereroi non è fenomenale: la parte “super” fa un po’ da contorno (come del resto la faceva la parte “bat” in Grayson) soppiantata dalla componente di fantascienza e di avventura.

Preso invece come fumetto di Lanterna Verde, è un punto di rottura: si tratta della prima storia dopo il 2006 (anno dell’ascesa di Johns) a non incastrarsi nella continuity, a fregarsene del Corpo e a non aggiungere nulla alle vicissitudini delle Lanterne. Potrebbe essere un stand alone, un what if e non perderebbe di efficacia – non a caso Kyle usa un costume particolare, che nella serie regolare viene dimenticato, quasi l’autore volesse rimarcare la sua estraneità al resto della continuity -. Siamo pienamente nel genere dell’avventura spaziale, che si sposa, da sempre, bene con Lanterna Verde.

Come storia di Kyle Rayner è invece perfetta: Kyle è la Lanterna che già ha combattuto al di fuori del corpo, da quando era il Toarchbearer a quando si è trasformato in Ion, ma soprattutto è uno dei supereroi meno quadrati, meno mossi da certezze granitiche, più abituati a mettere in discussione se stesso e le sue azioni.

La serie si chiude con un monologo meta-testuale, che esprime tutta la confusione di Kyle: lo smarrimento dell’uomo occidentale abituato a segnare una linea di demarcazione fra noi (i buoni) e loro (i cattivi). Quell’uomo occidentale convinto che una volta spenta la televisione, o chiuso il fumetto, il mondo non sia più un suo problema.

The Omega Man è un gran cavallo di Troia: usa il mondo colorato dei supereroi per colpirti a tradimento e portarti a riflettere sui grandi problemi di attualità.

Un tratto comune solo alle grandi opere.

Omega Men di Tom King e Barnaby Bagenda – Space Spy Story
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