Vi ho fregati, eh? Volete bastonarmi a sangue, vi vedo già! E invece no, io sono un grandissimo fan di Zerocalcare…ed ora lasciatemi spiegare il mio titolo!!!
Ho sempre detto che se un sociologo del futuro volesse conoscere la situazione dei ragazzi italiani di provincia negli anni 90-2000, dovrebbe ascoltare le canzoni degli 883 (che vi piacciano o no). E con lo stesso ragionamento, credo che non ci sia artista migliore di Zerocalcare per descrivere quella fascia di popolazione italiana 25-30 di oggi: non più studenti ma neanche veri lavoratori, non adulti ma neanche ragazzi (emblematica la storia Perchè non possiamo dirci trentenni).
Zerocalcare è nostro, nel senso che solo noi, “ragazzi” che abitano l’italia in questo momento storico, possiamo apprezzarlo pienamente: non puoi farlo leggere a un cinquantenne e non puoi farlo leggere ad un tedesco, in quanto non vivono la nostra situazione e non hanno i nostri riferimenti culturali.
Forse è per questo che Michele afferma sempre che il suo fenomeno è destinato a sgonfiarsi, perché è portavoce di una certa situazione. E sono d’accordo: lo Zerocalcare che conosciamo è destinato a finire.
Ma ciò non vuol dire che sia la fine dell’artista e fumettista Michele Rech.
Quindi sì, lo Zerocalcare delle vignette su internet, quello che è diventato famoso, è destinato a finire, ma non perché lui sia un fuoco di paglia, ma perché è indissolubilmente legato alla nostra situazione attuale, e quando questa cambierà, lui perderà la sua raison d’être.
Cosa succederà allora? Personalmente credo che Zero riuscirà a cambiare e del resto, dalla Profezia dell’armadillo a Dimentica il mio nome abbiamo già potuto notare i primi accenni di una mutazione stilistica.
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