Orfani: dopo la fine, qualche pensiero

Sì lo so, Orfani è finito da un pezzo. E sì, ne abbiamo già fatto la recensione.

 

 

Però io non ne ho mai scritto, forse per una sorta di pudore personale. Ricominciamo: ad ottobre scorso (12 mesi – 12 Numeri) esce Orfani #1. Giocatoresingolo lo recensisce e viene scelto da Roberto Recchioni come sua recensione positiva preferita. Eppure al tempo non avevo capito cosa mi fosse passato per le mani. A colori, con un prezzo di alta gamma, la struttura narrativa da telefilm e quelle tante inquadrature che sembrano essere uscite da un videogioco. Non mi sembrava nulla di fenomenale.

Eppure continuai a leggerlo, fidandomi del signor Recchioni (che intanto ci aveva gentilmente fatto un autografo per il blog) e di Giocatoresingolo, del quale ho sempre ammirato il fiuto. Arrivo così al volume tre, Primo sangue, e lì scatta qualcosa. La storia mi prende, e inizio ad aspettare il volume successivo. Passa così un anno, e discutendo con un amico, mi ritrovo a dire:

Orfani è la cosa migliore che abbia letto quest’anno

Sì, proprio io, quello a cui, unico nel team, il primo numero non era piaciuto. E che adesso fa pubblicamente il mea culpa. Però ci ho pensato sopra: cosa lo ha reso così superiore agli altri fumetti letti quest’anno? Bellissima storia, fantastici disegni, formato elegante (a proposito, aspetto in gloria di recuperare tutte le ristampe BAO), ma c’era di più, qualcosa che non riuscivo a inquadrare.

Poi ci sono arrivato: Orfani è il coraggio di sognare qualcosa di diverso. Il mondo dell’editoria è in crisi? E noi lanciamo un fumetto “di lusso”. La Bonelli ha sempre pubblicato fumetti in bianco e nero? E noi lo lanciamo a colori!

Il fumetto seriale italiano è tradizionale per natura? E noi ci frulliamo dentro manga e videogiochi. Scordiamoci il fumetto Bonelli, con un inizio, storie singole e una fine che non arriva mai, e scordiamoci anche lo stile narrativo da manga; qua si procede come in un telefilm: pilot, 12 episodi, nessun numero cuscino. E via con la seconda stagione. Non c’è uno status quo da rispettare (Batman? Superman?) tutti i personaggi evolvono e possono morire. Le cose non sono mai come te le aspetti. Veloce, qui non si tira per le lunghe, non si “allunga il brodo”: qualità sopra quantità. Potrebbe essere un’enorme graphic novel. Ma qua non c’è Miller, non c’è Moore, qua siamo in Italia e ci sono Recchioni, Mammuccari, Cavenago, Dell’Edera e altri ancora.

 

 

E allora sai una cosa? Orfani non è solo fumetto. Orfani è energia, Orfani è il simbolo di una generazione italiana che non si arrende, di una generazione che vuole andare avanti con idee nuove, le sue idee. Di una generazione che rispetta Dylan Dog e Tex, ma cerca i suoi eroi e soprattutto le sue strade. Grazie Giocatoresingolo per avermi consigliato questo fumetto ( e scusa se all’inizio non mi sono fidato) e grazie alla Bonelli: Orfani era quello di cui avevamo bisogno.

Noi non facciamo cadaverinoi facciamo la rivoluzione!

Orfani: dopo la fine, qualche pensiero
Silwe37

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