Ero rimasto fermo qui.

Sì, lo so che dal 2008, dall’uscita del dodicesimo numero di All Star Superman, Grant Morrison ha scritto altro, che Final Crisis è un fantastico crossover, che anche il suo ciclo di Batman ha i suoi momenti (mi inimicherò molte persone con questa affermazione), che Multiversity alla fine male non è, ma non credo che lo sceneggiatore scozzese sia più riuscito a replicare la disarmante potenza di questa tavola, magnificamente disegnata da Frank Quitely.

Quattro didascalie, un pugno di immagini che racchiudono l’intera essenza di un personaggio con più di ottant’anni di storia editoriale alle spalle. Un vero capolavoro di mitopoiesi. L’esempio perfetto di quello di cui parla Morrison quando descrive, in Supergods, cosa voglia dire utilizzare il fumetto per creare dei simboli.

Una dimostrazione manifesta delle potenzialità evocative dell’immagine, declinata attraverso un media, il fumetto, che a dispetto di quello che si possa pensare, è ancora tutto da esplorare a livello di possibilità narrative.

Dicevo quindi, prima di perdermi in divagazioni, che la tavola di apertura di All Star Superman, era per me l’apice dell’autore.
Poi ho letto Wonder Woman: Earth One, di Grant Morrison e Yanick Paquette.

E adesso sono cazzi.

"To all the Wonder Women"

L’ascesa di Hyppolita, regina delle Amazzoni, è narrata con una rapidità fulminante: soggiogata da Hercules, ridotta in catene, la guerriera riesce a spezzare il suo giogo, ucciderlo, liberare le compagne e guidare una trionfale riscossa che porterà alla conquista dell’Isola Paradiso.

Stacco. 3000 anni dopo. L’Isola Paradiso è un’utopia raggiunta: fastosi templi olimpici convivono a fianco di marchingegni fantascientifici. La società sembra aver bandito ogni sorta di imperfezione; legge e ordine governano questa terra, che ha nella regina Hyppolita una guida illuminata. C’è una sola nota discorde in una simile armonia: Diana; figlia di Hyppolita, creata come statua d’argilla, modellata dalla stessa sovrana, poi animata per volere divino, secondo una leggenda raccontata dalla regina. L’Amazzone si trova in catene, di fronte alla madre, in attesa di essere giudicata per tradimento in un processo che l’ha vista costituirsi per libera scelta.

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Nello spazio di poche pagine, la coppia di autori costruisce una realtà, quella di una regina riuscita a guidare il suo popolo all’emancipazione attraverso l’eliminazione del modello patriarcale, incarnato in maniera volutamente stereotipata da Hercules, un bruto con le fattezze di un tipico supereroe della Dark Age; per poi ribaltarla completamente una tavola dopo: adesso in catene c’è la protagonista, davanti alla madre, appena esibita come modello eroico (e valoriale) di riferimento, per giunta in occasione di un processo espressamente richiesto dall’imputato.

Si instaura qui la contrapposizione, perno dell’intera vicenda, fra un modello etico-sociale di stampo veterofemminista e una visione, per certi versi radicalmente difforme, dello stesso femminismo.

Diana è una ribelle.
21-wonder-woman-earth-one-001.nocrop.w529.h861Ci viene mostrato incontrovertibilmente, senza possibilità d’appello: è l’unica voce discorde in una società essenzialmente armonizzata; ma la sua ribellione non nasce dal semplice rifiuto adolescenziale dell’autorità, gerarchica e genitoriale, piuttosto si caratteristica come la ferma volontà di sporcarsi le mani: il rifiuto di una condizione controllata, per quanto funzionale, e l’intenzione di confrontarsi con il mondo; tastare con la mano le idiosincrasie umane e verificare la veridicità delle idee secondo le quali è stata cresciuta.

A sorprendere è il fatto che questa specificità della protagonista, non si lega tanto all’aspetto Wonder, quanto al suo essere Woman. Le vicende culminate con il processo, sono raccontate al lettori dai diversi personaggi chiamati a fare da testimoni all’interno del processo, che attraverso l’uso di flashback raccontano la prima avventura di Diana nel mondo degli uomini: in fuga dalla sua terra per proteggere Steve Trevor, un pilota che si era ritrovato a fare un atterraggio di fortuna sull’Isola Paradiso, in cui gli uomini sono assolutamente banditi, durante un’operazione speciale, Wonder Woman si ritroverà asorosity confrontarsi con un mondo in cui, paradossalmente, riconoscerà tutte le storpiature e i soprusi descritti dalla madre, ma che le farà anche conoscere persone come ‘Beth Candy, esponente di punta della comunità femminile Beta Lambda, salvata fortuitamente da Diana durante la Spring break.

L’irruente ragazza presenterà alla semidea un modo diverso di vivere la propria sessualità, incentrato sul concetto di riappropriazione del proprio corpo, visto non come uno strumento per compiacere bisogni o desideri maschili, e nemmeno come un’arma da dedicare alla lotta per per una causa superiore, ma come un mezzo di espressione di sé: fare della propria persona quello che si crede, svincolandosi da oppressivi modelli di riferimento, cercando di agire sul mondo agendo prima di tutto su noi stessi.

Significativo il fatto che il lazo della verità, imposto a ogni testimone del processo, sia del tutto superfluo con ‘Beth, visto che questa non ha nessun motivo per mentire, con se stessa e men che meno con gli altri.

La ribellione che caratterizza il personaggio di Wonder Woman nasce quindi dal suo essere donna consapevole. Diana cresce, umanamente, proprio grazie all’esempio della nuova paffuta amica, sviluppando una visione più conscia della propria persona: riconoscendosi non solo come membro di un contesto, ma come singola entità dotata di gusti, voglie, desideri, bisogni e tendenze.

La paura che potrebbe sorgere, leggendo queste righe, è che un tale strutturato impianto concettuale abbia richiesto agli autori il sacrificio dell’aspetto ludico o, se preferite, del Wonder: niente di più lontano dal vero.

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Wonder Woman Earth One è fumetto che non si dimentica mai di celebrare il Sense of Wonder.

L’Isola Paradiso sembra una versione olimpica del mondo dei Nuovi Dei: sfilano moto volanti, Jet-invisibili, palazzi lussureggianti; le amazzoni cavalcano canguri da guerra (avete letto bene). Non solo è palese l’amore nei confronti della materia di riferimento e della DC Silver Age (sempre dichiarato da Morrison), ma è anche costante l’impegno nel stupire il lettore e nel rendere la lettura divertente.

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Qui credo sia giusto aprire una parentesi: a voler essere maliziosi, e perché non esserlo, si potrebbe leggere un categorico rifiuto del modello cinematografico imposto dalla Warner, con gli eroi DC al cinema, basato su un fittizio realismo estetico e su un’epicità decadente, dalle tinte cupe. In Earth One l’aria si respira un’aria completamente diversa: in queste pagine regnano la fantasia, il fascino della scoperta, il divertimento, lo stupore.

adventureNon c’è nessuna rinuncia, contenutistica o d’intrattenimento, ma a un lavoro diverso, sia in rapporto all’immagine che alle scelte narrative: Morrison sembra voler ribadire quanto un discorso serio non precluda la possibilità di intrattenere, ma che anzi il genere supereroistico abbia impresso nel suo DNA la capacità di trattare qualsiasi argomento in un contesto di epicità e meraviglia.

Per supportare le intuizioni dello scozzese, Paquette fa sua la lezione del J.H. Williams III di Promethea, copiandone soluzioni e l’estetica, riuscendo al contempo a mantenere perfettamente chiara la leggibilità della storiaIl risultato finale è difficilmente criticabile: pur difettando del talento selvaggio del collega, il disegnatore firma tavole raffinate, senza sacrificare lo storytelling sull’altare del manierismo. Non si avverte mai il bisogno di tornare indietro perché non si è compresa la lettura della tavola, eppure l’epicità si percepisce chiaramente, tanto da restare sempre appagati delle soluzioni adottate.

Ci sarebbe altro da aggiungere: sulla mole di informazioni che lo sceneggiatore è riuscito a comprimere in uno spazio relativamente esiguo, sulle pagine sature di simboli, icone, riferimenti, su quanto il finale risulti desueto e assolutamente stupefacente per gli standard tipici delle serie Marvel e DC o su come la figura di Wonder Woman esca da questa storia rigenerata e perfettamente inserita nelle dinamiche del nostro tempo (molto più di quel personaggio privo di nerbo del primo trailer distribuito dalla Warner), ma la sintesi ultima a cui si giungerebbe sarebbe comunque la medesima: Wonder Woman: Earth One è uno dei fumetti americani più belli degli ultimi anni.

Una storia in grado di dialogare con il presente, far sognare e spronare all’agire, come le grandi storie di supereroi sanno fare.

 

Wonder Woman: Earth One – Bentornato Morry

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