Autore: David Nicholls
Editore: Neri Pozza, collana Bloom
Prezzo di Copertina: 18,00 €
Anno di Pubblicazione: 2009
Pagine: 487

L’inconcludente, puramente decorativo, e spiritualmente insignificante Dexter Mayhew, figlio di papà che poco ha voglia di combinare, zoppica da un impiego kitsch all’altro, colleziona storie di una notte, fugge dalla madre malata di cancro e si procaccia una trophy wife dalla personalità borderline e una figlia. Emma Morley, brillante ma scoraggiata e insicura neo-laureata in Storia e Letteratura, imprigionata tra lavori umilianti e progetti procrastinati, fa del sarcasmo la sua armatura: razionalizza, seziona, anche le situazioni più disastrose; preferisce la solitudine, eludendo un quasi-marito fan dell’umorismo da cabaret, e un amante passionnè, ma inaffidabile. Em e Dex si incontrano per la prima volta nel 1988. Emma, incarnando la versione gender-bender del non più sorprendente cliché alla “Pupa e il secchione”, è infatuata di lui sin dall’inizio – Mayhew sa rendersi affascinante – e lo aspetterà per vent’anni quando Dex, in una scontata presa di coscienza, non deciderà di offrirlesi in pasto.

Una vera storia romantica del ventunesimo secolo

Così la quarta di copertina ci presenta “Un giorno”, ma non sarebbe stato più onesto – e meno appetibile, certo – proporlo come “una storia non-romantica e, perciò, adatta al ventunesimo secolo” ? Non ho mai gradito gli amori umani, per intenderci: quelli dilazionati, definiti dagli

David Nicholls

inciampi, nati all’insegna della rassegnazione – per questo esistono già gli amori umani(!).
Voglio tinte espressioniste e fantasia sfrenata. One day è, invece, un’elegia monocromatica del sentimento, in cui l’amore sa di bilocali al profumo di cavolo bollito, di legami intercambiabili, lavori mal retribuiti e sballi alla Staying alive. Certamente siamo in pieno spirito XXI siécle, e l’autore si è divertito a spiattellarlo; che il tono stizzito adoperato, che ho adorato – rende disinvolta e tollerabile una trama mediocre – abbia esplicitato la sua insofferenza? Insomma: ho arricciato il nasino: in questa rappresentazione cheap – persino trash – del legame sentimentale non c’è grazia o emozione, ma solo inerzia e piatta quotidianità. “Ma l’amore è inerzia e piatta quotidianità”, mi si può contestare – non è detto, o forse è detto, in entrambi i casi preferisco la via delle illusioni.
Quello tra Emma e Dexter è un amore ritardatario, che solo la faciloneria di Nicholls ha reso possibile: così la Morley diventa una compiacente crocerossina, la cui dedizione nei confronti del conturbante e scavezzacollo ex-presentatore televisivo di grido, riconvertitosi in innocuo divorziato e padre di famiglia, scivola nel patetismo. Emma ha atteso vent’anni, negandosi l’opportunità di una relazione stabile e soddisfacente, perennemente frustrata in ogni sua ambizione e impossibilitata dall’autore persino nell’ottenere un riscatto – l’improvviso slancio per la scrittura culmina, in prossimità “degli anta”, nella dozzinale serie per ragazzi di Julie Criscoll: niente che la giovane Emma avrebbe trovato dignitoso. Nicholls è riuscito a farla apparire inconcludente quanto l’inutile Dexter a cui, certo, non è andata meglio. Due ritratti poco lusinghieri, ma coerenti con ciò che è l’essere umano oggi: non ambizioso, non pragmatico, rassegnato e arrendevole. Un personaggio maschile, quello di Mayhew, modellato su quello decisamente meglio riuscito di Will Freeman (Nick Hornby, “Un ragazzo”). La penna di Nicholls, seppure acuta e sarcastica, non raggiunge ancora quell’irresistibile umorismo à la Hornby e questo, nel modellare un personaggio che è a tutti gli effetti un antieroe, fa la differenza. Will è un uomo altrettanto da poco e ridicolo, ma Hornby l’ha voluto figlio del divertissement – il povero Dex risulta soltanto urticante. “È vero amore.” hanno dichiarato molti – non senza una buona dose di pusillanimità (a proposito di Emma e Dexter: un legame che io ho, al contrario, reputato svilente, trovando inspiegabile il successo del romanzo).


Il finale imprevisto – ma quanto genuino? – e flat mi ha fatto, di nuovo, storcere il naso: Emma ne esce, incontestabilmente, come una fallita, e Dexter come un cieco che ha perso cane-guida e bastone. Peccato.

Un giorno – o forse mai
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