Partiamo dal presupposto che questo film non mi è piaciuto…proprio per niente..ma non solo a me

Quando vivi ad Hollywood da disoccupato e c’è la villa da mantenere, la piscina ed i vari conti da pagare all”estetista, come si può biasimare Chris Carter per aver tentato di batter cassa riportando la sua creatura sul grande schermo. Ma questa volta l’eccesso di cinismo dei grandi studios non ha trovato riscontro nei gusti del pubblico, e, guarda caso, questo nuovo lungometraggio sugli agenti più amati dell’FBI:  Mulder e Scully (che continuano a chiamarsi per cognome pure nell’intimità) si è rivelato un flop tremendo.

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Ma non è difficile intuirne le ragioni. Diciamocelo, chi non era fan accanito del serial televisivo ha gettato la spugna diverse invasioni aliene addietro. Dopo c’è stata pure la sparizione di Mulder (rimpiazzato dal tipo di “Terminator 2“), il figlio di Scully, un mega finale con processo a tutti gli “X-Files“. Scelte che hanno diviso il pubblico tra chi ha apprezzato e chi no scremando di molto il pubblico di questa serie. E dopo sette anni sperare che ci fosse la calca al botteghino per gli X-Files era impensabile. Ma Chris Carter, qui anche in veste di regista, oltre che di sceneggiatore-produttore, si è impegnato ulteriormente per far sì che il film fosse un fallimento ( fu un vero peccato).

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Che la pellicola non avesse praticamente nessun (o quasi, comparsata finale pure del direttore Skinner) punto di contatto con il serial televisivo era quasi ovvio, ed è pure una buona idea. L’intento era quello di far ripartire la “saga” da zero, liberandola dalle sottotrame, dalla “mitologia” che aveva appesantito le ultime stagioni, in modo da riportarla direttamente al clima genuinamente misterioso dei primi episodi. E, da un certo punto di vista, si può notare che Carter non ha perso lo smalto in fase di sceneggiatura, che qualcosa da dire ce l’ha ancora ( infatti lo abbiamo visto con la 10 stagione uscita quest’anno). Certo, il clima paranoico e teso degli esordi è un vago miraggio, ma tra una stoccata a Bush e un affronto anticlericale alla Chiesa (il sensitivo che si rivolge all’FBI è un prete pedofilo, altro che Spotlight), il film, in maniera piuttosto adulta, ha il coraggio di confrontarsi con il tema del conflitto tra fede e scienza, dedicando una larga parte del proprio minutaggio ai dilemmi di Scully, indecisa se proseguire o meno le cure su un bambino malato terminale.

Vi starete chiedendo, ma che è? “Millenium“? “Grey’s Anatomy“? Dove stanno gli “X-Files“? Bella domanda. Di misteri, di suspense, di tensione non ve n’è traccia in questo film. Questo film non riesce a spaventare o coinvolgere lo spettatore, nello stile di X-Files. Il plot (che non riserva assolutamente le sorprese di cui il regista e Duchovny vaneggiavano durante la segretissima produzione della pellicola) è esile, pari a quello di un (brutto) episodio tv, stiracchiato oltremodo per raggiungere i cento minuti di durata, affossato tra seriosi e interminabili dialoghi e una messa in scena anemica (ovviamente film pulitissimo a differenza della serie tv di quest’anno…quando si dice imparare dagli errori). Dov’è la forza  dello schermo cinematografico? Che senso ha avuto portare al cinema un filmetto di tale portata? Sono questi i veri “X-Files“.

david_duchovny

X-Files: voglio crederci un po’ in ritardo
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