Nel settembre 2013, Heart Machine, una neonata software house guidata da Alex Preston e composta da un ristretto numero di giovani designer, apre su Kickstarter una campagna di crowdfunding per un progetto chiamato Hyper Light Drifter

La campagna è un successo e HLD ottiene un finanziamento di $645,159, a fronte dei $27,000 richiesti; per colpa di imprevisti e dei problemi di salute dello stesso Preston, affetto fin dalla nascita da una patologia cardiaca, il gioco non uscirà prima del 2016, ottenendo però l’unanime acclamazione di pubblico e stampa di settore.

A cosa si deve il successo di Hyper Light Drifter?
Rispondere non è così semplice e per questo probabilmente è meglio fare un passo indietro e analizzare le componenti principali del gioco.

A un primo colpo d’occhio, la produzione Heart Machine sembrerebbe essere una perfetta trappola per nostalgici: caratterizzato da una grafica che tributa costantemente i grandi capolavori dell’era 8-bit e 16-bit, Hyper Light Drifter è descritto dal suo stesso creatore come un incrocio fra The Legend of Zelda: A Link to the past e Diablo. In effetti, appena preso in mano il controller ci si rende conto gameplay poggia su meccaniche consolidate: si tratta di un gioco d’azione 2D, con elementi RPG, in cui si viene chiamati a controllare una specie di avveniristico cavaliere (il Drifter) armato di una lama d’energia e di un arsenale di bocche da fuoco espandibile, attraverso diversi territori, ognuno caratterizzato da una biologia e da dei mostri peculiari, raggiungibili a partire da un rifugio principale a cui sarà possibile fare ritorno in qualsiasi momento per curarsi e potenziare l’equipaggiamento.

Fin qui nulla di nuovo: una descrizione simile si potrebbe adattare facilmente a buona parte degli Action-RPG esistenti; ciò che differenzia Hyper Light Drifter dalla massa è la commistione fra una direzione artistica suggestiva, modalità narrative originali e un sistema di combattimento limato in maniera certosina.

A portare avanti la storia non c’è una sola line di dialogo: tutto è narrato attraverso le immagini e ampio spazio viene concesso all’immaginazione, oltre che all’intraprendenza del giocatore.

Il protagonista che impersoniamo è un cavaliere ferito, reduce da un’impervia battaglia, mostrata mediante sfuggevoli ricordi: una successione incoerente di immagini che vedono il Drifter affrontare enormi titani, inginocchiarsi di fronte a un spettro composto come da melma oscura, affiancato da un cane nero, simile ad Anubi, il Dio della morte nella mitologia egizia, ritratto mentre si ritira in un misterioso portale, prima della deflagrazione di un’intera città.

Muoviamo il cavaliere in un mondo che sembra essersi salvato a fatica dall’annientamento totale. In un’atmosfera post-collasso, ci imbatteremo in singolari ibridi tecnorganici, abomini genetici, animali antropomorfi, laboratori sotterranei e fatiscenti reliquie di una civiltà che non esiste più. I (pochi) viandanti non belligeranti, ci racconteranno storie di lutti e crudeltà, in dialoghi sviluppati non con le parole ma grazie a illustrazioni sequenziali che, come fumetti muti, svolgeranno la funzione di veri e propri flashback.

Con una scelta, per certi versi, affine a quella di Bloodborne, la profondità della narrazione in Hyper Light Drifter è direttamente legata alla volontà del giocatore, a cui è data la possibilità sia di tirare avanti per la sua strada, mietendo un mostro dopo l’altro senza prestare troppa attenzione agli elementi di contorno, sia di approfondire i diversi aspetti del mondo di gioco, setacciando in lungo e in largo gli scenari alla ricerca di indizi che lo aiutino a farsi un quadro più chiaro.

A stimolare questo secondo approccio c’è, come detto in precedenza, una direzione artistica assolutamente ispirata, che riesce nel miracolo di fondere una varietà impressionante di scorci e ambientazione a una coerenza stilistica generale.

Il mondo di Hyper Light Drifter è prima di tutto affascinante da esplorare: è difficile non considerare i quadri in movimento di Preston e Co. come dei puri esempi di arte videoludica; non importa che si muova per opprimenti spazi chiusi, mefitiche paludi o vette innevate, ci si ritroverà comunque a prendersi una pausa del flusso di gioco per ammirare la bellezza dello scenario, concepito per esaltare le doti degli illustratori di Heart Machine e non mera espressione di bruta potenza di calcolo.

Tutto questo splendore sarebbe però evanescente se non fosse supportato da un solido gameplay, ed è a questo punto che diventa necessario rivelare un segreto: Hyper Light Drifter è un gioco duro, che non fa sconti a nessuno.

L’esperienza di gioco si regge su un sistema di combattimento efficace, semplice da imparare ma difficile da padroneggiare, caratterizzato da scontri adrenalinici, in arene colme di nemici, in cui si finisce spesso per capitolare.

Già dopo i primi potenziamenti, il nostro protagonista sarà in grado di eseguire hyperlight3velocissime catene di schivate, da gestire in modo sapiente: memorizzare i diversi moduli d’attacco degli avversari diventerà obbligatorio per non essere falciati; numerosi sia per numero che per varietà, i nemici tenteranno di mettere all’angolo il giocatore con strategie disparate, inoltre non saranno rare le boss fight, sempre impegnative ma anche soddisfacenti dal punto di vista ludico.

Nonostante la vertiginosa difficoltà dei combattimenti, il giocatore non percepirà mai l’impressione di essere truffato dal sistema di gioco: la schivata non è l’unica abilità su cui potrà contare il Drifter, in grado di deflettere i proiettili nemici con la lama energetica o di uscire dalle situazioni più complesse lanciando granate elettriche.

La rabbia che accompagnerà una sequela particolarmente nutrita di morti, si bilancerà sempre con la voglia di ripetere il quadro per migliorare le proprie abilità combattive, in un sistema di trial and error sempre teso a raffinare le vostre capacità di schermidore.

Come dichiarato dallo stesso Preston, sulle pagine del Guardianla malattia cardiaca dello sviluppatore è stata una delle fonti d’ispirazione principali di Hyper Light Drifter. Il Drifter prosegue nel viaggio nonostante le profonde ferite che affliggono il suo corpo. La speranza diventa così qualcosa da conquistare, passo dopo passo; morte dopo morte; prova dopo prova. L’avventura di Heart Machine è venata da costante sofferenza, ma proprio per questo riesce a lasciare il segno nel giocatore, coinvolto tanto da dimenticarsi di stare impersonando un cavaliere composto solo da un pugno di bit.

I Consigli del Martedì: Hyper Light Drifter
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