Preacher: la serie

 

La scorsa settimana è andata in onda la prima puntata della serie tv Preacher,  basata sull’omonima serie culto della Vertigo pubblicata dal 1995 al 2000 in 66 spillati e una decina di speciali, ed io sono qua apposta per parlarvene. Nell’articolo non ci saranno grossi spoiler, quindi anche chi non ha ancora visto la puntata può tranquillamente leggere l’articolo per farsi un’idea a riguardo.

Tutti pronti? Vi siete allacciati le cinture? Bene, partiamo.

Copertina del primo TP della serie a fumetti

Parto subito con il dire che la puntata mi è piaciuta, ma non al 100%; è difficile da spiegare, ma alla fine della visione mi ha lasciato con un senso d’incompiuto addosso e di stranezza che anche ora che scrivo mi sento addosso.
La cosa è difficile da spiegare, perché i personaggi sono tutti abbastanza simili alla loro controparte cartacea ( sì, ok, Tulip è interpretata dall’attrice Ruth Negga, il cui cognome parla da solo, ma ormai non ci si scandalizza più per il politicamente corretto, e l’attrice è molto brava nel rappresentare l’essenza del personaggio), e sono riusciti benissimo a trasmettere l’ambiente claustrofobico e arretrato che Jesse Custer, il protagonista della serie interpretato da Dominic Cooper, è costretto ad affrontare in questa cittadina del Texas dimenticata da Dio.

Colore della pelle a parte, è Tulip al 100%.

Una mensione d’onore va poi a Joe Gilgun, attore che qua interpreta un Cassidy preso pari pari dalle pagine del fumetto: ironico, menefreghista della vita e ubriacone.

Jessie e Cassidi in una scena del pilot.

Ma se i personaggi ci sono, le atmosfere pure e gli attori sono bravi… cosa è che non mi ha fatto apprezzare a pieno la storia?

Pensandoci a mente fredda, l’idea di brodo allungato che ho percepito per tutta la durata dell’episodio.

L’opera di Garth Ennis e Steve Dillon non è una serie come Flash o Green Arrow, che vanno avanti da cinquant’anni e su cui si può avere molta libertà creativa: Preacher racconta una storia, di ricerca, amicizia e riscatto. Ed allungando il brodo, cercando di “””risistemare””” la materia originale, temo che si possa rovinare l’esperienza che chiunque ha provato leggendo quest’opera.

Ecco, finalmente ho capito cosa non mi ha fatto godere a pieno l’episodio: la paura, il sapere razionalmente che non possono, oggettivamente, riprodurre al 100% tutto ciò che è presente nei fumetti. La dannata aspettativa.

Quindi cosa dire: per quei pochi che non hanno letto i fumetti, la consiglio: gli attori sono bravi, e se continua così sono sicuro che avrete un bell’antipasto dell’esperienza fumettistica.

Per chi, come me, ha amato l’opera letteraria… Guardatela. Le premesse ci sono e nonostante già alla fine dell’episodio ci si allontani dal fumetto, liberando la mente e cercando di essere più flessibili, riusciremmo a passare dei bei momenti.

Preacher: la serie
Onizuha

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