I Viaggi straordinari (Voyages extraordinaires) sono una serie inizialmente di 54 romanzi scritti e fatti pubblicare dall’autore francese Jules Verne tra il 1863 e il 1905; a questi sono stati aggiunti altri 8 titoli postumi a cura del figlio Michel Verne tra il 1905 e il 1919 e 18 racconti inseriti nei volumi.

Secondo l’editore di Verne, Pierre-Jules Hetzel, obiettivo precipuo dei Voyages era quello di “descrivere tutte le conoscenze geografiche, geologiche, fisiche ed astronomiche accumulate dalla scienza moderna e raccontate in una forma divertente e pittoresca… una storia dell’universo.”

Wiki – Sempre sia lodata.

Nei Viaggi straordinari dello scrittore francese Jules Verne, pubblicati originariamente a puntate sul periodico Magasin d’Éducation et de récréation fondato da Pierre-Jules Hetzel – l’autore, tra l’altro, delle splendide illustrazioni a corredo dei racconti – sono compresi alcuni dei più famosi romanzi della narrativa d’avventura come Viaggio al centro della TerraVentimila leghe sotto i mariIl giro del mondo in 80 giorni.

A collegare le diverse storie, oltre la vivida fantasia capace di trasportare il lettore da una parte all’altra del mondo con una semplicità e un dinamismo invidiabili ancora oggi, persisteva una curiosità mai sazia nei confronti di materie come la geografia, l’oceanografia, le scienze etnoantropologiche e, in generale, verso ogni sorta di possibile meraviglia.
Si trattava di romanzi “enciclopedici”, nel senso che al loro interno si concentravano spaccati di mondo indagati per mezzo della macchina narrativa, descritti con un piglio quasi pedagogico.
In Verne l’ambientazione non è il semplice teatro dell’avventura ma piuttosto il principale protagonista: il motore primo del sense of wonder.

Per questo le sue opere sono diventate argilla malleabile per diverse trasposizioni o adattamenti incentrati più sul potere espressivo dell’immagine che non su quello della parola.
Il fumetto si dimostra così un medium in grado di interpretare al meglio i Viaggi straordinari e l’adattamento de I figli del capitano Grant compiuto da Alexis Nesme in tre volumi per Delcourt – tradotti poi in un singolo, integrale, da Tunué – ne è la prova.

Autore: Alexis Nesme – adattamento di “I figli del capitano Grant” (Les enfants du capitaine Grant) di Jules Verne,  pubblicato in tre parti tra il 1867 e il 1868
Traduttore: Ilaria Gaudiello
Editore: Tunué – Collana Tipitondi
Prezzo di Copertina: 16,90 €
Anno di Pubblicazione: 2015
Formato: 19,5×27; brossurato pp.144 a colori; rilegato filo refe

I Tipitondi sono tipi davvero speciali. Nella loro rotondità simbolica celano la morbidezza e il gioco, il divertimento pensante, la curiosità creativa, l’attitudine pop alla contaminazione di segni e narrazioni. Sono insiemi aperti di condivisione. Intelligenze elastiche. Esploratori della conoscenza. Tipitondi è la collana Tunué che propone meravigliose storie di autori nostrani e internazionali e le trasposizioni a fumetti dei grandi classici della letteratura d’infanzia.

Tipitondi è la collana di Tunué dedicata al fumetto per ragazzi, che sul retro di copertina propone la dicitura “Per lettori 8 > 99”; ben progettata, annovera al suo interno voci provenienti dal fumetto italiano e straniero – fra cui Amélie FléchaisTeresa Radice e Stefano TurconiEnrique Fernández – che uniscono uno stile di disegno riconoscibile a una predilezione per il racconto di avventura.

Alexis Nesme rientra pienamente nella categoria: infatti, con il suo adattamento, tenta di raggiungere, in modi diversi, un pubblico vasto ed eterogeneo.

Sul vascello di Lord e Lady Glenarvan viene rinvenuta, dalla pancia di uno squalo appena pescato, una bottiglia contenente la richiesta di soccorso inviata dal capitano Grant dopo un naufragio. I documenti sono irrimediabilmente deteriorati: nei tre frammenti ancora leggibili si riconoscono parole scritte in tre lingue diverse – inglese, francese e tedesco – che, se correttamente interpretate, potrebbero rivelare la posizione dei naufraghi. Comincia così un viaggio intorno al mondo, a cui prenderanno parte anche gli stessi eredi Grant e l’erudito francese Jacques Eliacin Francois Marie Paganel.

 Jacques Eliacin Francois Marie Paganel, segretario della società di geografia di Parigi. Membro onorario dell’istituto reale geografico delle indie orientali. Dopo aver studiato l’India per vent’anni ci vado infine per mettere in relazione tra loro i lavori dei grandi esploratori.

In pieno spirito verniano, il vero mattatore della storia è il viaggio stesso: i protagonisti, navigando lungo l’immaginario 37° parallelo nel tentativo di ricostruire l’itinerario del Capitano Grant, si trovano sballottati dal Sud America all’Australia alla Nuova Zelanda; non solo: all’interno del racconto cornice si inseriscono dei racconti secondari, narrati spesso per bocca del geografo, con i resoconti di viaggi di grandi esploratori o la storia delle invasioni di territori specifici. Galleggiando da una costa all’altra, studiando i costumi degli indigeni o ascoltando la storia di quelle terre esotiche, da lettori si finisce quasi per dimenticare l’obiettivo della spedizione, avanzando, di tavola in tavola, per la pura curiosità di scoprire la nuova tappa di un viaggio in cui si è persi non meno degli stessi personaggi.

Paganel
Paganel nella versione zoomorfa di Alexis Nesme

Non è un caso infatti che Paganel – quindi l’accademico e non l’uomo di avventura – sia il personaggio a cui più ci si affeziona, nel corso della storia: studioso tanto colto quanto sbadato, nel suo costante fervore per la scoperta, compie di continuo errori di distrazione, sia nell’interpretazione delle tracce lasciate da Grant sia nella scelta degli itinerari; ma saranno proprio i suoi errori in buona fede a farsi determinanti per l’avventura, nonché a rivelarsi fondamentali per il buon esito della missione.

In questo, Nesme rispetta fedelmente lo spirito di Verne: solo “chi non fa non falla” e l’esplorazione – come la ricerca scientifica – procede per prove, per tentativi, per piste fasulle. Il seme del successo germoglia nel terreno dell’errore e, di conseguenza, i principali snodi narrativi sarebbero impossibili senza la sbadataggine di Paganel.

L’altra soluzione felice proposta dal fumettista è stata quella di ricercare, nel tratto, una sintesi fra la ricchezza di particolari caratteristico delle illustrazioni di Pierre-Jules Hetzel – e, in generale, delle pubblicazioni d’avventura del XIX secolo – e il dinamismo fumettistico. Il tributo a Hetzel è palese sin dalla copertina che riprende i colori (rosso e oro) e lo stile dell’originale volume dei Viaggi straordinari, ma si spinge anche negli interni con una profusione di cornici barocche, abbondanza di enormi mappe, l’ampio spazio concesso ai paesaggi lussureggianti e agli scorci spesso dedicati agli imponenti velieri persi per l’oceano; il tutto, però, senza cercare di perdere la vivacità specifica del racconto fumettistico, mantenuta grazie a una divisione della tavola incalzante, con una ricca selezione di scene, e “inquadrature”, attuata in ogni pagina.

L’intento è quello di restituire il sapore dei vecchi tomi di un’epoca ormai cristallizzata nel tempo, senza però rinunciare al fine ultimo che è quello di proporre al lettore un buon fumetto e non un libro illustrato con meno parole.

La scelta di ritrarre i personaggi con un aspetto zoomorfo e non in una versione realistica accosta Nesme – come rilevato anche nella recensione Di Maya Quaianni e Marco D’Angelo, pubblicata su Lo Spazio Bianco – ad artisti quali Juanjo Guarnido, che hanno fatto di questa soluzione un mezzo per rendere da subito identificabile, a colpo d’occhio, il carattere dei personaggi (senza però rinunciare all’espressività) e alla scuola Disney che, probabilmente, ne è stata l’interprete più felice.

Prima di cimentarmi con la rappresentazione illustrata di un romanzo avevo realizzato alcune schede con lo stile della pittura realistica per altri progetti, oltre ad aver disegnato alcune favole di La Fontaine prendendo molto gusto a disegnare animali come rane, un cani o lupi. Nel progetto precedente, avevo usato personaggi umani ma leggendo Verne, che narra storie molto giovani con un un tono piuttosto insolito (una serie di avventure straordinarie in cui si passa da un pericolo mortale a sequenze di puro divertimento), ho subito visto i suoi personaggi come animali. Ogni volta che conoscevo un nuovo personaggio, in testa lo vedevo con la testa di animale. Questo mi ha permesso, utilizzando un disegno realistico, di rappresentare nel migliore dei modi questa eccentricità della narrazione.

Intervista ad Alexis Nesme pubblicata su http://vivibene.org

Lo zoomorfismo ha permesso all’autore di conservare intatta l’ironia – e anche in questo caso la tradizione Disney ha molto da insegnare – presente nell’opera di Verne – maestro nello stemperare l’eccessivo didascalismo con una battuta inserita al punto giusto.

Per essere un fumetto pensato soprattutto per i ragazzi, infatti, I figli del capitano Grant presenta una mole notevole di testo e di didascalie, rese però digeribili dal buon numero di situazioni buffonesche oltre che dalla simpatia dei personaggi – paradossalmente, proprio Paganel nonostante sia in assoluto il membro più pedante della ciurma è anche quello in grado di strappare più sorrisi, dato il suo essere un incorreggibile pasticcione.

Maurice Chevalier nei panni di Paganel nella trasposizione cinematografica del ’62 di Robert Stevenson che non fa nulla per nascondere il potenziale comico del personaggio. Anzi.

In conclusione, possiamo dire che I figli del capitano Grant di Alexis Nesme rispetta pienamente la dicitura “Per lettori 8 > 99”: un inno all’avventura e alla scoperta, adatto tanto a piccoli esploratori quanto a vecchi avventurieri delle pagine di carta.

Lo stesso Jules Verne, probabilmente, non avrebbe chiesto di meglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggio al centro di Jules Verne – I figli del capitano Grant di Alexis Nesme
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