«Eh ma poi cresce.»

Quante volte avete sentito pronunciare questa frase negli ultimi anni?
«Ho visto il pilota di [inserire ennesima serie tv che non finiremo mai] ma non mi ha convinto.»
«Devi andare avanti, fidati, poi diventa bella!»
“Poi”, come se avessimo tempo da buttare. Come se non avessimo un milione di altre serie da recuperare invece di aspettare che gli sceneggiatori smettano di drogarsi al quinto episodio e cominci l’azione.
Guardavo la prima stagione di Suburra, che ha alti e bassi notevoli all’interno dello stesso episodio, per dire, e ci ha messo cinque puntate prima di tirare fuori i denti.
Cinque.
Sono cinque ore ragazzi. Sono due volte il Padrino. Anzi, potrei essermi rivisto le prime due parti del Padrino anziché annoiarmi e chiedermi chi me l’ha fatto fare.
Poi parte, eh – Suburra, dico – ma che fatica…

Placido (nomen omen) indica dove sono le amace per addormentarsi serenamente durante il pilota di Suburra

È una sindrome, quella delle serie lente o del pilota scadente, che ci ha regalato Netflix.
Col sistema di binge-watching da loro stessi brevettato (a proposito, avete notato che i tempi di passaggio da un episodio all’altro sono scesi di colpo da 14 secondi a 3?!?!) non giudichiamo più le serie dal pilota, aspettiamo e giudichiamo l’intera stagione. E questo in parte è un gran bene.
Ma a chi chiedo i danni quando una serie faceva cacare per intero e non solo per metà?

Qualcuno mi stava chiamando?

Non bisogna comunque confondere le serie lente con quelle scadenti, altrimenti The Wire varrebbe quanto una seconda stagione di Gomorra o quanto una 7ima di Game of Thrones.
Ad esempio Mind Hunter, per quanto il pilota sia un po’ tanto scazzato, lo fa capire subito di essere una serie che intende prendersi tuuutto il tempo per raccontare ogni piccola cosa.

Il fatto è che il pilota, una volta era una cosa seria. Ci si giocava la carriera con un pilota scazzato. Oggi il pubblico tollera, perché Netflix non ci dà più il tempo di pensare se fare una pausa tra un episodio e l’altro e anche perché le serie TV sono diventate la forma d’arte più importante.

Il rosso, dopotutto, è il colore del diavolo.

Comunque questo articolo non vuole essere una disamina nostalgica su come erano belle le serie di una volta e quanto si stava meglio quando si stava peggio… No, è solo la registrazione di una tendenza, che indubbiamente accomuna molte serie Netflix (e non solo).
Questo costume non è necessariamente migliore di quelli precedenti: quante belle serie hanno rischiato di bruciarsi per un pilota non all’altezza? Oppure Lost, con un DOPPIO PILOTA? Quanto hanno rischiato? Eppure quanto è stata importante Lost per la TV mondiale.

Profetico.

Se ci sono serie brutte in circolazione è dovuto semplicemente alla domanda: il pubblico vuole le serie, ergo si fanno più serie. Ma farne tante significa produrre anche quelle che in tempi di magra avremmo scartato perché non sicure, perché mediocri, perché la qualità non nasce sotto un cavolo.
La qualità, dopotutto, si paga di più proprio perché ce ne è poca. Come certi vestiti di lusso.

Non tutte le serie Netflix hanno un brutto pilota però, ve lo ricordate quello di Stranger Things? Will nel casottino col fucile in mano, la lampadina che si spegne e accende, un rumore strano e uno sparo.
Quanto era potente? Quanto c’era già tutto Stranger Things in quel frammento: un bambino solo contro qualcosa di misterioso; la trovata – geniale – delle luci; una situazione e un’estetica anni ’80.
Tutto il meglio della serie in dieci secondi di scena. Così dovrebbe essere un pilota.

Cos’è Successo al Pilota?
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