Il fumetto in serie italiano ha due grandi nomi, Disney e Bonelli. La Disney ha sempre cavalcato l’onda e saputo rinnovarsi: basti pensare, oltre al perennementelodatodaDio Topolino, a PKNA (giusto ieri, sul gruppo WhatsApp degli Autori, ci siamo messi a lodarlo con nostaglia), alle Witch, o ai vari fumetti monotematici che ogni mese escono in edicola.

Sarò romantico io, ma ogni volta che vedo questa copertina mi salgono i lacrimoni agli occhi…

Bonelli invece, dopo un periodo abbastanza nero, sta vivendo un momento di rinascita: sia per le serie “storiche”, con Tito Faraci che ormai ha “sequestrato Tex” (parole di Marco) che con Roberto Recchioni che si sta occupando del rilancio di Dylan Dog, sia con la sperimentazione di un nuovo (per gli standard Bonelli) modello di fumetti, le miniserie.

La prima miniserie Bonelli: Brad Barron.

Da qualche anno, infatti, la Bonelli sta provando a rilanciarsi tramite miniserie di 12 o 24 numeri, che in quell’arco di numeri inizia – sviluppa – finisce una storia. L’esperimento inizia nel 2005 con Brad Barron, e continua Demian e Volto Nascosto. Ma grande scalpore fa, nel 2013, Orfani, la miniserie scritta da Roberto Recchioni: è infatti, la prima serie Bonelli completamente a colori.
E forse tutto questo clamore per Orfani ha nascosto, o perlomeno coperto, l’inizio della miniserie che voglio consigliarvi oggi: Lukas.

Partiamo dal presupposto che questa serie, composta da 24 numeri, è appena all’inizio: iniziata nel 2014, è uscito ora a maggio il numero 3. Quindi, brutti nerdazzi, fermate la lettura qua, non lasciatevi fregare dalla faccia a pesce lesso del protagonista e correte a recuperare i primi numeri.

Fatto? Bene.

Ora, possiamo riprendere. La forza di questi primi tre numeri sta nella storia. Una banalità, lo so, ma chi ha letto i primi 16 numeri di Green Arrow new 52, ha imparato a non dare per scontato questo semplice fattore.
Una storia, dicevamo, che ti immerge fin dal primo volume, in questo strano mondo dispotico, comandato segretamente da una elite di morti viventi che ricoprono le più alte cariche cittadine e dello stato (il sogno segreto di Beppe Grillo, insomma).
In questa situazione si risveglia il Nostro: morto vivente pure lui, senza memoria ma che riesce a controllare la tipica fame zombie. Un po’ la sagra dello stereotipo, con quella faccia da pesce lesso, ma proprio qua sta la sua forza. Michele Medda (autore della miniserie) ha scelto di non caratterizzarlo in questo modo proprio perché i ridestati sono privi di ogni emozione umana (cosa che verrà ribadita nel terzo numero). Lukas è, in qualche modo, la personificazione dell’apathia: non ha fame, non prova dolore, ma soprattutto non prova emozioni di nessun tipo. Lo porta avanti la curiosità di sapere cosa gli è successo, di capirci qualcosa, ed un tipo di giustizia razionale; sa che quelle cose non devono esser fatte, ma non si sconvolge quando le vede fare. È l’archetipo dello stoico.

I consigli del martedì: Lukas
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