Buongiorno cari amici vicini e lontani, arriva l’estate: tempo di cambiamento!

Come avrete notato non è solo la Marvel a rinnovarsi, ma anche noi siamo passati dal rubare spazio su WordPress ad avere uno spazio tutto nostro, e questo è solo grazie a voi, giovani e vecchi padawan che ci supportate da ogni parte del globo (non sto scherzando, secondo le statistiche del sito risultano anche dei follower americani – che invitiamo caldamente a scriverci qui sul sito, come anche tutti voi, su non siate timidi!).
Per festeggiare questa nostra piccola-grande crescita abbiamo deciso di commentare passo dopo passo alcune testate a cui siamo particolarmente affezionati, analizzando numero per numero e, infine un’analisi sommatoria di tutto l’arco narrativo. Bene, direi che i convenevoli sono finiti, possiamo partire.

Il titolo è eloquente: oggi recensiamo Amazing Spider-Man #1.

La copertina del (nuovo) numero 1 disegnata da Humberto Ramos

Marzo-aprile 2014 è stato il mese di Marvel Now un progetto spudoratamente copiato dalla Distinta Concorrenza originalissimo della «Casa delle Idee», una volta tanto non nel solito mega crossover che ti costringe a comprare tutte le testate comprese quelle inutili tipo Capitan America, ma un rilancio di tutte le testate come se ripartissero da zero (o da 52).
Così, casualmente in concomitanza con il sequel di The Amazing Spider-Man (che trovate recensito dai vostri eroi del web qui) è finito il ciclo di Superior Spider-man ed è ripartito Amazing.

Per chi si fosse perso gli ultimi due anni del ragno, breve sintesi: Otto Octavius stava per morire irreparabilmente, ha così creato un marchingegno con cui è riuscito a trasferire la propria coscienza nel corpo dell’Uomo Ragno e viceversa. In questo modo Peter Parker è Morto al posto di Doc Oack, che però ha deciso di cogliere questa opportunità per riscattarsi diventando così Superior Spider-Man. nel numero 30 della seria (il penultimo) Peter è riuscito a riappropriarsi del proprio corpo, non con un trucco ma con il beneplacito di Octopus che si è sacrificato per fare posto all’unico vero eroe in grado di salvare New York da una delle peggiori catastrofi di sempre.

Si riparte così con Norman Osborn (munito di discutibili baffi a manubrio) sconfitto – temporaneamente – dal nostro di nuovo amichevole Spidey di quartiere e un sacco di altri casini da sistemare.
Sì, com’era prevedibile lasciare i comandi della propria vita a Octopus non ha portato quellla tanto sbandierata «superiorità»; a parte il dottorato di laurea che Parker non aveva mai conseguito adesso egli si ritrova a:

  1. Dirigere una start-up (Parker Industries) improntata sulle protesi bio-robotiche, campo in cui il protagonista non è portatissimo, essendo più un chimico o al massimo un biologo.
  2. Avere distrutto l’ennesima opportunità di rimettersi con MJ dopo aver venduto il proprio matrimonio al diavolo a Mefisto per volere di Quesada (noto ai più come El Mierda).
  3. Spiegare alla propria fidanzata (in realtà fidanzata di Octopus/Superior) Anna Maria Marconi che questo periodo in cui sono stati insieme non era proprio in sé nonostante stesse per proporle di sposarsi tipo dieci secondi prima che un’orda di Goblin simulasse una partita di Titanfall in giro per New York.
  4. Recuperare la propria reputazione di amichevole superfusto di quartiere presso: la polizia, la città di New York, J. Jonah Jameson (e quando mai l’ha avuta?), la propria famiglia, i Vendicatori e tutti gli altri supergruppi. Ah, pure con l’Uomo Ragno del 2099.
«Piacere mi chiamo Otto, vuoi un cazz-Otto?»

 

Ma arriviamo finalmente a parlare di questo numero nello specifico.
Bene: Slott ci fa capire da subito che il vero Spidey è tornato, e con questo sono tornate anche le gag e le battute tipiche del VERO Ragno di quartiere. Come ce lo fa capire?

Mutandoni di ragnatela!
Mutandoni di ragnatela!

 Il primo scontro del nuovo/vecchio Peter è con una banda di ladruncoli capeggiata da White Rabbit, ovvero una mandria di malviventi di serie Z, semplici mariuoli che i ragno-bot del vecchio polipo non avrebbero mai considerato, presi com’erano dalla ricerca di nemici adeguati del loro ego gonfiato a pressione.
Come se non bastasse una di queste ladre, Skein, ha il potere di muovere i tessuti a proprio piacimento, in questo caso disfacendo il costume del nostro eroe con l’intento di usare i fili stessi per strangolarlo. Ovviamente Peter è abituato a ben altri nemici e gli basta un pedatone ben assestato per liberarsi di questa irresistibile minaccia, ma finisce comunque col restarci nudo e, a dover ricorrere alle proprie ragnatele per improvvisarsi stilista di intimo. Dopotutto, se c’è riuscito David Beckham

È proprio questo lo stile del primo numero, un numero in cui Slott non fa niente per sistemare (o peggiorare) l’ingarbugliata matassa della nuova vita Parkeriana ma ci fa capire in poche semplici tavole magistralmente disegnate dal mancato mangaka Humberto Ramos* il passaggio netto da Superior a Amazing. In poche parole il vecchio Dan non fa altro che farci sedere al tavolo con lui per mangiare una pizza e dirci:«Ehi hai visto? È tornato Spidey, quello vero!».

E noi non possiamo che sorridere fingendo di apprezzare quell’abominio di lattice e ceralacca che gli americani chiamano pizza e annuire soddisfatti perché…

Oh sì pupe, il vostro amichevole Uomo Ragno di quartiere è tornato!

 

*NdA: chi mi conosce bene sa quanto io odi Sergio Humberto Ramos. Ed effettivamente odio le sue silhouette con quelle proporzioni raccapriccianti che vedono uomini e donne indistintamente portare il numero 49 o calzare scarpe più grandi della loro testa, ma non posso negare l’incredibile capacità di Story-telling di queste braccia tolte al manga giapponese, non posso negare il dinamismo delle sue tavole davvero perfette – ahimé – per il mio amato ragnetto.
Però ci fra i disegnatori attuali del ragno ci sarebbe anche il Cammo, che sarebbe pure italiano e mi piace assai di più, quindi Ramos pussa via!

Amazing Spider-Man #1: Bentornato Peter!

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