Thomas Savage – Il potere del cane

Il potere del cane - copertina

Autore: Thomas Savage (traduzione italiana di L. Corbetta)
Editore: Neri Pozza, collana Bloom
Prezzo di Copertina: 17,00 €
Anno di Pubblicazione: 2017
Pagine: 288

Gennaio 2017: Neri Pozza, ispirandosi ai metodi NN, imbastisce una massiccia operazione di marketing pubblicizzando Il Potere del Cane di Thomas Savage. Riscatta il romanzo alle melme del dimenticatoio presentandolo come caso editoriale. L’accosta alle opere di Steinbeck e Faulkner per comunanza d’atmosfera, lo elegge Caso editoriale della stagione, catechizza: Una storia migliore persino di Stoner, malgrado non vi siano nessi tematici, sulla scia di feedback eminenti che da noi hanno valenza dogmatica – The Guardian , The Daily Telegraph.

La moderna sibilla dei mezzi di comunicazione ha profetizzato: il terreno è fertile. Intendo comprare il romanzo ma, fortunatamente, ho occasione di leggerne una copia-omaggio grazie all’iniziativa di una brillante libraia indipendente della mia zona e così mi rendo conto che mai sibilla divinò tanto vanamente. Il paragone con i due Nobel risulta essere pura eresia già dall’incipit; lo stile di Savage è acquoreo, privo di forma, scarno e sfarfallante; mai si posa in profondità. La lettura non lascia traccia né emozione: nutrimento via endovenosa.

I protagonisti sono i fratelli Burbank: collego ad Aron e Caleb de La Valle dell’Eden, ai fratelli McPheron della trilogia di Haruf, e ai gemelli di Gerbrand Bakker  in C’è silenzio lassù opere giunte in precedenza tra le mie grinfie: gli incorporei Burbank non reggono il confronto. Il loro rapporto quiescente, dopo anni di imperturbata quotidianità, è conflittuale: George è massiccio, goffo, insicuro e quieto; Phil è sadico, solipsista, arrogante e viene mosso dall’autore come elemento di disturbo e di minaccia nella tranquilla vita domestica del fratello, della sua novella sposa e del suo enigmatico figlio di primo letto.

Non ho mai agognato tanto la dipartita di un personaggio letterario: sono caduta nel tranello imbastito da Savage che ha ben scalpellato Phil e punta, per mezzo suo, a pilotare la trama fino al porto sicuro e scontato dell’ultima pagina. Se l’apparente stolidità di George richiama quella, ben più ottusa, di Lennie Small, l’influsso ossessionante, nascostamente e perversamente erotico che Phil ha sulla moglie del fratello restituisce pressoché invariata la dinamica tra Stanley Kowalsky e Blanche Dubois – troppe similitudini in un’unica opera:

Thomas Savage
Thomas Savage

latenza d’originalità – certamente perché Phil è, quanto Stanley, emblema di una virilità stereotipata e brutale.

Oltre una certa efficacia nella caratterizzazione – il minimo indispensabile – che naufraga contro le scarse attitudini stilistiche dell’autore, non di supporto alla tensione drammatica da imbastire, ecco uno sprazzo di identità: il romanzo è disincantante.

La letteratura western o ad ambientazione western è solitamente perfusa da una tensione lirica che accompagna anche le vicende più crude – Meridiano di Sangue, Cormac McCarthy – o che, addirittura, è cardine dell’intera vicenda – Pionieri, Willa Cather. Ma esistono, di questo genere, anche opere sconosciute al grande pubblico, prive di sentimentalismi arcadici – The track of the cat  di Walter van Tilburg Clark, Vino di mezzogiorno di Katherine Anne Porter, The big rock candy mountain di Wallace Stegner – e certamente Il potere del cane rientra nel novero, offrendo uno scorcio autentico del selvaggio West: un ambiente caratterizzato da un machismo imperante, omofobico, misogino, razzista e tribale.  

Un’opera sì dalle tinte livide ma ignava, dimenticabile e, a tratti, irrilevante.

 

Extra

Da The Track of the cat di Walter van Tilburg Clark, nel 1954, William A. Wellman ha tratto un film tradotto in Italia con il titolo di La belva, disponibile per intero su You Tube.

Il potere del cane – Un Savage poco selvaggio
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