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Sopravvissuto – La recensione

Sì, è nel film e sì, mi fa sognare.

Sopravvissuto (The Martian in originale) ha tutti gli elementi che solitamente mi fanno schifare un film di fantascienza: un cowboy mascherato da scienziato come protagonista, un botto di momenti volemose bbbene, il bandierone americano che sventola gagliardo a più riprese e un approfondimento dei personaggi pari alla percentuale di frutta effettiva in un succo di frutta alla pera Yoga (avevo palesemente finito le similitudini e questo ho davanti a me); ma un tale mix poco stuzzicante non è bastato a rovinarmi la visione di una pellicola complessivamente riuscita e piacevole.

Se Sopravvissuto è un film degno di nota il primo imputato è Ridley Scott, che ritorna alla fantascienza confezionando un regia per nulla invasiva e dannatamente funzionale: archiviata l’inutile vuota pomposità di Prometheus, Scott decide di puntare tutto sulla fruibilità totale dell’azione; lo spettatore è sempre messo nella condizione migliore per seguire lo sviluppo dell’intreccio che si articola, più o meno con il pilota automatico, senza sbavature o rallentamenti alcuni verso il (lieto) finale.

Inquieta più quest’immagine di tutto Prometheus

La vicenda è presto riassunta: Durante una tempesta di sabbia su Marte, un astronauta (Matt “Everyman” Damon) viene dato per morto. Peccato che in realtà l’astronauta non sia poi così morto, che il resto della sua compagnia abbia abbandonato il pianeta, credendolo tale, e che la prossima spedizione approderà sul ridente sasso rosso solo fra quattro anni. Da questo momento in poi inizia la più lunga e fantascientifica puntata di McGyver che possiate immaginare.
Messa al bando ogni forma di vittimismo, il nostro Matt Damon inizia subito a rimboccarsi le maniche e a tirare fuori dal cilindro ogni sorta di espediente per riuscire a mettere un giorno di vita in più davanti all’altro, mentre dalla terra si arrovellano pensando a come riportare a casa il ragazzone americano lost in the space.

Vi state chiedendo quanto può essere noioso un film di 141 minuti incentrato essenzialmente su un uomo abbandonato su un pianeta deserto? Il bello è proprio questo: Sopravvisuto riesce a non annoiare praticamente mai il suo spettatore, senza tradire le premesse iniziali.

Few Tools. Endless Possibilities.” Ma dove vai se il kit di McGyver non hai?

La via della leggerezza paga: primo perché in questo modo Matt Damon, sollevato in partenza da ogni possibile momento di pesantezza intimista che avrebbe messo a dura prova la sua tendenziale mono-espressività, è messo in condizione di dare il meglio di sé nel ruolo di self-made man in grado di superare qualsiasi avversità grazie a un po’ di ingegno, una buona dose di cocciutaggine condita da una spruzzata di salutare ottimismo; secondo perché permette al film di districarsi da momenti potenzialmente di stanca in maniera coerente e armonica.

La propensione del protagonista a non perdersi mai d’animo, a fare fronte ai pericoli (va detto che, da questo punto di vista, lo sceneggiatore non si è risparmiato in quanto a ostacoli posti sul sentiero dell’eroe) arrangiandosi con i pochi mezzi a sua disposizione, sottolineata a più riprese nel corso della storia, rende veramente difficile il non esibire un sorriso ebete di soddisfazione osservando le piccole conquiste, disseminate intelligentemente nel corso della storia, che il nostro astronauta riesce a ottenere.

Ci si ritrova, anche involontariamente, a parteggiare per un avventuriero (/astronauta/scienziato/botanico/mezzo chimico/probabilmente anche bravo a letto, a questo punto) che di mollare non ne ha proprio nessuna voglia, ponendoci, di fatto, nella stessa situazione del cast di personaggi contorno (tra l’altro: ottimo casting), dediti a tifare e a supportare, nei limiti del(l’im)possibile l’ostinato sventurato.

Questa è la magia compiuta da Scott: essere riuscito a coinvolgere il suo pubblico raccontando una variante, anche abbastanza minima, della stessa storia ascoltata/vista mille volte.

Jeff Daniels: da Scemo & + Scemo a direttore della Nasa. Non pensate, anche voi, sia una metafora bellissima dell’America?

Insomma, lo vado a vedere?

Se cercate un film di fantascienza in grado di sollevare tematiche controverse o di muovere spunti di critica sociale, mi dispiace dirvelo, ma avete perso del tempo a leggere tutto l’articolo fino a qui (però mi ha fatto piacere; siete stati carini comunque, ecco). Se invece avete voglia di un film di avventura ben fatto, dal buon ritmo e con degli ottimi interpreti, questo è il film che fa per voi.

Del resto non c’è niente di male a volersi godere, ogni tanto, semplicemente un bel film.

 

Nota: Il film è tratto dal romanzo omonimo di Andy Weir, edito in italiana da Newton Compton.

 

Sopravvissuto – La recensione
giocatoresingolo

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