Venerdì retro: Prince of Persia

Che forte! Finalmente su The Nerd Experience parlano di quella ficata di Prince of Persia: Sand of Time!

Oggi parliamo del suo progenitore: Prince of Persia punto e basta.
Alla faccia di chi dice che la Apple non sia adatta ai videogiochi, sappiate che la prima versione di questo gioco era un’esclusiva Apple II (scritto “Apple ][” per dovere di nerditudine) e solo dopo è stata convertita per tutte le altre piattaforme.

Il gioco, uscito nel 1989, era un classico 2D dell’epoca in stile Super-Mario bros., per intendersi, ma presentava fin da subito succulente novità.

Percepisco il nerd in voi agitarsi e fremere di fronte a queste immagini in altissima definizione

Jordan Mechner, inventore e sviluppatore del gioco, ebbe l’intuizione osservando il proprio fratello fare acrobazie vestito di bianco (SIC!). Così fin da subito Prince of Persia si sarebbe distinto per la seguente caratteristica: un elevato tasso di azione e una grande fluidità dei movimenti (proporzionati all’epoca ovviamente).

A tutt’oggi l’immagine dà un’idea di dinamicità molto forte.

Per ciò che concerne la Trama non si può proprio dire che PoP brillasse per originalità: Il gioco si svolge nell’antica Persia medioevale. Il Sultano è in guerra e lontano dal paese, dove il malvagio Visir Jaffar complotta per salire al trono. Jaffar ha imprigionato la Principessa, unica figlia del sovrano, concedendole solo un’ora per decidere se sposarsi con lui o morire.
Il giocatore assume il ruolo di un giovane viaggiatore straniero, il vero amore della principessa. Recuperata una spada, dovrete scappare dalle segrete del castello in cui è rinchiusa e liberarla entro l’ora, attraversando tutto il palazzo reale e sconfiggendo il malvagio Visir – ovviamente abile mago e spadaccino – e diventando il Principe di Persia.

Come si nota fin da subito la somiglianza con Mario Bros o un qualunque altro gioco dell’epoca è discretamente lampante. Ma non era su questo che puntava di distinguersi il nostro videogioco.
Non era solo la grafica l’asso nella manica di Mechner, anche il sistema di gioco era rivoluzionario.
Innanzitutto per la prima volta i duelli non si sarebbero svolti con pistole, fucili, o altre armi esplosive. Il biondo viaggiatore avrebbe duellato a colpi di sciabola e scimitarra, come si confà ai costumi saraceni.
Inoltre il gioco si sarebbe svolto in quello che i giornalisti chiamano tempo reale (supponendo così che esista un tempo irreale dove accadono altre cose diverse dal tempo reale. Ma sto divagando…) ovvero dal momento in cui si preme start parte il conto alla rovescia e abbiamo veramente un’ora per salvare la sniacchera dal patibolo.
All’interno dell’ora il protagonista può morire un numero illimitato di volte, salvo ripartire ogni volta dall’inizio del livello raggiunto, o certe volte da un qualche checkpoint intermediario.
La vita del protagonista è misurata in ampolle che si possono ripristinare bevendo alcune fiale rosse sparse lungo il tragitto.
Trappole, nemice e le immancabili tegole che cascano dal soffitto sono solo alcuni dei pericoli che ci attendono, e uniti a una I.A. notevole degli avversari e spargimenti di sangue degni del miglior cinema tarantiniano rendono l’esperienza di gioco entusiasmante e, a tutt’oggi ancora stimolante.

Per i Nerd da biblioteca un’ultima curiosità: Il gioco Prince of Persia è anche al centro di un surreale racconto dello scrittore russo Viktor Olegovič Pelevin, intitolato: Il Principe del Gosplan.

Beccatevi anche la copertina in russo, toh!

Con questo è tutto, al prossimo venerdì!

Venerdì retro: Prince of Persia
Penna Stanca

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