Fumetti

Il fumetto popolare nell’era dei social

A cosa stai pensando?

È innegabile che i social network abbiano cambiato la nostra vita in maniera profonda, entrando a gamba tesa in ogni aspetto del quotidiano: mi alzo e do subito un’occhiata a Facebook, pranzo e posto la foto del piatto su Instagram, guardo la TV e commento il talk show su Twitter; sono diventati un elemento così legato alla nostra (e alla mia) esistenza, che a volte mi ritrovo a chiedermi in che modo passassi i miei pomeriggi al liceo mentre NON studiavo chimica (la risposta, se vi interessa, è molto semplice: hentai).

Uno dei problemi principali dei social network è, però, quello di livellare drasticamente e mettere ideatori e utenti sullo stesso piano – non prendetemi come classista, per fare una citazione culturale so communista così!, ma quando si parla qualità, esperienza e capacità, è indubbio che ci siano delle differenze: molto semplicemente, qualcuno è più capace di qualcun altro.

Facebook, almeno in Italia, il social media di riferimento, nel giro di pochi anni si è saturato di fumettisti o aspiranti tali che riempiono quotidianamente le bacheche in cerca di un like o di un follower in più.
Proviamo a buttare giù una lista:

Jenus
Simple&Madama
Labadessa
Felinia
Bigio (Drizzit)
Sarah Andersen

Tutti questi autori hanno contribuito a definire un genere: il “Fumetto da Facebook” – brevi strisce o singole tavole pronte per la condivisione e, successivamente, per la raccolta che il piccolo editore ti confezionerà in occasione della fiera di Lucca.

Ora, i gusti sono gusti e non voglio entrare nel merito della qualità e dell’analisi stilistica, sinceramente non ne sarei nemmeno in grado, ma la domanda che pongo è: questo è il futuro del fumetto popolare italiano?

Chiamalo, se vuoi, vintage

Da una parte abbiamo la Sergio Bonelli Editore che, oltre alle solite vacche grasse di nome Tex e Dylan Dog, fatica a imporre nuovi titoli (basti pensare al fallimento di Adam Wild e alla fatica che sta facendo Morgan Lost; vedremo cosa ne sarà del prossimo Mercurio Loi), dall’altra abbiamo invece questi personaggi che nella fugacità di storie brevi e concise riescono a trovare la loro dimensione, senza mai cercare o tentare un salto di concretezza, galleggiando in questo limbo fatto di like, condivisioni e raccolte (andrebbe fatto un discorso diverso per autori nati sul web come Zerocalcare o Sio che hanno però battuto altre strade o percorsi artistici più ramificati). Nel mezzo, sempre parlando di fumetto popolare, tutta una serie di realtà più o meno grandi e variegate che spaziano dai collettivi come mammaiuto , a laboratori/magazine di fumetti online come Verticalismi, a piccoli editori “indi” come !T.

Quale di questi modelli si potrà imporre in futuro e come si evolverà la figura del fumettista, in Italia, nei prossimi anni?

Chi vivrà vedrà, nel mentre spero solo che questo articolo faccia un po’ di like: fanno sempre comodo.

 

 

Il fumetto popolare nell’era dei social
Onizuha

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